Francesco Aloe @ Noir Italiano


F3-300x199Francesco Aloe, calabrese, è l’autore del romanzo “Il vento porta farfalle o neve”. Un noir potente che racconta una tragedia della nostra storia: il Moby Prince. L’abbiamo invitato per conoscerlo meglio.

Noir Italiano: Ciao Francesco e benvenuto. Io prendo amaro del Capo. Tu?

Francesco Aloe: bene, noto con piacere che sai trattare gli ospiti. Amaro del Capo anche per me, soprattutto perché ho bellissimi ricordi legati al suo sapore: la mia prima sbronza, a 16 anni, è stata proprio dopo aver bevuto mezza bottiglia di amaro del Capo a scuola, alle 10 del mattino. Vedevo gli alberi ballare oltre la finestra. Sensazioni bellissime che a trent’anni non provi più. Dopo però ti offro un Southern Comfort, ok?

NI: Cominciamo: cosa significa per te noir?

FA: Ogni tentativo di definire il noir risulterà inutile e fallirà miseramente, sappilo. Potrei azzardare un pensiero, dicendoti che il noir è il tunnel che ti opprime, ti angoscia, ti costringe ad aprire la mente portandoti però inevitabilmente alla luce. E’ l’altra faccia della luna, il mistero oltre l’angolo della strada, è la sintesi delle passioni, siano esse nobili o meno. In letteratura ti permette di sfruttare l’atto criminoso per raccontare e analizzare anche il contesto sociale in cui si muovono i personaggi, ma anche le loro individualità, i motivi che portano al Male e non solo il Male in sé. Quando parlo di luce in fondo al tunnel non mi riferisco a un eventuale lieto fine, ma a quella scintilla che nasce nella mente del lettore dopo aver fatto i conti con le ombre della nostra realtà. Ecco, un bravo autore noir dovrebbe cercare di dare forma a queste ombre, senza l’assurda pretesa di sconfiggerle.

NI: Come mai, tra tutti i generi, hai scelto di cimentarti con il noir?

FA: Non è stata una scelta. Quando scrivo assecondo molto il mio stato d’animo. Finora l’atmosfera noir ha dominato, evidentemente. In passato ho letto molti romanzi di questo genere, alcuni bellissimi e altri inutili, ma in ogni caso leggendoli non mi sono annoiato mai, o quasi. Credo che il primo elemento affascinante sia stato questo: il noir e, per estensione, il thriller non mi annoiano. Scrivendo i miei romanzi ho constatato che l’intensità che volevo mantenere dalla prima all’ultima pagina rimaneva intatta proprio grazie a questo approccio, e lo stile tendente al noir è stato sempre naturale e istintivo. Per cui non ho forzato nulla, e l’ho lasciato scorrere. Al buio.

NI: Il tuo romanzo tratta una storia vera. Qual è stato il lavoro di documentazione che hai dovuto mettere in atto?

FA: E’ stato un lavoro delicato e lungo, talmente intenso da portarmi all’insonnia e agli incubi ricorrenti. Immedesimarsi nei passeggeri della Moby Prince o nei parenti delle vittime è stata un’esperienza che mi ha segnato. Ho letto migliaia di pagine: i verbali delle udienze, centinaia di articoli dei quotidiani dell’epoca, l’inchiesta pubblicata da Fedrighini, e ho cercato di reperire tutti i video dedicati all’argomento, compresi i servizi di Ilaria Alpi sul commercio illegale di armi tra Italia e Somalia. Successivamente, dopo la prima stesura, ho contattato i familiari delle vittime. Metto tra i “documenti” anche il mio taccuino, perché “Il vento porta farfalle o neve” non è tutto incentrato sulla tragedia della Moby Prince. Racconta il viaggio di due killer della ‘Ndrangheta che partono dalla Calabria, vanno in Marocco e poi si spostano in Spagna. Metto il mio taccuino perché il viaggio che faccio fare ai due protagonisti l’ho fatto pure io, compresa la corsa con i tori a Pamplona.

NI: Quando scrivi parti da una scaletta ben precisa o ti fai guidare dalla scrittura?

