Noir Italiano incontra Patrick Fogli


Noir Italiano: Ciao Patrick, benvenuto a Noir Italiano. Per me una Menabrea ghiacciata. Tu?

Patrick Fogli: Se hai la menta, un mojito. Altrimenti una birra.

Noir italiano: Cosa significa per te “noir?”

PF: Caos che genera un altro caos. Una storia che si apre con un disastro e si chiude con un punto di equilibrio molto instabile. Il racconto di una realtà e di un punto di vista, oltre che di una storia. E una storia che non sia rassicurante, senza consolazione.

NI: Cosa rende Bologna una città da noir?

PF: Niente e tutto. Al di là del numero degli scrittori di queste parti, direi la distonia fra l’aspetto (più per chi non ci abita che per gli indigeni) di città bonaria e tranquilla e la realtà, la sua storia.

NI: Sembra che il noir, in Italia, vada di moda. Molti autori ci si cimentano, i lettori sono interessati al tema. Secondo te, perché succede?

PF: perché, appunto, va di moda. per un po’ si è detto (a torto) che il noir vende bene e, come è ovvio, il mondo editoriale ci si è buttato a pesce. IN realtà molto di quello che si pubblica non è noir. Thriller nella maggioranza dei casi, o giallo anche. Credo che stiamo arrivando alla saturazione, ma è un discorso che bisognerebbe allargare all’editoria in generale, a quello che si pubblica.

NI: Un noir deve poggiare su un’attenta documentazione. Come affronti la cosa?

PF: Cerco di capire cosa mi serve e cerco tutto quello che si trova. Da lì, a catena, come un domino. Provo a farmi domande e a trovare documenti che contengano, anche solo in parte, una risposta. Non sempre, però, serve una documentazione. Per quanto mi riguarda una ricerca vera è servita solo in due romanzi.

NI: Quando scrivi, parti da un’idea e la sviluppi oppure stendi una scaletta dettagliata prima di cominciare?

PF: So sempre come comincia la storia, come finisce e cosa succede a un certo punto, diciamo quasi nel mezzo. Poi comincio con una scaletta che si ferma quando non so più cosa accade. A quel punto scrivo e mentre lo faccio completo la scaletta.

NI: Qual è il tuo rapporto con i lettori? Credi che social network, blog e la rete in generale sia uno strumento utili per gli scrittori?

PF: Molto. è un modo per restare in contatto con chi ti legge e che, al di là di presentazioni o festival, non incontri mai.

NI: Quanto tempo dedichi alla scrittura?

PF: Tutto quello in cui non faccio l’altro mio lavoro, l’ingegnere. IN genere la pausa pranzo e il dopo cena.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir…

PF: La porta era socchiusa, la guardò a lungo prima di entrare. E quando lo fece, non la richiuse alle sue spalle.

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