Conosciamo Salvatore Scalisi


Noir Italiano: Ciao Salvatore  e benvenuto. Io prendo un caffè, tu?

Salvatore Scalisi: Ciao Omar, mi hai letto nel pensiero;  per me lo stesso; forte e senza zucchero.

NI: Cosa significa per te noir?  È un’atmosfera tinta di nero che, come una nube tossica, scende e avvolge un cielo dapprima luminoso, fino ad oscurarlo del tutto, per poi spegnersi nella in una lenta agonia.

NI: Perché tra tutti i generi hai deciso si cimentarti proprio con il noir?

SS: Da ragazzo, com’è normale, mi divertivo un mondo a leggere libri o vedere film dal forte impatto emotivo, dovuto alle trame avvincenti e dall’epilogo tutt’altro che scontato. Poi, crescendo, ho continuato su questa linea prediligendo  un certo tipo di letteratura; per intenderci, del genere “hard boiled”, dove azione, suspence e un pizzico di mistero sono gli ingredienti ideali. Ho iniziato giovanissimo a scrivere piccoli racconti ; poi mi sono avvicinato a storie più complesse, ambientate ai giorni nostri, ma sempre intrise di mistero. Diciamo che è nel mio DNA non discostarmi troppo da questo genere di scrittura. Detto questo, sono convinto, non so spiegarti il motivo, di essere capace di scrivere una commedia divertente. Prima o poi ci proverò.

NI: Quello che un romanzo noir non dovrebbe mai essere…

SS: Diciamo subito che non esistono delle regole ben precise. Oggi è più che mai arduo fare una distinzione fra i vari generi:  noir, thriller e giallo, uniti, come sono, in un esplosivo cocktail.  Un romanzo noir non deve essere mai patologicamente rassicurante perché in qualsiasi momento ogni certezza apparentemente raggiunta  può naufragare in maniera tutt’altro che idilliaca.

NI: Il tuo luogo preferito per scrivere?

SS: Fortunatamente non ho di questi problemi, nel senso che posso adattarmi in qualunque posto e luogo. È sufficiente avere una penna e un block notes. Certo, a casa davanti ad un computer è decisamente più comodo.

NI: Quando scrivi un romanzo lo fai in pochi giorni, come in una trance creativa, oppure è un processo lento e logico?

SS: Se parliamo di romanzo è difficile per chiunque riuscire a scriverlo in pochi giorni; con questo non voglio dire che è impossibile. Io ne ho scritto uno in venti giorni, ma è stato un caso. Ci ho lavorato su ventiquattro ore su ventiquattro. Ne sono uscito distrutto. Come hai detto tu, il romanzo richiede un processo lento, di massima concentrazione, il che non può essere sbrigato in pochi giorni, ma in mesi. Come è ovvio.

NI: Cosa fai quando sei “a caccia d’idee”?

SS: Nemmeno in questo caso, almeno fino ad oggi, ho di questi problemi. Non faccio in tempo a finire un romanzo che, nel giro di due settimane, ne inizio un altro. Questo dura da alcuni anni, da quando ho preso seriamente l’idea della scrittura. Quanto durerà? E chi può dirlo. Io sento di poter scrivere per sempre, ma probabilmente è un augurio più che una certezza.

NI: Un consiglio che daresti a un autore esordiente che volesse avvicinarsi al noir?

SS: Di capire, in un tempo accettabile, se si è veramente uno scrittore. Questo è il primo passo importante;  in questo senso si è creata tanta confusione. Non bisogna essere necessariamente dei grandi lettori per essere buoni scrittori. E bene che si sappia: sono due cose distinte e separate. Di questo ne sono convinto al cento per cento. Il rischio di tanti è di copiare altri autori, di non avere uno stile proprio. Purtroppo è quello che succede oggi. È sotto gli occhi di tutti, ma nessuno ne parla. Questo sì che è un bel mistero. A pensarci bene,mica tanto; sappiamo come vanno certe cose. Comunque, superato questo scoglio agli esordienti consiglio, se veramente lo vogliono, di non mollare mai. Questa deve essere l’unica ed inesauribile certezza. Il resto verrà da sé.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

SS:

“Tutto scontato, maledettamente scontato, pensa il conducente mentre osserva dallo specchietto retrovisore i suoi passeggeri scivolati  nell’abbandono più totale. Eppure, c’è qualcos’altro che mina i suoi pensieri, ed è una strana sensazione. Di un qualcosa che non riesce a capire, un turbamento che non riesce a focalizzare. È silenzio, tutto sembra essersi fermato.  Persino gli “Evanescence”, tacciono. Gli sguardi si incrociano in uno spiraglio di verità. Il labiale di preghiera si fa più frenetico. È silenzio. Come in attesa di un evento. Tragico.

Uno squarcio insanabile, uno scricchiolio lacerante che sa di lamento. La vita ancora giovane, spezzata dalla furia del vento. L’albero si abbatte paurosamente sul tetto del  429”.

Grazie a te.

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