Catrame


Autore: Giuseppe Genna

Tipologia: Noir metropolitano

Luogo: Milano

Filo conduttore: La fuga di un terrorista nero dal carcere di Opera

Ambientazione: L’immenso deserto sociale delle periferie milanesi

Protagonista: Guido Lopez, poliziotto

Narrazione: in terza persona

Cosa impari dopo averlo letto: Che Milano è una città unica per il noir

Giudizio nero: Amaro Noir (Guida ai giudizi)

Milano, una città unica. Contraddittoria, sporca, criminale, violenta. Una città da noir. Questo è il ritratto che l’autore da della città meneghina. E lo fa con un noir metropolitano violento e dalle atmosfere cupe, divertente per il lettore. Anche se a volte Genna gioca a “forzare la mano”.

Dal carcere di Opera fugge un terrorista nero, tale Cerfoglio. La Questura di Milano è in fibrillazione. Le indagini vengono prese in mano da uomini dei Servizi, mentre il prefetto Santovito vede avvicinarsi la prospettiva di venir rimosso dall’incarico. Così come il ministro dell’Interno. La patata è davvero di quelle che scottano. Santovito affida così a Guido Lopez, uno dei più brillanti uomini in organico, di seguire una pista morta, quella di un suicidio alle case popolari di Calvairate. Lopez seguirà la pista, il suicidio di un certo Pessina e uno strano giro di affitti presso l’istituto delle case popolari, nel quale è coinvolto lo spacciatore Capua. Pedinando Capua, Lopez arriverà a collegare le piste, sia quella del suicidio che quella del terrorista. Piste che puzzano di manovre dei servizi.

Genna è molto bravo nel raccontare la realtà milanese. Lo squallore dei quartieri popolari, dei “palazzi”, della vita sociale di Calvairate, affiora e colpisce il lettore. Così come l’indagine poliziesca è davvero notevole, con un ritmo e una descrizione da noir americano. Peccato perché, a volte, l’autore forzi la scrittura, che diventa barocca, con alcune frasi complesse e arzigogolate che stancano e spezzano il ritmo.

Per il resto un intenso ritratto di una città come Milano. O la odio o la ami. Ma non può restarti indifferente.

Perchè leggerlo: Perché è reale

Perchè non leggerlo: A volte la scrittura è un po’ barocca

Cos’ho pensato quando l’ho finito: Scerbanenco ne sarebbe contento

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