Nel nome di Ishmael


Autore: Giuseppe Genna

Tipologia: Thriller – Spy story

Luogo: Milano

Filo conduttore: L’esistenza di una setta comandata da un certo Ishmael

Ambientazione: Il mondo dei Servizi Segreti

Protagonista: Guido Lopez, poliziotto

Narrazione: in terza persona

Cosa impari dopo averlo letto: Che la lunghezza uccide anche il lettore più ostinato

Giudizio nero: Se la tira (Guida ai giudizi)

Il secondo romanzo che vede come protagonista il poliziotto poco ortodosso Guido Lopez, mi ha soddisfatto a metà. La stoiria è avvincente e ben strutturata, le idee ci sono e amnche la capacità di tenere il lettore attaccato alla pagina. Il contro è una scrittura che a volte è davvero barocca. Mi sono segnato una frase. Lopez guarda un volantino. Genna lo descrive così: “C’era inciso in grassetto l’indirizzo del sito ufficiale del convegno. Le lettere sembravano piccoli insetti lucidi, qualcosa d’inestirpabile e vivo”. Beh, di tante frase così avrei fatto a meno.

La storia corre su due binari. Il primo è ambientato nel 1962 a Milano. Protagonista è David Montorsi, ispettore di polizia, alle prese con il cadavere di un bambino ritrovato sotto una lapide che commemora un eccidio nazifascista. Il secondo si svolge ai giorni nostri e vede come protagonista Guido Lopez, che già avevamo osservato in “Catrame”. Lopez indaga su una morte misteriosa, un omicidio in viale Padova. Entrambi i poliziotti arriveranno a comprendere il misterioso organismo che si cela dietro a quelle manovra: una setta dominata da un certo Ishmael.

Il romanzo è bello perché cita e comprende personaggi e situazioni reali. Come Henry Kissinger, l’eminenza grigia della casa bianca ed Enrico Mattei (definito “il padrone d’Italia”) e il suo omicidio, avvenuto nei cieli del Pavese e subito insabbiato come incidente. Il thriller regge, la storia è valida. Peccato per quelle pagine, troppe davvero. E per certe frasi così artefatte, costruite, ricercate.

La semplicità paga, sempre.

Perchè leggerlo: Perché è un thriller convincente

Perchè non leggerlo: A volte la scrittura è un po’ barocca e la storia è troppo lunga

Cos’ho pensato quando l’ho finito: L’avrei tagliato di metà, però tutto sommato.

Se l’argomento t’interessa, allora dai un’occhiata a:

Recensione di Catrame, di Giuseppe Genna

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