Paris Kebab


Autore: Marco Trucco

Tipologia: Thriller internazionale

Luogo: Parigi

Filo conduttore: Un attentato di matrice islamica

Ambientazione: Il mondo dei terroristi fondamentalisti in Europa

Protagonista: Jacques, terrorista di orgine marocchina

Narrazione: in prima persona

Cosa impari dopo averlo letto: Che essere verosimili è un duro lavoro

Giudizio nero:  Un noir da ombrellone (Guida a i giudizi)

Di solito, quando scopro un autore che ha deciso di cimentarsi con la scrittura ambientando un romanzo all’estero, storco un po’ il naso. Perché è una pulsione derivata dall’esterofilia dilagante, presa dalla televisione e dalla voglia di copiare le serie tv più famose. Non a caso, l’80% degli aspiranti autori ambienta le proprie storie in una versione “italiana” degli Stati Uniti. Devo ammettere che nonostante mi sia avvicinato alla lettura di Paris kebab con scetticismo, l’autore ha saputo prendere a schiaffi le mie perplessità.

Un ragazzo marocchino di Fes viene venduto dal padre a un sadico israeliano che fa affari in Marocco. Riuscito a scappare, si unirà agli uomini di ricco sceicco, fondamentalista e finanziatore di attività terroristiche. In breve tempo diventerà una delle figure di rilievo dell’organizzazione, tanto da venir spedito a Parigi per creare le basi di un grosso attentato contro il ventre molle dell’Europa.

Forse la trama non è così originale ma la capacità dell’autore di ricreare l’ambientazione e di renderla valida e verosimile mi ha sorpreso. Nella sua biografia avevo letto che aveva passato molto tempo all’estero e la cosa traspare benissimo nel romanzo. Le varie influenze culturali subite dall’autore hanno reso i modi di pensare, di agire, l’idea fissa del paradiso delle Uri (le vergini di Allah) del protagonista del romanzo valide e credibili. La scrittura è scorrevole, a volte si nota come l’autore forzi un po’ la mano, alla ricerca della bella pagina o della frase a effetto, ma nel complesso si tratta di un testo nero, cattivo e parecchio noir. Un romanzo senza grandi pretese ma che diverte e si fa leggere con gusto.

Un autore che mi piacerebbe tenere d’occhio perché, in letteratura, al “buona la prima” biosgna sempre far seguire una bella riconferma.

Perchè leggerlo:  Perché è ben documentato, cattivo e l’autore ha saputo reggere il peso dell’ambientazione internazionale

Perchè non leggerlo: Non è ambientato in Italia

Cos’ho pensato quando l’ho finito: L’autore ha vinto la sfida

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