Un calice con Nicolò Anghileri


“Sbrirro scrittore”, il palermitano Nicolò Anghileri lavora nella sezione minori della Questura di PalermoDa questo background lavorativo, Nicolò ha tratto il suo romanzo. Conosciamolo meglio.

Noir Italiano: Ciao Nicolò e benvenuto. Io prendo un calice di Donna Fugata. Tu?

Nicolò Angileri: Ciao Omar, grazie per avermi invitato. Sono siciliano e abito a Bagheria, quindi … non posso non scegliere un Corvo Rosso delle mie parti, con dei biscotti secchi alla mandorla, sono sicuro che li gradirai anche tu.

NI: Cosa significa per te noir?

NA: Devo darti una spiegazione personale del noir? Ecco … per me oggi scrivere l’attualità è noir, la contemporaneità è noir, la realtà è noir. Purtroppo la mia vita lavorativa è un noir, favole nere con un finale spesso tragico, le storie, ambientate in luoghi tetri e violenti, non sono il frutto della mia fantasia, ma la cruda verità.

NI: Cosa spinge, secondo te, così tanti appartenenti alle forze dell’ordine a cimentarsi con il noir?

NA: credo che sia il bisogno di esternare, di raccontare quello che si vive attraverso il proprio lavoro. I poliziotti, così come lo sono i carabinieri o gli appartenenti alle forze dell’ordine in generale sono operatori sociali. Oggi, la cultura media all’interno delle forze dell’ordine è più elevata rispetto a qualche anno fa, non è difficile che un “operatore sociale”, come amo definirci, possa sentire il bisogno di scrivere rispetto agli appartenenti delle forze dell’ordine di venti anni fa.

NI: Quando scrivi hai in mente l’intera vicenda o ti lasci condurre dalla scrittura?

NA: credo che per iniziare occorra un’idea, un progetto, una trama da sviluppare, poi aspettare i flussi … la cosiddetta ispirazione, una volta accesa la spia … via, si parte. Quando il treno parte non si ferma più, senza orari, senza tempo, a qualsiasi ora accendo il computer e … mi lascio trasportare dal dolce e melodico suono della tastiera.

NI: Il tuo romanzo tratta il tema della pedofilia. Come ti sei documentato a riguardo? 

NA: Non mi sono ancora presentato, scusa. Come hai capito, sono un poliziotto, presto servizio presso la mitica Squadra Mobile di Palermo, esattamente alla sezione specializzata minori, da ben dieci anni, quindi, mi occupo di bambini abusati, maltrattati, come puoi ben capire sono costretto a documentarmi, è il mio lavoro.

NI: Quindi secondo te il noir è uno strumento per fare luce e raccontare “il male” e i mali della società?

NA: credo di sì, purtroppo. Quale metro migliore può misurare lo stato della nostra società? Il noir, naturalmente! Non voglio che tu mi consideri un pessimista, anche perché, chi mi conosce sa che sono tutt’altro, però … sono realista. Esempio? Guardiamo il telegiornale, quante sono le notizie terribili, raccapriccianti, paurose che ci informano di quanto male c’è ogni giorno intorno a noi, e quante sono quelle belle? A volte penso che i giornalisti potrebbero essere tutti scrittori noir.

NI: Come osservi la realtà che ti circonda? Parti da situazioni reali oppure dici “vorrei scrivere una storia che parli di …” e poi ti documenti?

NA: non ti ho ancora detto come e perché ho iniziato a scrivere. Come ti dicevo prima, io mi occupo di pedofilia, una specializzazione che ne avrei fatto sicuramente a meno, nel senso che … non avevo questa aspirazione e neanche attinenza con il mondo dei bambini. Un giorno, stanco della solita e faticosa routine, chiesi di essere trasferito ad altro ufficio con orari più flessibili, siccome in quel momento storico c’era della disponibilità alla sezione minori, pensai, cosa possa esserci di meglio e più tranquillo che lavorare con i bambini? Niente di più sbagliato. Poco tempo dopo mi resi conto che quel mondo non faceva per me, era diventato troppo difficile e insopportabile ascoltare ogni giorno storie di abusi sessuali in danno di minori, piccole vittime a volte con poco più di un anno. Cominciai a vivere la mia quotidianità con troppa sofferenza, più che da poliziotto, da uomo e soprattutto da … padre. Fanculo tutti, io mollo. Mi confidai con una psicologa, la quale mi suggerì di scrivere su carta le mie inquietudini, liberarmi dei mostri che cominciavano a popolare i miei pensieri. Così feci. Iniziai a scrivere, di notte, di giorno, la mattina all’alba. Ben presto capii che la “cura” prescrittami dalla psicologa, stava funzionando, insomma, fu così che feci la conoscenza con il mondo della scrittura e da quel giorno non ho potuto più farne a meno.  Oggi scrivo. Ho scritto tante storie, la maggior parte vere, nel senso che osservo la realtà che mi circonda, m’ispiro a fatti che sono realmente accaduti, che mi stanno intorno, racconto le mie esperienze, se questo significa documentarmi …

NI: Quanto tempo a settimana dedichi in media alla scrittura?

NA: bah … non saprei! Non ho una tabella di marcia, non è un allenamento fisico che richiede dedizione quotidiana. Mi è capitato di stare settimane senza scrivere … praticamente nulla, mentre altre volte … ho scritto per quindici ore consecutive e per diversi giorni (motivo per cui a volte litigo con mia moglie, ma questo te lo dico sotto voce).

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

NA: una frase noir … fammi pensare …. te la dirò con il mio prossimo libro. Grazie Omar, la prossima volta … offro io.

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