Fitte nebbie


Autore: Alessandro Reali

Tipologia: Noir metropolitano

Luogo: Provincia pavese

Filo conduttore: Indagine sulla morte di una donna durante una rapina

Ambientazione: l’illegalità diffusa

Protagonista: Sambuco e Dell’Oro, investigatori privati

Narrazione: In terza persona

Cosa impari dopo averlo letto: Che tutto cambia affinché non cambi nulla

Giudizio nero:  Una piacevole conquista (Guida ai giudizi)

1992. Di Pietro e il pool di mani pulite stanno facendo man bassa della classe politica italiana. La Lega di Bossi irrompe sulla scena, diventando il baluardo della legalità (con la fine che ha fatto…). Marisa, bellissima moglie di Felice Gatti, imprenditore pavese con la fissa per i misteri italiani, viene uccisa durante una rapina a una stazione di servizio. Sarà per paranoia o per fiuto, Felice capisce che dietro l’assassinio della moglie c’è qualcosa e affida le indagini a Sambuco e Dell’Oro, coppia eterogenea d’investigatori privati.

Quello che è partito come un giallo normale, senza troppe pretese, si è trasformato lungo le pagine in un noir cattivo, aggressivo, fotografia di un’Italia dal volto oscuro e maledetto. Un paese dove imprenditori agricoli mettono a disposizione i propri campi alle cosche, per sotterrare tonnellate di rifiuti tossici e guadagnare palate di soldi. Cosche che poi, attraverso ricatti e “unzioni”, possono godere dell’appoggio di personaggi equivoci anche all’interno delle istituzioni e inscenare delitti più o meno verosimili.

Il romanzo in sé è ben fatto, anche se si nota che è la prima esperienza dell’autore, che a volte è alla ricerca della “bella pagina”. Il tema trattato invece è duro e reale e il messaggio che da al lettore lo si può riassumere in una frase del protagonista, pronunciata in tempi non sospetti: “Chissà quale aborto all’italiana nascerà da questa rivoluzione”. L’aborto, oggi, è sotto gli occhi di tutti ed è la nostra democrazia.

Perchè leggerlo: Perché è una storia di malcostume italiano

Perchè non leggerlo: Ci sono alcuni punti su cui l’autore poteva lavorare meglio

Cos’ho pensato quando l’ho finito: Il solito schifo all’italiana

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