Noir italiano incontra Marco Ernst


100_0540Conosciamo l’autore bergamasco Marco Ernst, professore di matematica per lavoro e scrittore per passione, molto attivo nella rete con il gruppo Giallisti Italiani.

Noir italiano: Ciao Marco e benvenuto. Posso offrirti una birra? Per me una media chiara, bella ghiacciata.

Marco Ernst: Sono astemio; una coca, grazie.

NI. Cosa significa per te noir?

ME: In realtà io preferisco il termine giallo: il noir lo vedo più come azione, gangster, polizia con lampeggianti; il giallo, invece, è più psicologico e coinvolge maggiormente le emozioni dei personaggi

NI: Cosa rende Bergamo una città da noir?

ME. C’è un equivoco: io sono nato a Bergamo, ma vivo da quando avevo un anno a Milano e questa sì è una città che ben si adatta all’ambientazione criminale, perché, nonostante il vecchio detto di Milano cunt el coeur in man, in realtà Milano è una città senza sentimenti, dove si può uccidere ed essere uccisi, come dice il mio personaggio, il commissario Grieco, per i soliti motivi: denaro, sesso, potere

NI: perché, tra tutti i generi, ti sei cimentato con il noir?

ME: Quasi per caso: io scrivevo racconti, poi il proprietario della copisteria dove li facevo stampare e rilegare, che era anche editore, mi disse che lui senza contributo pubblicava solo comici e gialli: da lì la scelta. Fra l’altro avevo appena insegnato alla scuola annessa al conservatorio ed avevo dei piccoli sassolini… da qui “Morte al conservatorio”

NI: Come ti documentati prima di scrivere un romanzo?

ME: Hemingway ha detto “Scrivi di ciò che sai”, quindi io scrivo ciò che già conosco: ambiento i miei gialli a Milano, dove vivo, uno l’ho ambientato  a Sestri Levante dove ho passato vent’anni di estati, uno a Bormio, dove ho fatto la terza media, uno sul Ticino dove andavo a pescare. Per il resto la mia “cultura” si rifà a quanto letto o visto in televisione

NI: Il tuo delitto perfetto?

ME: Esiste? È il quesito eterno se un rigore parato è merito del portiere o demerito dell’attaccante. Forse un delitto è perfetto se la polizia è inefficiente.

NI: quanto tempo dedichi alla scrittura?

ME: Dipende dall’ispirazione e dal momento: d’estate anche molto, d’inverno, con lavoro e casa da mandare avanti (piatti, cucina, spesa, lavare e stirare), meno. Un tempo stavo su anche fino alle due di notte o mi alzavo dopo aver già spento la luce perché mi era venuta un’idea. Ora tengo un block notes accanto al letto e se mi viene il lampo d’autore mi scrivo una traccia.

NI: Com’è il tuo rapporto con i lettori? Credi che il confronto scrittore-lettore, anche attraverso blog e social network, possa essere utile?

ME: assolutamente: apprezzo i commenti di chi vuole lasciarli sul blog, anche perché fino ad ora sono stati tutti positivi, tranne un caso. Però devo anche dire che la maggior parte dei miei lettori, almeno quelli delle mie sillogi di racconti, sono conoscenti, dai quali pretendo sempre la hit parade dell’ultima silloge.

NI: Ti ringrazio, regalaci una frase noir

ME: Non fidatevi mai di quello che ho detto: un giallista è bravo a mentire e stanotte, prima di addormentarvi, guardate dietro la porta e sotto il letto.

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