Il noir mediterraneo, una chiacchierata con Valeria Floris


Noir Italiano: Ciao Valeria e benvenuta a Noir Italiano. Se ne fa un gran parlare ma pochi sanno descriverlo in maniera convincente. Cos’è stato il noir Mediterraneo?

Valeria Floris: Ciao Omar, grazie a te! Il noir mediterraneo mi piace definirlo un risveglio delle coscienze, una delle più efficaci armi di denuncia di cui oggi possiamo disporre. C’è una frase di Izzo in Solea che credo aiuti a capirne il senso: «Il  Male si propagava. L’incendio aveva raggiunto il pianeta. Troppo tardi. L’inferno». È come se ci si fosse risvegliati da un torpore durato anni.

NI: Il noir Mediterraneo dunque è basato sulla forte contraddizione che vivono molte città che si affacciano su quel mare: bellissimi scorci e profonde realtà criminali.

VF: Sono le due facce della stessa medaglia: apparentemente azzurre e cristalline, in realtà accomunate dal nero profondo della criminalità che predilige le città mediterranee che fungono da crocevia.

NI: Molti autori si sono cimentati con il noir Mediterraneo eppure non è mai divenuto un movimento (Carlotto l’ha definito “una percezione”). Come mai?

VF: Izzo ha cominciato a scrivere studiando la documentazione ufficiale di alcuni casi che poi ha riportato nella trilogia marsigliese: aveva consapevolezza di ciò che faceva. Il noir mediterraneo analizza la criminalità contestualizzandola in un preciso contesto temporale e spaziale, ma soprattutto attuale: non tutti gli autori hanno acquisito questa consapevolezza.

NI: Il noir mediterraneo ha concluso il suo ciclo?

VF: Parlo da lettrice a da amante del genere e dico no. A noi lettori il noir ha insegnato a sperare nonostante la disillusione a cui ci si è tristemente abituati.

NI: Qual’è l’eredità del noir mediterraneo?

VF: È un’eredità pesante e scomoda che ci costringe a delle domande nel momento in cui chiudiamo il libro: dopo aver letto non ci si può più voltare facendo finta che nulla accada. Penso al poligono militare in Perdas de fogu, allo smaltimento illegale di rifiuti ne L’albero dei microchip, alla condizione femminile nel trittico Donne a perdere, solo per citarne alcuni.

NI: Izzo è ritenuto il fondatore e uno dei più importanti autori di questa “percezione”. Perché?

VF: Ha messo a disposizione la sua storia personale, avendo provato sulla sue pelle molte delle ingiustizie che ha deciso poi di denunciare nei suoi romanzi. Ma ha saputo dare voce alla sua Marsiglia a partire dalle radici del mito, senza dimenticarsi che la sua città è Mediterraneo ed è una porta sul mondo, non un punto d’arrivo.

NI: Perché la trilogia di Marsiglia di Izzo rappresenta una novità rispetto alla produzione noir francese precedente, tanto da aver creato il noir mediterraneo?

VF: Il nèopolar di Manchette ad esempio non credeva nell’azione politica del romanzo, alla sua azione sociale, Izzo si, ci ha creduto subito nel momento in cui ha cominciato a scrivere per «La Marseillaise dimanche». È riuscito attraverso la trilogia a seguire parallelamente l’evoluzione della società e quella del crimine.

NI: Marsiglia, Napoli, Genova, Atene, Istanbul, Algeri, sono alcune delle città rese protagoniste dalla stagione del noir mediterraneo. Cosa le rende delle “città del crimine”?

VF: L’impercettibilità con cui  in esse si confondono legale e illegale, quella bellezza mediterranea  apparente che fatica nel nero avvolgente della criminalità e della globalizzazione.

NI: L’Italia e il noir mediterraneo. Qual è stato il ruolo del nostro paese?

VF: Massimo Carlotto ha dato un contributo significativo e fondamentale all’Italia. Si è spostato geograficamente, si è confrontato con problemi diversi, ma così come Izzo, nonostante ci sia una differenza generazionale di 10 anni, ha voluto raccontare la verità, quella scomoda, che giornali e tv tacciono. Anche lui si è sporcato le mani.

NI: Come tutte le cose, anche con il noir mediterraneo si tende a generalizzare, includendo nel genere tutti i romanzi ambientati in città che si affacciano sul mare. Quali sono le linee guida che un lettore può seguire per identificare se un romanzo appartenga o meno al NM?

VF: Il giornalismo d’inchiesta, senza dubbio, una delle ragioni più profonde del noir mediterraneo, e come ho detto prima la contestualizzazione precisa della storia che si vuole raccontare.

NI: Ti ringrazio per le risposte. Per concludere, consigliaci tre romanzi per comprendere cosa sia stato il noir mediterraneo

VF: Al primo posto “Perdas de fogu” di Massimo Carlotto & Mama Sabot, uno schiaffo morale  a tutti coloro che non hanno voluto vedere la verità sotto i propri occhi.  “Le Irregolari. Buenos Aires horror tour” di Carlotto, un inno alle madri argentine e alla loro dignità. Suscita emozioni violente e incontrollabili. Infine “Vivere stanca” di Izzo, una delle più crude e dure denunce riguardo a ciò per cui Izzo si è battuto per tutta la sua vita, l’indifferenza, verso coloro che non hanno volto e voce.

Grazie  a te Omar!

 

Chi è Valeria Floris

Nasco nel novembre 1984, in provincia di Cagliari.
Amante spassionata di tutta la produzione letteraria di Carlo Lucarelli, nel natale del 2010 la mia amica Michela mi fa un regalo: Perdas de fogu. Rimane nel cassetto per mesi, ma una volta letto è stata una folgorazione, un nuovo amore per il noir, da Carlotto a Izzo, fino al Collettivo Sabot al punto di ostinarmi a farci una tesi di laurea.  “ Massimo Carlotto & Mama Sabot: Perdas de fogu. Tra noir mediterraneo e romanzo d’inchiesta”.

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