Sequenze di memoria


Autore: Loriano Macchiavelli

Tipologia: Noir

Luogo: Appennino Bolognese

Filo conduttore:  L’omicidio di Gianni, attivista contro la fabbrica chimica

Ambientazione: L’era dell’inquinamento legale nell’industria italiana

Protagonista: Ricotta, ex paesano fuggito in città

Narrazione: in prima persona

Cosa impari dopo averlo letto: Che il progesso non è sinonimo di benessere

Giudizio nero:  Ciò che tutti dovremmo leggere (Guida ai giudizi)

Anche se tutti hanno voluto dimenticare, negli anni in cui Macchiavelli scriveva questo romanzo, nel paese a fianco al mio c’è stato il caso Icmesa. Una ditta senza controlli né sicurezze che ha bellamente buttato in atmosfera una nube di diossina che ha avvelenato Seveso prima e tutta la Brianza poi. L’atmosfera del romanzo di Macchiavelli non è diversa da quella di Seveso. L’unica differenza è questa: l’Icmesa ha fatto notizia, la biochimica del libro ha avvelenato in silenzio, lentamente, tutto quanto.

Ricotta torna al suo paese dell’Appennino per i funerali dell’amico Gianni, che si ritiene si sia suicidato buttandosi da un dirupo sulle montagne. Gianni era considerato un matto, al paese, perché lottava per la chiusura della fabbrica biochimica, colpevole di avvelenare il fiume, l’aria, gli alberi, gli stessi abitanti. Come sempre però, Gianni era tacciato di essere un nemico del progresso e la fabbrica poteva inquinare bellamente, poiché senza di essa il paese sarebbe morto lo stesso, ma d’inedia. Ricotta non ci sta e comincia a indagare, scoprendo una pastetta tra maresciallo dei carabinieri, sindaco, segretari sanitari e gente del posto. Passa dei guai ma alla fine riesce a scoprire il colpevole.

Il romanzo di Macchiavelli è stato pubblicato nel 1976, l’anno dell’Icmesa. E fa specie vedere come non sia cambiato niente. All’inizio l’atmosfera del romanzo è come quella del brano “il ragazzo della via gluck” di Celentano. Ricotta torna e si ricorda di un paese agreste, circondato da vallate e fiumi puliti. Trova un luogo che non riconosce, dall’aria acida e stagnante, il fiume ridotto a poltiglia nera, le strade coperte da una patina melmosa che sa di medicinali.

Un romanzo ben scritto, scorrevole come tutti i romanzi di Macchiavelli (non a caso viene considerato uno tra i più importanti scrittori di gialli italiani di sempre), che si fa divorare e che sbatte in faccia al lettore una semplice verità. La chiamano ecomafia ma di mafioso non ha nulla, poiché è tutto legalizzato, tutto approvato da chi sa, da chi governa e da chi controlla. Come l’Icmesa, dietro casa di mia zia, con gli abitanti di Seveso che dicevano di non preoccuparsi, che lì dentro ci facevano solo i profumi. Invece ci fabbricavano la diossina.

Perchè leggerlo: Perché è un affresco di una realtà troppo frequente in Italia

Perchè non leggerlo: Nessuna controindicazione

Cos’ho pensato quando l’ho finito: Ogni paese ha la sua.

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