Due chiacchiere con Matteo Zapparelli


Matteo Zapparelli è un giovane autore che, oltre al fatto di scrivere, è anche titolare di un’agenzia letteraria. Dunque un addetto ai lavori. Conosciamolo meglio!

Noir Italiano: Ciao Matteo, benvenuto a Noir Italiano. Che ci beviamo? Io prendo un negroni, rigorosamente sbagliato. Tu?

Matteo Zapparelli: Innanzitutto grazie a te per l’invito. Vada per un gin tonic, da sempre il mio preferito!

Noir italiano: Cosa significa per te “noir?”

MZ: Non posso definirmi a tutti gli effetti uno scrittore noir, per lo meno non nel senso tradizionale del termine. Diciamo che mi piace contaminare spesso i miei romanzi con sfumature noir, che richiamano tematiche, atmosfere e sapori propri di questo particolarissimo genere. Noir è il colore che gli animi assumono in certe situazioni, è la tinta scura e densa dell’aura di un personaggio negativo, criminale, ma spesso anche dell’antieroe. Adoro questa parola. Non sono mai riuscito ad apprezzare davvero quegli eroi fatti solo di rettitudine e coraggio. Sono irreali. Sono le scelte a renderci eroi. La vita e le prove che ci pone davanti. Siamo tutti eroi, a modo nostro, e al tempo stesso tutti diavoli. I miei personaggi sono quasi sempre indeboliti dalle proprie ossessioni, prigionieri di sentimenti quali la paura, l’odio o, ancora più spesso, il senso di colpa. Questo perché cerco di creare protagonisti reali, per nulla stereotipati. Nella vita raramente si vedono il bianco abbagliante o il deprimente nero assoluto. È il grigio a dominare, in tutte le sue molteplici e attraenti tonalità.

NI: Come mai hai deciso di cimentarti con il noir?

MZ: Non l’ho deciso, semplice. L’hanno deciso per me le pagine del mio libro e i miei personaggi, che mi hanno afferrato per la manica e mi hanno trascinato a forza dentro i miei romanzi. Ho vissuto quelle storie sulla mia pelle, piangendo, soffrendo e, a volte, ridendo di gioia con loro. Perché sono più che convinto che nessuna storia davvero buona possa nascere dalla mente razionale di uno scrittore. Non del tutto, per lo meno. Certo, una trama va ben strutturata, deve avere un senso e indirizzare il lettore in una giusta direzione. Ma il primo vero atto di fede, quell’idea viscerale e profonda che è il nocciolo del libro e tutta la sua essenza, quello non nasce che da una forza primordiale e creativa che scaturisce dal cuore di un autore. Non si tratta di vera magia, ne sono conscio – centrano inconscio, Freud e tutto il resto-, ma è come se lo fosse. Una piccola, sacra e inviolabile magia che solo i veri narratori hanno la fortuna di portare sempre con sé. Come una scintilla pronta a esplodere in un meraviglioso bagliore accecante nel momento in cui meno ce l’aspettiamo, la creatività è qualcosa che sfugge alla comprensione e non possiamo incatenare in alcun modo.

NI: La tua esperienza con il self-publishing. Perché?

MZ: La decisione è stata una scelta del tutto voluta e consapevole. Non va interpretata come una resa, un’ultima spiaggia dopo tanti pareri negativi da parte di editor e addetti ai lavori. Anzi, in passato ho rifiutato diversi contratti di edizione, senza richiesta di contributo (anche se proposti da editori piuttosto piccoli). Perché? Semplicemente perché non mi soddisfavano, non offrivano ciò che desideravo o mi chiedevano cessioni di diritti su cui l’editore avrebbe guadagnato senza muovere un dito. La verità è che desideravo da tempo sperimentare di persona le possibilità offerte dall’autopubblicazione e capire fino in fondo quanto si possa ottenere promuovendo un titolo pubblicato con tale modalità. Credo che il self-publishing, se fatto con professionalità e profonda consapevolezza, possa rappresentare una valida alternativa al potere ormai imperante dei distributori cartacei e dell’editoria tradizionale, nella quale pochi potenti si spartiscono la maggior parte del mercato, a scapito troppo spesso di tante piccole e numerosissime realtà che ancora propongono opere intelligenti, raffinate e dotate di contenuti veri, non solo effimeri e dettati dall’inseguimento sfrenato di mode e modelli del momento. Come agente letterario ho avuto l’opportunità di conoscere piuttosto bene il mondo editoriale, al punto di comprendere – io per primo-, che molte cose dovrebbero cambiare e che la novità introdotta negli ultimi anni dall’ebook (al di là del self-publishing) non andrebbe assolutamente sottovalutata. Cosa che mi pare una buona fetta dell’editoria fa ancora, volutamente o meno. Ho sempre amato le novità, i grandi cambiamenti. E sono convinto che proprio oggi i cambiamenti, quelli veri, siano alle porte.

