Il castigo di Attila


Autore: Paolo Foschi

Tipologia: Noir sportivo

Luogo: Roma

Filo conduttore: L’omicidio del portiere della Roma

Ambientazione: collusioni tra camorra, calcio, scommesse e personaggi privi di scrupoli

Protagonista: Igor attila, commissario

Narrazione: In terza persona

Cosa impari dopo averlo letto: Che si può ancora inventare qualcosa di nuovo

Giudizio nero:  Fantasia al potere (Guida ai giudizi)

A volte penso come, in un panorama affollato e saturo come quello del noir italiano, sia ancora possibile proporre delle novità, senza ripetere situazioni già sperimentate da altri.  Puntualmente arriva un autore che smentisce le mie supposizioni (ed è giusto che sia così). Paolo Foschi e il suo personaggio sono uno di questi esempi.

Igor Attila è il commissario responsabile della sezione crimini sportivi della Polizia di stato. Ex puglie, medaglia d’argento alle Olimpiadi di Seul ’88 (solo perché l’avversario era un pugile sudcoreano), è un uomo combattuto, irascibile e poco sicuro di sé, che vive nel ricordo della compagna Titta, che l’ha abbandonato. Il suo gruppo investigativo è costituito da ex atleti più o meno falliti, affiancati da un’ispettrice acida. Si troveranno a indagare sull’omicidio di Rocco Graziano, portiere della Roma, squadra vincitrice dell’ultima Champions League. Graziano si rivelerà non essere quel professionista dello sport che tutti si aspettano. Sessualmente deviato, avido e assetato di denaro, pronto a vendere le partite, titolare (insieme a un imprenditore camorrista e a un politico omofobo) di una società offshore che ricicla i proventi delle scommesse clandestine. Insomma, un vero pezzo di merda.

Il pregio di Foschi, oltre all’aver inventato un nuovo personaggio, sta nell’aver scritto un romanzo che affronta in modo ironico molte storture del nostro paese. La corruzione nel calcio, l’infiltrazione criminale, il giro di scommesse, la sporcizia della politica, l’uso allegro dei soldi pubblici alla faccia della spending review. Ma il romanzo non è un sarcastico affresco del nostro (non più) allegro paese, bensì si tramuta pagina dopo pagina in un noir che colpisce il lettore con l’ultimo colpo di scena, che lascia una sensazione di malessere nel lettore, che tutto potrebbe aspettarsi, tranne di vedere cadere così in basso la dignità umana.

Un romanzo da leggere, certo, per capire che, perlomeno nel noir, in Italia c’è del nuovo che avanza.

Perchè leggerlo: Perché è scritto bene, diverte anche se il finale lascia davvero atterriti e sgomenti

Perchè non leggerlo: Perché è scritto con un tono ironico che può non piacere ai puristi

Cos’ho pensato quando l’ho finito: Finalmente qualcosa di nuovo

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