Un caffè con Michael Gregorio


Michael Grogorio è lo pseudonimo dietro il quale operano due scrittori molto acuti: Michael Jacob e Daniela de Gregorio. Dopo aver letto il loro romanzo sull’ecomafia in Umbria, li ho subito contattati per conoscere la loro idea di noir e di scrittura. Buona lettura!

Noir Italiano: Ciao Michael, benvenuto. Posso offrirti un buon caffé?

Michael Gregorio: Nero, forte e amaro per tutti e due, grazie.

Noir italiano: Cosa significa per voi  “noir?”

MG: È la parola più usata e meno spiegata che esiste. Se pensiamo ai romanzi popolari americani dello secolo scorso, tipo Hammett, Chandler e James M. Cain,  stiamo parlando di storie violente, disperate e turbolente, dove il racconto finisce male, e spesso tragicamente. Allora, non si chiamava noir, ma pulp. Era un genere. Anche il cinema con James Cagney, Edward G. Robinson e Humphrey Bogart si è cimentato nel ‘noir’ con film che affascinano ancora oggi – ieri sera stavamo riguardando per la settantesima volta ‘Viale del Tramonto’ di Billy Wilder ed eravamo inchiodati sulla poltrona come sempre. Oggi le case editrici italiane usano la parola ‘noir’ per indicare un tipo di romanzo che può fare appello ad un lettore che vuole le emozioni forti. Intrigo, un po’ di sesso, mistero e violenza. Comunque, la migliore definizione di ‘noir’ è quello di… boh, qualcuno: un ‘noir’ è un romanzo dove nessuno è buono e niente finisce bene.

NI: Cosa rende il l’Umbria una regione così noir?

MG: L’Umbria è sempre stata rinomata per la sua bellezza naturale. Specialmente i politici locali e gli enti turistici è questo che ripetono: il cuore verde d’Italia, il polmone verde, e così via. Invece sta diventando un’illusione ottica. Cioè, il verde rimane, ma dopo il terremoto di 1997, la regione si sta velocemente coprendo di cemento – strade, autostrade, ferrovie, nuove abitazioni, seconde case (molte rimaste invendute), grossi centri commerciali, complessi di ogni tipo, cattedrali nel deserto, dai poli ospedalieri alle tante zone industriali piene di capannoni. Scatole edilizie senza grazie o gloria. Questo si chiamo ‘sviluppo’ nella lingua dei politici, ma dove c’è ‘sviluppo’ si inserisce anche il malaffare, la speculazione edilizia, l’uso (e l’abuso) del territorio e dei fondi pubblici enormi che devono essere spesi. Vi serve un nuovo tracciato di strada, una scala mobile, un megaparcheggio? No, ma non importa. Si devono trovare i fondi per finanziare il lavoro, mantenere gli equilibri politici e sociali, e garantire una vita agiata a chi deve gestire i soldi e dirigere i lavori. Certamente l’impatto dell’Expo di Milano sarà immenso, ma l’Umbria nel suo piccolo sta compiendo gli stessi passi. In Italia ogni giorno si consuma l’equivalente di 90 campi di calcio… Per capire l’impatto delle infiltrazioni mafiose negli affari dell’Umbria comunque, si consiglia “La Mafia in Umbria – cronaca di un assedio” (Intermedia Edizioni) del giornalista orvietano Claudio Lattanzi, e il nostro Boschi & Bossoli (Verde Nero-Ambiente) ovviamente.

NI: Il vostro romanzo è un’opera di fantasia ma attinente a quello che succede in Italia. La fantasia può dunque aiutare a raccontare e far comprendere la realtà?

MG: Boschi & Bossoli racconta una storia molto semplice: una piccola città di provincia che subisce le conseguenze di un terremoto. Si deve ricostruire e si finisce con avere tutto quello che lì non c’era prima – strade che non servono, palazzoni moderni, scale mobili e gli onnipresenti ipermercati. Si poteva fare una ricerca giornalistica, scrivere una cronaca fedele dei fatti, ma noi non siamo giornalisti. Narriamo favole “nere”. Abbiamo usato storie e spunti presi dai giornali e della tv per raccontare una storia di fantasia, sperando che aiuti il lettore a capire dove può portare la speculazione. Si distrugge il paesaggio, ma anche i valori e la cultura. Chiaramente non siamo contro il profitto – anche noi vendiamo qualcosa, i nostri libri. Ma non significa che lo abbiamo come obbiettivo primario. Tanto per citare la Bibbia: “Voi li riconoscerete dai loro frutti” (Matteo 7:16). La frutta viene di due tipi: o fresca o marcia… Abbiamo vissuto in prima persona una storia in Umbria doveva cinque ragazzi sono stati arrestati ed accusati di terrorismo, mentre la speculazione andava avanti a tutto vapore. Una storia che ci ha colpiti. Boschi & Bossoli prende spunto da fatti attualmente successi, ma con la fantasia andiamo oltre, provando ad immaginare quello che potrebbe esserci dietro le quinte.

