Conosciamo Franco Festa


Noir Italiano: Ciao Franco, benvenuto a Noir Italiano. Che ci beviamo? Per me un calice di Greco di Tufo. Tu?

Franco Festa: Potrei scegliere tra gli altri due Docg di eccellenza dell’Irpinia: un Fiano di Avellino inebriante e un Taurasi robusto e persistente, un vino coraggioso. Scelgo il secondo, è quello che dà meglio il senso di ciò che scrivo.

Noir italiano: Cosa significa per te “noir?”

FF: Quello che significa per tanta avvertita critica letteraria della seconda metà del ‘900,  che ha sottolineato come il noir sia un’arma potente per raccontare la crisi del mondo contemporaneo .

 

NI: Cosa rende Avellino una città da noir?

FF:Le ombre che si celano dietro l’apparente perbenismo, come in tante piccole città italiane. D’altronde scrivo di quel che so, di quel che vedo, di quello che mi fa soffrire e , raramente, gioire. Ad Avellino sono nato, lì si è svolta tutta la mia vita. Non saprei scrivere d’altro. Di più: penso che la ricchezza dell’universo umano non dipenda dal luogo. C’ è una storia da raccontare in ogni persona che incrociamo, in ogni strada per cui camminiamo. Il narratore è sempre una specie di ladro. Di sguardi, di emozioni, di esperienze. Ascolta, guarda, assorbe, prova a mettere a fuoco, alla fine scrive. Nulla si perde veramente, tutto si deposita da qualche parte e poi ritrova misteriosamente la strada in una storia, in un passaggio, in una frase.

 

NI: Come ti sei avvicinato alla scrittura?

FF:Ho cominciato a pubblicare molto tardi, a 58 anni. Ma ho scritto sempre. Pagine di diario, racconti giovanili, bozze di romanzi. Materiale informe, disordinato. Poi gli impegni della vita mi hanno distolto per anni ed è stato un gravissimo errore. Comunque scrivevo anche allora: documenti, relazioni. Altre forme espressive, altre ricerche. E tanto, tantissimo sui giornali. Poi, per dieci anni, ho scritto una rubrica quotidiana di satira: Mozzafiato, con lo pseudonimo di Groucho. Oggi mi rendo conto che è stata solo una lunga preparazione per affrontare la mia vera forma espressiva, quella del romanzo. Ma non ho voglia di vivere di rimpianti, non ho voglia di altri sensi di colpa, per il tempo perduto. No. Voglio pensare al contrario: meno male che il momento è arrivato

NI: Perché, tra tutti i generi, hai scelto proprio il noir?

FF:Perché è uno strumento per soddisfare l’ urgenza di andare oltre la consueta immagine di calma imperante, di svelare l’ipocrisia e le scelte delle persone. Per ciò che mi riguarda volevo riportare al centro dell’attenzione del lettore scelleratezze, viltà private e collettive del luogo in cui vivo. E quale migliore strumento del noir?

NI: Parliamo di noir in sè stesso. Credi che si tratti solo di letteratura d’evasione o sia un modo che gli autori hanno per mostrare verità ritenute scomode?

FF:Può essere entrambe le cose. I migliori, in Italia, la utilizzano come strumento per svelare il reale, per rappresentare le verità nascoste, con una profonda funzione culturale e civile. Se poi il mercato impone regole e ritmi, allora diventa un’altra cosa. Tocca all’autore trovare un giusto equilibrio, non perdere mai di vista il senso del suo scrivere.

NI: Quando scrivi, preferisci seguire una scaletta o lasci che sia la scrittura a guidarti?

FF:Io non so comporre schemi a tavolino, non conosco mai, quando comincio a scrivere, come finirà, né il capitolo che sto scrivendo, né il romanzo. Ho poche tracce, poche luci accese nel cammino.Ospito i miei personaggi, sono essi che occupano la scena e vivono da un certo punto di vita autonoma. È un procedimento difficile, ma è l’unico che conosco.

 

NI: Quant’è importante, secondo te, per un autore essere presente nella rete, sui social network, nei blog?

FF:Fondamentale. Anche qui, però, distinguendo, facendo scelte, non rimanendo impigliati in una presenza ossessiva, che sottrae solo tempo all’attività di scrittura. Ma esserci è essenziale.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir…

F.F. Il male è un respiro che trionfa.

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