NI: Sei anche il titolare di un’agenzia letteraria. Come vedi il panorama noir, oggi?

MZ: Il genere noir, inteso in senso tradizionale, soffre in questi ultimi anni di un evidente calo di interesse da parte di molti editori, specialmente quelli di grandi dimensioni. Le motivazioni possono essere tutte e nessuna: il mondo dell’editoria è pieno di spiegazioni, tutte troppo spesso incongruenti tra loro, ma di certo una delle cause reali è che il genere ha avuto un forte boom qualche anno fa. E come tutti i generi troppo abusati – per moda o per qualunque altro motivo -, finisce con l’annoiare. Ciò è avvenuto con i vampiri, con il chick lit, sta iniziando a minare buona parte del genere fantasy per YA e prima o dopo colpirà di certo anche l’erotic romance che ora è tanto in voga.

NI: Quanto tempo dedichi in media alla scrittura?

MZ: Non c’è mai una regola: non scrivo con continuità, posso fermarmi anche per mesi, a volte anni. Anzi, capita spesso. Però quando una nuova idea mi folgora, non mi lascia più: allora devo assecondare la mia creatività, la mia immaginazione, e mi capita di scrivere anche quattro, cinque ore al giorno. Sono molto veloce a scrivere, questo sì. L’ultimo romanzo che ho scritto, il secondo volume di una saga tutt’ora inedita di genere modern fantasy, mi ha richiesto per la prima stesura circa un mese di lavoro. Per un totale di cinquecento pagine precise.

NI: Cosa ti piace trasmettere quando scrivi un noir?

MZ: Mi piace trasmettere un senso di crudo realismo, sia nelle scene descritte che nella caratterizzazione dei personaggi. Amo i protagonisti che lasciano il segno, epici, ma che al tempo stesso siano dei totali antieroi, persone che pur avendo un animo di per sé nobile, spesso si sottovalutano, oppure si comportano in modo molto cinico ed egoista. Solo per scoprire, con l’evolversi della storia, di avere un ruolo ben più importante ed “eroico” scritto dal proprio destino.

NI: La tua musica per scrivere?

MZ: Dipende moltissimo dalle scene che sto descrivendo. Spesso, nel periodo in cui sono impegnato a scrivere un nuovo romanzo, ascoltando dei brani musicali mi vengono alla mente scene della storia ancora da scrivere. Le visualizzo come se stessi guardando un film al cinema. Mi piacciono molto le scene assai cinematografiche, d’effetto. Che siano d’amore, di riflessione o d’azione. Si può essere cinematografici in un milione di modi, non solo negli inseguimenti e nelle sparatorie. Tornando alla musica, posso dire di aver scritto ascoltando i Muse, Rammstein, Moby, ma anche Negramaro, Lorenzo Cherubini e a volte musica chillout o disco. Come potete leggere, va bene tutto purché stimoli la fantasia.

NI: Scrivere un noir richiede una notevole documentazione. Come affronti la cosa?

MZ: Nella stesura dei miei romanzi sono spesso maniacale nell’inserimento dei dettagli. Che si tratti di descrivere la manutenzione su un’arma da fuoco, una strada solitaria tra le montagne del Maine, un faro arroccato sulle affilate scogliere nelle Highlands, l’accostamento tra un menù e un ottimo vino, in ogni caso amo inserire dettagli ricercati e in grado di sorprendere l’autore. Credo che questo gusto per la documentazione io lo debba a due dei miei autori preferiti, Preston & Child, che ne danno un ottimo esempio nei loro libri sul famosissimo agente Pendergast. Oggi, per fortuna di noi scrittori, grazie alle risorse sul web si può tenersi ben aggiornati su tutto. Per il resto, ci sono sempre degli amici specialisti.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir…

MZ: Grazie a te per questa bell’opportunità. In ognuno di noi c’è un lato oscuro, nero. Spesso la difficoltà è scoprire quello luminoso…

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