Malafemmina


Autore: Riccardo Besola

Tipologia: Noir metroipolitano

Luogo: Milano 1974

Filo conduttore: Il rapimento di una ragazza della nobiltà milanese

Ambientazione: il sottobosco criminale meneghino

Protagonista: Dragani, detto Drago, ex poliziotto

Narrazione: In terza persona

Cosa impari dopo averlo letto: Che ricostruire un periodo storico è un’arte di pochi

Giudizio nero: Una piacevole conquista

 

Milano. Nei Jukeboxe infuria “Svalutation” di Adriano Celentano. Per le strade sgasano le Alfette verdi della Polizia e vengono scanditi slogan come “Andreotti, Colombo, le prossime piogge saranno di piombo”. La crisi energetica impazza, la recessione (anche se per nulla paragonabile a quella odierna) fa capire a tutti che il boom è finito. Ma non è un poliziottesco, almeno, lo è solo in parte. E’ il romanzo di Besola. Un romanzo dove gli anni ’70 si respirano a pieno ritmo.

Una ricca e viziata figlia della decadente nobiltà milanese viene rapita. Sulle sue tracce partono Gianni Bruson, il suo gigantesco autista personale e Dragani, il Drago del Giambellino, ex poliziotto al quale la mala ha sterminato la famiglia. Inoltre una donna brutta e poco piacente, Cinzia Spallanzani, viene ritrovata morta sull’argine del Naviglio Pavese.

Il romanzo è piacevole, una buona lettura. La storia può anche passare in secondo piano, quello che diverte il lettore è lo stile di scrittura, jazzistico come nella tradizione di Besola, con picchi grammaticali e metafore ardite. Un lessico ricercato, frasi a effetto, come in un brano be-bop. L’altro aspetto che colpisce e diverte chi legge è la ricostruzione degli anni ’70, anche nei minimi particolari. Dai dischi alle auto, dai modi di vestire ai pensieri della gente, dalla contrapposizione tra neri e rossi, i nostri anni ’70 rivivono e lo fanno anche bene. E’ una storia di mala, quella che presenta Besola con questo romanzo. Anche se non è la mala meneghina di Vallanzasca, Epaminonda e Turatello, è sempre malavita e qualcosa vorrà pur dire.

 

Perchè leggerlo: Per la vivacità e per la ricostruzione della Milano degli anni ‘70

Perchè non leggerlo: La storia è un po’ contorta

Cos’ho pensato quando l’ho finito: So seventies

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