Toccalossi e il boss Cardellino


Autore: Roberto Centazzo

Tipologia: Noir metropolitano

Luogo: Genova

Filo conduttore: Indagine sugli affari di un boss della mala genovese

Ambientazione: Il sottobosco criminale degli anni ‘70

Protagonista: Lorenzo Toccalossi, procuratore della Repubblica

Narrazione: In terza e prima persona

Cosa impari dopo averlo letto: Che il tempo non sempre è galantuomo

Giudizio nero: Un noir da ombrellone (Guida ai giudizi)

Basta una fotografia per far scattare la cinepresa dei ricordi. Lo sappiamo tutti e lo sa bene anche Centazzo, che utilizza questo espediente per raccontare le vicende di un giovane giudice Toccalossi, di stanza alla Questura di Genova, e del boss Vito Cardella, malavitoso ambizioso che vuol diventare il “Lucky luciano” ligure.

1977. Vito Cardella è giovane pregiudicato ligure, figlio di un famoso contrabbandiere che si è ritagliato un posto al sole nell’universo nella mala genovese. L’obiettivo di Vito è quello di cancellare la miseria nella quale è cresciuto e di fare il grande salto, quello che lo porterà nell’Olimpo criminale. Per farlo decide di mettersi in affari con i marsigliesi e d’importare eroina dalla Francia  e buttarla su piazza. Alle sue calcagna si mette la Polizia, con pedinamenti, intercettazioni e appostamenti. Due le figure che ne seguono le tracce, il solitario commissario Manfredi e il giudice Toccalossi.

Il romanzo è ambientato a Genova per le parti anni ’70 e a Savona per l’indagine contemporanea (perché il romanzo viaggia su due binari non scollegati). La ricostruzione della realtà dell’epoca, dei carrugi sporchi, fetidi e che odorano di piscio, dove si aggirano venditori di autoradio, malandrini, spacciatori e battone, è molto accurata e davvero realistica. I volti delle persone, la luce del sole che fatica a trapassare le imposte, gli odori, le vetrine dove si mettono in mostra le prostitute, è davvero divertente e malinconico.

Nota dolente sono quelle quattro pagine di ricordi (simili a un delirio) di Toccalossi, che colpiscono il lettore durante il primo capitolo. Sicuramente molto poetiche ed efficaci, nelle quali si parla di ricordi e dell’idea del tempo che passa ma anche una bella mazzata. Le avrei snellite un po’. Per il resto un noir metropolitano d’ambientazione genovese godibile e apprezzabile. Chissà perché, quando i romanzi parlano di ricordi, piacciono di più..

Perchè leggerlo: Per (ri)scoprire gli anni ‘70

Perchè non leggerlo: L’inizio, con i pensieri del giudice, è sempre un po’ ostico

Cos’ho pensato quando l’ho finito: Ho ascoltato “Genova per noi” di Conte

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