Apoteosi del Gorilla


Un approfondimento di Noir Italiano, scritto in collaborazione con Sandrone Dazieri

Il panorama noir in Italia è decisamente affollato. Commissari, detective, medici, uomini qualunque. Sembra che le vie per creare dei personaggi siano state tutte esplorate. Com’è possibile proporre qualcosa di nuove e differente?

Credo che occorra partire dalla propria esperienza e poi rielaborarla, non da quello che si è letto o visto in televisione. E’ così facendo che i personaggi acquisiscono spessore e originalità. Poi le figure classiche del noir sono con noi dalla nascita del genere, difficile scalzarle.

Tra i tanti personaggi noir che, nella mia modesta carriera di lettore, ho avuto modo d’incontrare, uno dei più originali è sicuramente il Gorilla di Sandrone Dazieri. Il personaggio (tra l’altro omonimo dell’autore) è un addetto alla security (quello che una volta veniva chiamato buttafuori) e investigatore privato dilettante. La peculiarità del Gorilla è quella di essere afflitto da una rara forma di schizofrenia. All’interno del suo inconscio convivono due anime completamente all’opposto. Ingenua e sensibile la prima, dura e senza mezzi termini la seconda (denominata “Il Socio”).

 Sono partito da diversi spunti presi dalla mia vita. Il primo è quello del mio sostegno a quella che viene definita l’antipsichiatria, ovvero quel movimento che mette al centro la persona con problemi psichici, rifiutando le codifiche tradizionali, e soprattutto la definizione di nromalità e pazzia. Il secondo spunto è il mio carattere altalenante, che passa dalla depressione all’euforia nel giro di pochi minuti, anche se sono migliorato con gli anni.  Questo l’ho portato alle estreme conseguenze, immaginando due individui che incarnassero questi due aspetti della mia personalità. L’ultimo spunto era di tipo culturale. Ero stufo dei romanzi con i pazzi assassini e i normali buoni, che alla fine sono costretti a eliminare il matto per il loro bene e il nostro. Nella vita accade esattamente il contrario, che chi sta male, “il matto”, subisce le angherie dei “normali”. Non solo, ma la violenza è praticata per lo più da persone clinicamente sane, razionali. Che razionalmente uccidono per i propri scopi. Per questo ho dato al Gorilla questa caratteristica, è il matto che dà la caccia ai sani, perché è il matto che è nel giusto.

Il Gorilla si muove a Milano e nel nord Italia, alla ricerca di contratti di security o d’indagini private. Lo si vede alle prese con un circo di zingari sul lago Maggiore, alla ricerca degli assassini di un immigrato albanese a Milano o come guardia del corpo di uno strambo proprietario di una casa editrice torinese. La Milano del Gorilla non è cupa, malinconica, sporca come quasi tutti i noir ambientati nella città meneghina. Dazieri (autore) rappresenta la città per quello che è: una realtà complessa, impossibile da descrivere e da determinare. Una città dove, nello stesso palazzo, si può trovare il “cumenda” con la escort e lo spacciatore marocchino che vende un pezzo di “bamba” a un disperato.

Anche qui partivo dalla mia esperienza, che è infatti trasversale per quanto riguarda gli ambienti. Quando sto molto in una città, poi, tendo a inserierla nei romanzi, perché ho voglia di raccontarla. Milano, appunto, ma anche Cremona, Torino Varese eccetera. E attualmente anche Roma.

Un’altra novità inserita da Dazieri (l’autore, come prima) è quella di aver regalato al Gorilla un passato da dissidente e da frequentatore di centri sociali (parola che ormai è diventata quasi un sinonimo di “disgraziati” nel vocabolario dell’Italia facilona e perbenista). Dazieri (personaggio) infatti utilizza spesso agganci provenienti dai movimenti extraparlamentari, quali amici nelle radio private, colleghi con cui condividere un contratto o personaggi che conoscono come gira il mondo all’interno di certi ambienti. Tutti questi personaggi non perderanno mai occasione di ricordare al Gorilla di essere uscito dal movimento e di essere un rinnegato. Interessante soprattutto sono le riflessione del Gorilla mentre partecipa alle commemorazioni del G8 di Genova. Una malinconica disanima del naufragio dei propri ideali.

Altro merito di Dazieri (autore) è quello di aver creato una cerchia di personaggi secondari molto efficaci e verosimili. Dato l’ambiente di lavoro del Gorilla, il lettore potrà incontrare giovani donne frustate che dedicano anima e corpo al volontariato, immigrati albanesi dediti allo spaccio, hacker incredibilmente abili, figli di papà con la puzza sotto il naso, imprenditori corrotti o pieni di sé, preti deliranti o convinti di eseguire una missione divina, ragazzine che vivono la vita del centro sociale solo per dare un dispiacere ai genitori troppo “borghesi”. Una comunità e uno spaccato della società italiana di cui non si può tenere conto.

Il ciclo del Gorilla è un ottimo modo per scoprire che in Italia si può fare ancora noir, anche di denuncia e pesante, utilizzando un registro leggero e non impegnativo, strappando anche qualche sorriso al lettore.

Forse “una risata non vi seppellirà” ma vi aiuterà a riflettere.

Il ciclo dei romanzi del Gorilla:

  •  Attenti al gorilla. (1999) Mondadori
  • La cura del gorilla. (2001) Einaudi;
  • Gorilla blues.  (2003) Mondadori;
  • Il Karma del gorilla (2005) Mondadori;
  • La bellezza è un malinteso (2010) Mondadori.

Se l’argomento t’interessa, allora dai un’occhiata a:

Intervista a Sandrone Dazieri

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