Una birra con Leonardo Valenti


leonardo-valentiNoir Italiano: Ciao Leonardo e benvenuto. Io prendo una Menabrea ambrata, tu?

Leonardo Valenti: Ciao Omar, è un piacere. Io invece mi faccio una Diwall Ambrata, una birra bretone…

NI: Cominciamo: cosa significa per te noir?

LV: Noir è tutto ciò che racconta l’oscurità, le zone d’ombra che caratterizzano il mondo che ci circonda e il nostro io più profondo. I personaggi nel noir non sono mai completamente buoni o cattivi ed il loro ruolo dipende dalla gradazione di ombra che si portano dentro. Si muovono con modi e metodi poco ortodossi, non necessariamente condivisibili e sono guidati da pulsioni forti ed oscure. Pulsioni che corrono sottopelle a chiunque di noi e che trovano una loro amplificazione e sublimazione in questo genere in particolare. E parliamo di personaggi che si muovono in un mondo altrettanto oscuro, pieno angoli bui. Un mondo realistico o iperrealistico e decisamente crudo, dove l’happy ending spesso è un’eccezione. Il noir è il genere che più di tutti ci aiuta a raccontare il mondo che ci circonda, con le storture e i punti interrogativi irrisolti che lo caratterizzano.

NI: Perché, tra tutti i generi, hai scelto di cimentarti con il poliziesco?

LV: Per tutto quello che ho detto sopra. Cioè per raccontare la realtà attraverso il genere, intrattenendo ma facendo riflettere e dando uno spaccato, uno sguardo.

NI: Come nascono i tuoi romanzi?

LV: A volte partono dai personaggi, altre volte dai contesti che vorrei raccontare. E quando parlo di contesti parlo sia di tematiche che di mondi, di realtà, che trovo interessanti raccontare. L’un elemento di solito fa scaturire l’altro.

NI:Scrivere un romanzo e la sceneggiatura di un film poliziesco. Quali sono le differenze?

LV: Banale ma semplice, in un romanzo ci sono spazi narrativi che ti permettono di raccontare la psicologia dei personaggi senza dover per forza fargli fare qualcosa. In un romanzo anche la stasi può essere narrativa. In una sceneggiatura no. Tutto quello che in un romanzo è parola, deve diventare azione e dialogo. Quindi lo sforzo è trovare delle azioni, delle caratterizzazioni che facciano capire come pensa e dunque agisce il tuo personaggio.

NI:Il noir è soltanto letteratura d’intrattenimento oppure può diventare lo strumento per portare a galla verità scomode?

LV: Ovviamente sono per la seconda ipotesi. Un buon noir va sempre oltre la semplice trama e i migliori lasciano una traccia indelebile nel lettore.

NI: Quando scrivi segui una scaletta ben definita o lasci che le idee vengano scrivendo?

LV: Una scaletta molto ben definita, ma prima di arrivare a quella prendo appunti, scarto idee. Poi butto giù una scaletta e quindi inizio a scrivere. Ed ovviamente molte cose cambiano in corso d’opera…

NI: La realtà 2.0 ha accorciato di molto le distanze tra lettore e autore. Qual è il tuo rapporto con i lettori? Ritieni sia importante lo scambio di idee tra chi scrive e chi legge?

LV: Ascolto sempre chi ha visto o letto quello che faccio, questo per capire cosa sono riuscito a comunicare e dove quello che ho scritto funziona o meno. A volte si scoprono cose che non immagini e che possono aiutare a migliorarsi.

NI: Si scrive spinti da desideri differenti. Qual è il tuo?

LV: Lasciare qualcosa a chi si imbatte nelle cose che scrivo. Non sempre mi riesce, ma quando accade allora penso di aver centrato il bersaglio.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

LV: “Scrivere è come fare la lotta, mi piacciono le cicatrici…”, James Ellroy

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