Troppi caffé per Sarti Antonio? (Parte 4)


La cosa ridicola in tutta questa storia (ovvero la perfida critica rivolta alla morte di Sarti Antonio, vedi articolo precedente, ndr) è che la critica pungente, astiosa e cattiva riportata sopra, è venuta da un personaggio (storico e critico d’arte figurativa, oltre che grande esperto di letteratura e consulente editoriale; a lui si deve l’arrivo in Italia di alcuni famosi personaggi polizieschi stranieri) al quale volevo molto bene e che è stato il padrino (non nel significato di mafioso) di Sarti Antonio, sergente, per averlo sostenuto quando ancora era nel manoscritto.

Ancora oggi non ho capito cosa lo abbia spinto a quelle cattiverie. O meglio, un’ipotesi l’avrei, ma la tengo per me. Fra l’altro, la speranza che Sarti Antonio e gli altri piccoli attori nel teatrino delle solite commedie provinciali sparissero, non si è avverata.

La verità sul tentativo di uccidere Sarti Antonio, sergente? Il desiderio di dimostrare che ero capace di sopravvivere (letterariamente) anche senza di lui; la voglia di scrivere altro; la rabbia nel sentire l’editor chiedermi continuamente “mettici Sarti Antonio”, come se non sapessi scrivere altro.

Chi ha ragione dunque? Gli autori, che creano personaggi seriali che ripresentano in più romanzi, creando dunque una comunità di lettori attorno al progetto? I lettori, che si affezionano ai personaggi come se fossero reali e desiderano leggerne le vicissitudini? La critica letteraria, che giudica questa tipologia di romanzi come un prodotto di seconda fascia, creato ad arte per vendere?

Non esiste una risposta univoca.

Esistono solo le sensazioni che un romanzo può dare al lettore. Indipendentemente dal fatto che veda come protagonista un personaggio che nascerà e morirà in quel romanzo o che sarà protagonista di centinaia di storia. Sta di fatto che se io mi sono appassionato al noir italiano e ho deciso di aprire questo blog lo devo a Scerbanenco per avermi fatto scoprire la profondità del poliziesco ambientato in Italia e ai romanzi di Macchiavelli, alla loro freschezza e ai tanti caffè bevuti dal questurino.

Guarda caso due personaggi seriali.

Se l’argomento t’interessa, allora dai un’occhiata a:

Troppi caffé per Sarti Antonio? (Parte 1)

La lezione di Macchiavelli

Recensione de “Fiori alla memoria”

Recensione de “Passato, presente e chissà”

Recensione de “I sotterranei di Bologna”

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