Flics e pallottole (parte 1)


4772011_09_09_Intervista_Pandiani_005_webUn approfondimento su Les Italiens, scritto da Noir Italiano ed Enrico Pandiani

Parigi è la città più noir del mondo. Non solo per le storie del commissario Maigret (seppur ancorate all’eredità del giallo classico, quello che finisce bene e tutti contenti), quanto per l’attività di romanzieri come Malet, Helèna e Manchette. Scrittori duri, capaci di dare vita a un genere nuovo, che riprendesse le tematiche dell’hard-boiled americano, unendole alla sottile denuncia.  Le noir parisien, nome coniato dalla casa editrice Gallimard, che pubblicava i testi di questi autori nella collana “Seriee Noire”. Ora sarà sicuramente ridondante affermare che l’erede dei questi scrittori sia un italiano, eppure, tra le figure più originali del panorama poliziesco del nostro paese, ci sono gli sbirri d’origine italiana di Enrico Pandiani: Les Italiens.

Quando ho cominciato a scrivere il primo romanzo, le idee embrionali della storia avevano Torino come luogo in cui si sarebbe svolta l’azione. In seguito, andando avanti, mi sono reso conto che per il tipo di storia e per le motivazioni che scatenavano l’intrigo, era necessaria una capitale nella quale ci fosse una politica di governo che giustificasse le questioni connesse. Per via del fattore scatenante, doveva infatti esserci il pericolo di perdere denaro, potere e prestigio. Le due sole capitali nelle quali mi sarei sentito di ambientare Les italiens erano Roma e Parigi. Siccome Parigi la conosco molto meglio ho optato per la Francia.

Il commissario Mordenti è uno sbirro duro, scorretto e indolente. E’ a capo di un gruppo di poliziotti, tutti di origine italiana. Creati da un precedente commissario, Les Italiens sono nati da un’idea semplice: gli sbirri italiani sono più “cazzuti” di quelli francesi. Mordenti però ha tutto tranne che dello sbirro determinato. E’ indolente, si lascia prendere la mano, ha una vita privata poco limpida e di certo non regolare e finisce sempre per innamorarsi della donna sbagliata, quella che lo trascinerà ancora di più all’interno dell’indagine.

I quattro romanzi della saga de Les Italiens sono contraddistinti da uno stile veloce e cinematografico, che appartiene di diritto alla scuola del noir francese, quella di Manchette, che sapeva alternare pallottole e sproloqui politici come nessuno.

Ho frequentato molto Parigi grazie anche a uno zio che vi abitava. I personaggi nascono dall’idea di creare un gruppo di poliziotti in qualche modo indipendenti. Conoscere Parigi è un conto, conoscere i francesi, un altro. Avevo bisogno di qualcosa di diverso, così è venuta l’idea della squadra di flic di origine italiana, più furbi e lazzaroni. Alla Brigata Criminale, i colleghi li chiamano les italiens, termine che si porta dietro comunque una connotazione negativa. Sono sbirri che mal sopportano le regole e che quindi cercano di aggirarle. Però sono una sorta di famiglia e questo li rende uniti e, alla fine, efficienti.

Gli uomini di Mordenti hanno cognomi italiani, come Servandoni, Coccioni, Cofferati ma è l’unico filo che li lega al nostro paese. Si sentono francesi in tutto e per tutto (nonostante vengano apostrofati come “Gli italiani del cazzo”). Hanno un atteggiamento spaccone e solare e lo sguardo sbruffone alla Yves Motand. Sono sbirri determinati, che non hanno paura di sporcarsi le mani e di usare maniere dure o le armi. In questo sembrano ricalcare i connotati degli “eroi” dell’hard-boiled come Sam Spade o Philipe Marlowe. I romanzi di Pandiani si aprono sempre con una scena molto dura, come la sparatoria effettuata da un cecchino proprio nell’ufficio di Mordenti o l’attentato a un vecchio politico francese, messo in atto con una mitragliatrice calibro .50 della Seconda guerra mondiale.

Un linguaggio di questo tipo è divertente da inventare, i dialoghi sono serrati, tesi, ma possono a volte lasciare spazio al sentimentalismo e a un certo non so che di nostalgico per quello che era una volta il poliziesco. Alla fine penso che ogni autore si debba trovare un linguaggio nel quale si senta approprio agio e io, per lo più, parlo nella maniera in cui scrivo. Mi è facile muovermi nella mia scrittura, non ho bisogno di forzare la mano e tutto score liscio e semplice.

Se l’argomento t’interessa allora dai un’occhiata a:

Intervista a Enrico Pandiani

Les Italiens

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