Il vento porta farfalle o neve


Autore: Francesco Aloe

Tipologia: Noir ambientalista

Luogo: Marocco – Spagna – Calabria

Filo conduttore: L’omicidio di due malavitosi

Ambientazione: Il mondo della malavita organizzata e dei militari deviati

Protagonista: Fratello, killer della ‘ndrangheta

Narrazione: In prima persona

Cosa impari dopo averlo letto: Che nessuno è libero

Giudizio nero:  Ciò che tutti dovremmo leggere (Guida ai giudizi)

Cerco sempre di tenere, nelle recensioni che pubblico, un registro distaccato e imparziale. Vorrei dire professionale ma io professionista non sono. Ma ci sono volte in cui questo distacco è impossibile da tenere. Non per la qualità della scrittura, la scelta dell’ambientazione, la profondità del mistero, semplicemente perché ci sono romanzi che colpiscono e lo fanno forte. Questo romanzo è uno schiaffo a tante idee e tante illusioni.

Che L’Italia non fosse più un paese di santi, poeti e navigatori, questo lo sappiamo già tutti ma credo che nessuno sia convinto che qui, qui da noi intendo, possano succedere fatti così. Così schifosi come quelli raccontati in questo romanzo di Aloe.

Fratello, killer della ‘ndragheta, viene incaricato dal boss di far fuori due vecchi soci d’affari, Topone in Marocco e Josè a Cadice. Fratello parte in compagnia di Nino, un suo compare ma le cose non vanno come dovrebbero. I fatti precipitano e Fratello si trova a tirare i fili del casino nel quale è sprofondato. Fili che conducono alla peggiore tragedia marittima dell’Italia del dopoguerra: il Moby Prince. Il traghetto incendiatosi per aver speronato la petroliera Agip Abruzzo il 10 Aprile 1991.

La trama e il personaggio non mi hanno entusiasmato più di tanto, l’idea di un killer così poetico non mi è sembrata realistica, come i suoi pensieri (a volte pensavo “ma può uccidere uno così?”) ma l’inchiesta noir che fa da castello al romanzo è da applausi. Aloe racconta vent’anni di insabbiature, di processi farsa, di nebbia che non c’era ma che tutti si ostinano a inventare, di accuse fasulle e di quant’altro di schifoso possiate immaginare. Tutto per non far emergere la (presunta) verità sull’incidente al Moby Prince. Una ricostruzione da elogiare, un tema scottante e molto noir, che l’autore propone al lettore senza alcuna remora e senza “indorare la pillola”. Quello che leggerete è abbastanza per farvi addormentare male la notte.

Perché esce il ritratto di un’Italia della quali, tutti i nostri santi, poeti e navigatori, avrebbero il voltastomaco.

 

Perchè leggerlo: Perché fa luce su una delle catastrofi più tragiche e controverse della nostra storia

Perchè non leggerlo: Se pensate che il nostro benessere è la priorità della classe dirigente

Cos’ho pensato quando l’ho finito: Che paese del c…o che siamo!

 

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