Il noir secondo Alberto Eva (Parte 4)


NI: Il consiglio che darebbe a un autore che volesse avvicinarsi al noir?

AE: Leggere. Per cominciare, la presente: contiene una serie cospicua di dritte. Quanto meno, in termini di consigli di lettura: quelli forniti sono titoli che è indispensabile conoscere (compreso “Ulysses” almeno nella parte finale – per leggerlo tutto, quando uscì la prima traduzione italiana, all’inizio dei ’60, presi 15 giorni di ferie, e gli dedicai otto ore al giorno. E’ l’unico modo per leggerlo: non si può frequentarlo a colpi di dieci pagine il giorno – e, se possibile, Musil). A seguire, la Bibbia: contiene degli spunti sensazionali. Una volta, ho letto di un tizio disposto a giurare che, in termini basici, le trame di una storia sono sei (non ha indicato quali, lo stronzo…!), e tutte sono contenute nell’Antico Testamento. Poi: i classici del giallo e del “noir”, compresi quei rompicoglioni di Van Dine ed Ellery Queen: per imparare COSA NON SI DEVE FARE O SCRIVERE (è stato detto: chiunque non conosca il passato, subisce la sorte di riviverne l’orrore). Se orientato verso il “noir”, sottoporsi alla massacrante visione di almeno una cinquantina di film. Sono disposto a fornire indicazioni. Qui, l’elenco sarebbe stucchevole.

Dopo la cura, scrivere; possibilmente evitando frasi fatte, e gli imperversanti “modi di dire”, che sono appunto tali, ma non si scrivono. Per esempio, io salgo, su un’auto; mi rifiuto tassativamente di montarci. Oltretutto, “montare in auto” ha in sé qualcosa di osceno: ci si muove fra la scopata in camporella e il dispiegamento di una foja compulsiva al limite dello stupro. Ci pensi, e forse mi darà ragione. Il resto, è talento.

NI: Quanto tempo impiega in media, tra scrittura, rilettura e revisione, a completare un romanzo?

AE: Molto; e fortunatamente, con il computer, i tempi si abbreviano: le correzioni sono più facili. Valutare tuttavia che io non faccio testo. Sono il classico scrittore della domenica: se l’idea centrale è immediata, la stesura è forzatamente lunga, ma senza ripensamenti per quanto riguarda la trama, che mi è chiarissima fin dall’inizio, e non cambia mai, in corso d’opera. Difficile, magari, tenere a mente le fila della storia da una domenica all’altra… D’altronde, considero da minorati e/o mestieranti (per me, i termini si equivalgono) muoversi in base ad una scaletta precisa. Senza creatività, senza l’idea improvvisa che ti balza in testa (non sull’asse della trama, ma sul personaggio, sul singolo episodio, che dovrebbe prevalere. Escogitare buone scene, è decisivo; e ottima è la trama che le consente), scrivere diventa monotono, da impiegato del catasto, da ragioniere (con tutto il rispetto). La correzione, poi, è lunghissima, e riguarda esclusivamente l’aspetto formale del testo. Sono rompicoglioni con gli altri perché anzitutto lo sono con me stesso.

NI: La ringrazio. Ci regali una frase noir…

AE: Forzatamente, due. Di Shakespeare.

Per il giallo: “…e là dove è il peccato, si abbatta la grande scure” (“Hamlet”) = Legge ed ordine devono trionfare.

Per il “noir”: “La vita non è che un’ombra in cammino; un pietoso guitto che sulla scena si pavoneggia e si sbraccia quell’ora, e dopo non se ne parla più: una favola contata da un idiota – tutta rumore e furia – che non significa nulla” (“Macbeth) = La disperazione del traditore di tutti, dell’assassino, che ha ucciso per vanità, desiderio di potere, e si accorge del nessun valore di quello che ha raccolto. Se ci fa caso, la citazione fa scopa con le parole, sopra ricordate, di Humphrey Bogart

Permette una terza frase, scherzosa parafrasi del Bardo di Stratford (ancora!)? Ne “La tempesta”, Shakespeare scrive che “Siamo fatti della stessa materia dei sogni”. Nel “noir”, ci si imbatte spesso in tali stronzi (indagare perché sono tali, è il punto!), da far ritenere che, almeno qualche soggetto in circolazione, “è fatto della della stessa materia dei bisogni”.

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