Conosciamo Ezio Gavazzeni


Noir Italiano: Ciao Ezio, benvenuto a Noir Italiano. Che ci beviamo? Per me una Menabrea bionda.Tu?

Ezio Gavazzeni: Ti faccio compagnia con una bollicina, un Franciacorta meglio, ma anche un buon Prosecco, perché no?

Noir italiano: Cosa significa per te “noir?”

EG: Associo la parola noir ad “ambiente”. Per me un noir è una storia, prima di tutto, con un fatto torbido al centro, che è poi il motore della storia, ma anche un luogo. Il noir, come lo intendo io, è sì un delitto, ma inserito in un contesto. Malaffare, delitto, miseria ecc. ma soprattutto personaggi molto caratterizzati e una città come sfondo. Un quartiere, uno scorcio, un piccolo paese, non ho preclusioni, ma sempre un posto, un “ambiente” abitato dove le persone intrecciano storie. Credo che noir si possa intendere come l’alchimia di tutti questi fattori messi insieme a creare una storia avvincente.

NI: Cosa rende Milano una città da noir?

EG: I contrasti. Milano è una città che vive di zone industriali, ma anche di quartieri dispersi nella periferia. Bellissime aree residenziali, silenziose  e raccolte dove la gente si muove con lentezza portando magari il cane a passeggio. E in fianco, università con un grande passato o, per contrasto, poli di ricerca innovativi. Questi contesti, “luoghi” appunto, sono gli ambiti dove vive una quantità incredibile e diversa di persone che intrecciano le storie più strane o lineari e dove il passato si affaccia a perturbare il presente, come una presenza disturbante.

Milano è noir perché la sera, le luci dei lampioni si riflettono tremolanti sul porfido e lungo i binari del tram, come i pensieri delle persone che attraversano quei luoghi frettolosamente. Sempre all’inseguimento di un luogo e di una persona diversi, che sono sempre in altrove rispetto a qui.

NI: L’angolo più oscuro di Milano?

EG: Le panchine dei giardini di via Festa del Perdono, dopo le diciotto, in dicembre.

NI: Perché, tra tutti i generi, hai scelto proprio il noir?

EG: Perché il noir riesce a far convivere storie, persone e luoghi mettendoli in comunicazione e in dialettica tra loro  attraverso una drammatizzazione.

NI: Parliamo di noir in sè stesso. Credi che si tratti solo di letteratura d’evasione o sia un modo che gli autori hanno per mostrare verità ritenute scomode?

EG: Faccio solo un accenno lato, al mio ultimo libro, per confermarti che il noir è un potente mezzo per parlare di verità scomode. Mi spiego, un faccendiere, se lo descrive Travaglio in un libro-inchiesta è un personaggio losco che ha trafficato soldi. Ma se lo metti dentro una storia torbida, il suo ruolo cambia, così come cambia la prospettiva di lettura di quella persona che, a quel punto, si sveste dell’etichetta di faccendiere e si trasforma in uomo che compie degli atti, più o meno negativi, questo lo decide il lettore. Il Nostro viene perciò inserito in un contesto, in un ambiente, dove è costretto a interagire con gli altri personaggi della storia e allora… viene fuori la sua vera natura.

NI: Quando scrivi, preferisci seguire una scaletta o lasci che sia la scrittura a guidarti?

EG: Utilizzo una tecnica precisa. In una serie di passaggi ottengo un elaborato finale che mostra in ogni capitolo che cosa succede, quali sono i personaggi coinvolti e l’intreccio fra loro.

NI: Quant’è importante, secondo te, per un autore essere presente nella rete, sui social network, nei blog?

EG: Oggi importantissimo. I social network mettono in contatto l’autore con i lettori, ma questo è un concetto scontato, che hanno già detto altri, ma è proprio così. Io sollecito sempre i miei lettori a cercarmi su Facebook e scrivermi per dirmi se il libro è piaciuto, o non è piaciuto, e questo deve essere messo in conto. Ma soprattutto, gli strumenti di comunicazione sociale, ti restituiscono che cosa sta pensando tanta gente. Dove va il pensiero, cosiddetto “mediano”, e questo è impagabile.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir…

EG: Grazie a voi per la gentile opportunità concessami:

 – Cos’è un’indagine se non una storia con un delitto dentro? – Non rispose a quella domanda che continuò a echeggiare per la stanza senza tregua. – Non sarà spaventato… Lei scrive storie, non può spaventarsi. Giusto?

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