Filosofie editoriali (Parte 2)


Diego-ZandelContributo esclusivo dell’autore Diego Zandel, che ringraziamo per la disponibilità.

L’editoria di oggi è figlia di quel tempo, con una differenza:  che la preoccupazione maggiore di un direttore editoriale oggi è la commerciabilità del  libro, al punto che la sua scelta deve sempre essere confortata  dal parere del marketing, il quale alla fine è quello che in realtà decide le sorti di un testo, se deve essere pubblicato o meno. Il marketing cioè ha cambiato il suo ruolo: prima era il direttore editoriale a scegliere i testi, e poi il marketing, in ossequio a quella scelta, provvedeva  a trovare le forme per sostenerlo sul mercato con i suoi venditori, con le sue iniziative in sintonia con la comunicazione e così via. Parliamo, naturalmente, delle grandi case editrici e, certo, puntare alla commerciabilità di un libro è molto importante per la sopravvivenza della casa editrice stessa, il cui punto di pareggio è tanto più alto quanto più grande è la casa editrice. Se non fosse che il libro è un oggetto misterioso e non può essere trattato alla stregua di un altro qualsiasi prodotto del mercato: ogni titolo è diverso dall’altro, anche se porta la firma dello stesso autore. Loro lo sanno.

Così, piuttosto che rischiare, si va pigramente sul sicuro, puntando su libri il cui valore sta nella moda del momento: il personaggio di successo in tv, il filone aperto da un libro che dà la stura a decine di prodotti analoghi fino ad esaurimento del filone stesso, l’usato sicuro di un libro che all’estero ha avuto successo, con la speranza che faccia altrettanto da noi.  Con ciò, non è che l’editoria oggi non voglia più rischiare: talvolta lo fa, con un autore la cui opera prima piace e sembra suscettibile di un buon ritorno di vendita. Poi, però, se alla prova dei fatti, l’autore non mantiene le promesse, rimborsando gli investimenti che ha richiesto, la porta si chiude.

E l’opera successiva, anche se meritevole e, forse, migliore della prima, deve trovarsi un altro editore disposto a rischiare la pubblicazione. L’aspetto negativo è che si punta alla vendita immediata, al bestseller, e non si allestiscono più, se non a successo confermato, quelle cosiddette scuderie di autori – nei quali , credevano, al di là dei risultati di vendita –  che rappresentavano il vanto degli editori e un investimento che dava i suoi frutti nel tempo.

Se la’rgomento t’interessa allo dai un’occhiata a:

Filosofie editoriali (Parte 1)

Intervista a Diego Zandel

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