FA: Odio l’ordine. L’idea di una scaletta buttata giù prima di cominciare a scrivere un romanzo mi mette addosso una gran tristezza. Di solito scrivo una sinossi, non necessariamente ben dettagliata. Poi la lascio decantare per qualche giorno. La rileggo, se mi fa venire i brividi la confermo, altrimenti la elimino. Poi inizio a scrivere, tenendo bene in vista la sinossi e modificandola, di solito tanto, durante la scrittura. Sì, direi che a un certo punto la scrittura guida me e non il contrario. I personaggi prendono vita, crescono, e creano da soli la loro realtà. Ma non c’è una regola, perché a volte la trama va costruita pezzo per pezzo, ragionando a lungo e limitando le improvvisazioni.

NI: Come può il noir diventare lo strumento per far luce sulle storture del nostro paese?

FA: Al di là di tutte le polemiche e i dibattiti intorno a questo argomento, bisogna ammettere che il noir è il genere che più spesso si sporca le mani, immergendole in realtà a volte inaccessibili ai lettori. Tuttavia, gli autori noir non devono dimenticare che la realtà che si pretende di raccontare è, di fatto, sempre e comunque un’interpretazione, una ricostruzione, non sarà mai la realtà “vera”. Forse dovremmo raccontare le storture del Paese partendo dalle cose che ci circondano, perché il marcio è nella quotidianità, non solo ai piani alti. Sicuramente questo genere osa di più, quindi è più semplice ritrovare tra le pagine di una storia noir eventi e sviluppi che in altri casi verrebbero taciuti.

NI: Quanto tempo dedichi alla scrittura?

FA: Ho a che fare con la scrittura quotidianamente, perché sono dottorando in Letterature ispanoamericane, quindi sono impegnato anche con la scrittura accademica. Se invece vuoi sapere i tempi della stesura dei mie romanzi, questi sono sempre diversi ma quasi sempre lunghi. Non voglio trasformarmi in un robot che scrive solo per sfornare il suo lavoretto, mi va di dare il massimo anche in termini di tempo. Il mio primo romanzo, “Vertigine”, è un romanzo breve e l’ho scritto in cinque mesi, ma standoci su almeno 12 ore al giorno, soprattutto di notte (e l’atmosfera notturna si percepisce leggendolo); per “Il vento porta farfalle o neve” ho impiegato quasi due anni, uno di ricerca e uno di stesura. Ora il mio agente ha tra le mani il nuovo manoscritto, finito in dieci mesi ma ai quali vanno aggiunti ancora i prossimi mesi dedicati all’editing. Scrivo quasi ogni giorno ma anche quando non scrivo la mia mente è sempre concentrata sulla storia, come se fossi in costante meditazione. Ciò mi causa qualche grattacapo nei rapporti interpersonali.

NI: Una volta lo scrittore veniva considerato un intellettuale inarrivabile. Ora, grazie alla rete, ai social network, le distanze tra lettore e autore si sono accorciate, anzi, molti autori sondano gli umori del pubblico prima di iniziare una storia. Quant’è importante il rapporto con i lettori per te?

FA: Nella vita quotidiana sono abbastanza solitario, mi piace stare da solo o comunque in compagnia di poca gente, purché per tempi brevi. Però, come giustamente dici, i social network mi hanno dato la possibilità di scambiare idee e opinioni con un pubblico che altrimenti sarebbe stato solo un numero. Molti lettori e moltissime lettrici mi hanno scritto in pubblico o in privato in questi anni solo per complimentarsi, per esprimere le loro opinioni, per fare domande, senza chiedere nulla in cambio. E’ una doppia soddisfazione, perché innanzitutto dai sostanza, anima e corpo al tuo pubblico, ma anche perché ti rendi conto che questi lettori hanno deciso di investire su di te il loro tempo per ben due volte: durante la lettura del libro e durante il contatto personale. Per questo motivo, davanti ai loro messaggi, spesso sono a disagio. Più che sondare i loro umori, dunque, sfrutto i loro feedback per auto-convincermi che in fondo è giusto continuare a scrivere.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

FA: Vi regalo una frase del protagonista del mio primo romanzo, che è un po’ il mio sottotitolo del momento. Dice: “non sarà la paura di un incubo a farmi stare sveglio”.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...