Il fumetto nero italiano secondo Luca Mencaroni


Luca Mencaroni è il titolare dell’omonima casa editrice, che ha recentemente pubblicato un’antologia molto interessante. La raccolta di tutti gli albi dei cosiddetti “neri minori”, ovvero tutti quegli epigoni di Diabolik o Satanik. Chi melio di lui ci può parlare del fumetto nero italiano?

Noir Italiano: Ciao Luca, benvenuto a Noir Italiano. Per me un bicchiere di Montenegro (con il ghiaccio, come i fighetti). Tu?

Luca Mencaroni: ah qua caschi male.. pur essendo di origine toscane sono completamente astemio!

Noir italiano: Cosa significa per te “noir?”

LM: NOIR è prima di tutto una grande passione e per di più a 360°. Amo il cinema a tinte fosche, dai classici in bianco e nero degli anni Cinquanta alle più recenti rivisitazioni dei fratelli Cohen o di Tarantino. Ho divorato centinaia di libri di Edward Bunker, George Pelecanos, Ed McBain, Thomas Harris, De Cataldo, Camilleri, ecc. ecc. E poi c’è il fumetto NOIR al quale ho dedicato il mio ultimo lavoro e che compendia la mia professione con i miei interessi

NI: Raccontaci la storia del fumetto nero italiano in cinque righe…

LM: Per quanto il nero a fumetti nasca, timidamente, sin dall’immeditao dopoguerra, è con Diabolik nel novembre 1962 che il genere diventa fenomeno di massa. E i personaggi editi sulla scia del suo successo, a partire da Fantax e Kriminal del 1964, inaugurano un filone che, a fasi alterne, sopravvive tuttora con grande interesse da parte del pubblico e dei media.

NI: Qual è stato il periodo d’oro del fumetto italiano?

LM: Sempre in riferimento al NOIR, senza ombra di dubbio sono gli anni Sessanta che vedono il maggior momento di fermento e iniziativa editoriale. Molti autori, cito uno fra tutti Milo Manara, emergono proprio in quel periodo con personaggi legati alla componente nera. E molte case editrici, come la Corno, devono il loro successo alla pubblicazione di testate destinate a un pubblico adulto edite in quegli anni.

NI: Il fumetto nero italiano si è colorato immediatamente di una forte componente erotica (Satanik, Sukia, Jacula & C). Perché questa scelta?

LM: Indubbiamente l’interesse che nasce e si sviluppa nella seconda metà degli anni Sessanta è dato dalle nuove tematiche proposte, fra le quali emerge il nuovo modo di concepire le tematiche sessuali. Non dimentichiamoci che non solo il fumetto ma anche il cinema e la televisione proprio in quegli anni vedono una rivoluzionaria liberalizzazione dell’eros. Il fumetto non solo cavalca l’onda ma ne diventa esso stesso momento di rottura contro i tabù sino ad allora imposti.

NI: Cos’ha avuto Diabolik di così innovativo per fare breccia nel cuore dei lettori italiani?

LM: Per la prima volta sono capovolti i temi narrativi. Con Diabolik il lettore partecipa e tifa per un eroe negativo, stanco probabilmente del “buonismo” delle letture precedenti. E’ un nuovo modo di far fumetto e di uscire da tematiche ormai scontate.

NI: L’eredità del fumetto italiano?

LM: Fondamentale, a mio avviso, ripercorrere le radici delle prime pubblicazioni anche per valorizzare autori che a torto sono stati snobbati o misconosciuti. Molto spesso si è generalizzato sugli epigoni di Diabolik e Kriminal bollandoli come mere imitazioni. C’è molto da scoprire…

NI: E il suo futuro?

LM:Colgo un grande interesse nelle varie manifestazioni che si svolgono nella penisola, chi è stato al salone dei Comics di Lucca di novembre potrà meglio apprezzare ciò che intendo dire. Certo il fumetto in edicola è in fase di forte ribasso ma questo si deve a un problema di approccio delle nuove generazioni più interessate ad aspetti multimediali piuttosto che alla carta stampata.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir…

ACC: Mi è sempre rimasta nel cuore quella di Romanzo Criminale “Io stavo con il Libanese!”

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