Marilù Oliva ci racconta il femminicidio


NESSUNA PIU'CoverfbLa nostra amica Marilù Oliva è la curatrice di un’antologia di racconti sul tema del femminicidio e della violenza di genere. E’ un tema di cui ci sembra doveroso parlare, per cui l’abbiamo invitata per approfondire meglio la questione. Perché è troppo facile dire “non lo sapevo”.

Noir Italiano: Ciao Marilù e bentornata su Noir Italiano. E’ sempre un piacere. Oggi siamo qui per un tema serio: il femmicidio. Cos’è?

Marilù Oliva:La violenza contro le donne in quanto donne. Una violenza che parte da uno stadio latente e può esplodere con diverse modalità, tra cui l’omicidio. Sposo le parole dell’antropologa messicana Marcela Lagarde, che utilizza il termine femminicidio per comprendere “la forma estrema di violenza di genere contro le donne, prodotto della violazione dei suoi diritti umani in ambito pubblico e privato, attraverso varie condotte misogine – maltrattamenti, violenza fisica, psicologica, sessuale, educativa, sul lavoro, economica, patrimoniale, familiare, comunitaria o anche istituzionale – che comportano l’impunità delle condotte poste in essere tanto a livello sociale quanto dallo Stato e che, ponendo la donna in una posizione indifesa e di rischio, possono culminare con l’uccisione o il tentativo di uccisione della donna stessa, o in altre forme di morte violenta di donne e bambine: suicidi, incidenti, morti o sofferenze fisiche e psichiche comunque evitabili, dovute all’insicurezza, al disinteresse delle Istituzioni e alla esclusione dallo sviluppo e dalla democrazia”.

 NI: Perché creare un’antologia di racconti sul femmicidio?

MO: E’ da parecchio che seguo – e scrivo – sull’argomento. Ho pensato a un’antologia contro il femminicidio per tanti motivi. Perché i dati sono preoccupanti. Perché non se ne parla abbastanza. Per ricordare. E mi ha fatto piacere che abbiano aderito 40 autori (non sono pochi!) sia uomini che donne.

NI: Dacci qualche dato per capire l’entità del femminicidio nel nostro paese.

MO: Partiamo dai più immediati e fermiamoci qui: 137 donne uccise nel 2011, 126 nel 2012. Ma non ci sono solo le ferite nel corpo. I primi dati 2012 dell’Osservatorio del Telefono Rosa dicono anche che, nell’ultimo anno, la percentuale di donne vittime di violenza psicologica ha toccato il 72%, seguita dal 44% di quante affermano di aver subito violenza fisica.

NI: Eppure la violenza sulle donne non dico venga tollerata ma comunque “capita”, come retaggio di stereotipi culturali del nostro paese. Com’è possibile superarli?

MO: Non sono una sociologa né una psicologa, quindi rispondo basandomi esclusivamente sul buonsenso. Credo che la situazione potrebbe migliorare con un lavoro profondo di rieducazione all’altro. Dovrebbero inoltre smantellarsi alcuni modelli atavici di docilità femminile insieme a nuovi modelli, ugualmente dannosi, di rappresentazione della donna come corpo-oggetto.

NI: In un documentario sul tema ho sentito che molti uomini dicono “io non sono mica come quelli che ammazzano le donne, al massimo io do qualche schiaffo”.  Come si può far capire che anche uno schiaffo è violenza?

MO: Non solo uno schiaffo, basta anche una parola.

NI: Otto donne vittime di violenza su dieci non denunciano il compagno violento. Perché?

MO: Perché a monte vi è anche un problema di consuetudine e rassegnazione.

NI: Cosa può fare lo Stato per le donne vittime di violenza?

MO: Potrebbe fare molto di più di ciò che sta facendo, a partire dall’informazione: questa è una questione nodale sottolineata dal CEDAW (il Comitato per l’implementazione della Convenzione per l’eliminazione di ogni discriminazione sulle donne)e che affronto, punto per punto, anche nell’introduzione dell’antologia.

NI: E cosa possono fare gli autori noir invece?

MO: Gli scrittori possono usare la loro arma: la scrittura, che aiuta nel processo non sempre facile di comunicazione.

NI: Eppure l’argomento del femminicidio passa quasi in secondo piano. Almeno, mi sembra che i media ne diano grande risalto solo se il fatto venga compiuto da un musulmano, mentre se l’assassino è un italiano, la notizia si liquida in due righe. Che ne pensi?

MO: I media presentano gli eventi gonfiando alcuni dettagli sensazionalistici: nazionalità, morbosità della vicenda, perfino aspetto fisico.

NI: Grazie mille Marilù, ti lascio con l’augurio di un successo per la tua bella idea. Salutaci con un consiglio per una donna vittima di violenza.

MO: Non credo di essere in grado di dare consigli in questo senso. L’unico è: parlatene, non minimizzate e rivolgetevi a qualcuno che possa aiutarvi (Telefono Rosa o altre associazioni analoghe). Grazie a te, Omar

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