NI: Quando scrivete lo fate sotto l’impulso di una frenesia creativa oppure i vostri  romanzi sono frutto di un lento ragionamento logico?

MG: Lavorando in due le frenesie sono difficili a controllare e potenzialmente disastrose. Scriviamo i nostri capitoli individuali con la ‘frenesia creativa’ della quale siamo capaci, poi in due ci ragioniamo sopra. Comunque, la prima cosa che serve è una storia che “fila”. Possiamo restare diverse settimane, anche mesi su una trama possibile. Che poi viene sviluppata con la ricerca e discussioni senza fine che vengono irrigate con vaste quantità di te (inglese, ovviamente). A questo punto, scriviamo una sinopsi che viene sottoposto alla nostra bravissima agente a Londra, e poi ai nostri editori in Inghilterra e negli USA, insieme con un paio di capitoli di ‘assaggio.’ A quel punto, se l’idea “vola”, cominciamo a scrivere sul serio. Sappiamo più o meno dove vogliamo arrivare, avendo già una ‘scaletta’, ma ogni tanto l’uno o l’altra ha una buona idea che però inevitabilmente cambia la direzione e la struttura del libro. Ogni libro è un avventura, comunque, una scoperta e una scommessa. Quando – dopo molto lavoro e molto riscrittura – siamo contenti, il libro è finito. A quel punto, siamo nelle mani degli dèi, cioè dell’agente che lo vende e degli editori che lo comprano.

NI: La documentazione (soprattutto nel noir d’inchiesta) è la base su cui poggia il genere. Come affrontate la cosa?

MG: I meccanismi della criminalità e della giustizia sono ormai roba da telegiornale. E se rimangono dubbi, ci sono sempre delle persone disposte a spiegare come una cosa ‘tecnica’ funziona. Riguardo a Boschi & Bossoli, abbiamo parlato con ufficiali di polizia, agenti carcerari e avvocati, chiedendo spiegazioni o opinioni su come potrebbe succedere una cosa o un’altra che avevamo in mente. Per il resto, ci sono i libri che sono fondamentali e c’è internet. È possibile, per esempio, che una persona sia ammazzata dentro in una cella in un prigione di massima sicurezza? La risposta è si, ma devi capire come… e senza essere né arrestato, né ammazzato per scoprirlo!

NI: Ecomafie, ecoterrorismo, tutto ormai è eco. Da quando, in Italia, abbiamo perso ogni remora nei confronti della distruzione dell’ambiente?

MG: ‘Eco’ per quanto sembra un prefisso inoffensivo, e altamente carica dal punto di vista politica. Si nega o si giustifica piani immensi e spesso devastanti per il territorio e per il paesaggio sulla base della loro eco-sostenibilità. La TAV, il raddoppio della Firenze-Bologna, il ponte sullo stretto di Messina, i valichi est-ovest in Umbria e Marche. Noi la vediamo più come eco-nomia che di eco-logia. L’ambiente importa molto poco a tante persone – governi nazionali e regionali, impiegati di stato, ispettori dei beni culturali, sovrintendenze, ecc. – che hanno invece il sacro dovere a difenderla. Infatti, va difeso.

Pensi ad un film come Gomorra di Matteo Garrone e hai il senso di un’ Italia totalmente corrotta, l’ambiente fortemente compromesso, dove tutto è possibile per chi se ne frega della salute degli altri e delle bellezze naturali. Non deve finire così. Non siamo dei NIMBY, noi siamo dei BANANA: Build Absolutely Nothing Anywhere Near Anyone (Non costruire niente vicino a nessuno). Per fortuna dell’ambiente, quasi verrebbe da dire, c’è la crisi che sta fermando molte cose. Un paradosso. Ma sempre per superare la crisi, potrebbero anche decidere di dare fondo al resto del paesaggio in nome degli investimenti e della ripresa. È’ l’atteggiamento che andrebbe cambiato.

NI: Il consiglio che dareste a un autore che volesse avvicinarsi al genere?

MG: Leggere. Leggere moltissimo. Ma leggere di tutto. Il cinema aiuta, ma non ti insegnerà come scrivere una scena triste, tragica o buffa. Quasi quasi ci viene da raccomandare di leggere tutto Shakespeare. Inclusi I Sonetti.

NI: Vi ringrazio. Regalateci una frase noir…

MC: Il bianco è un sogno, il nero un incubo. O qualcosa del genere…

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