Il blues di Massimo Carlotto (Parte 3)


Approfondimento di Noir Italiano, scritto in collaborazione con Massimo Carlotto

I romanzi di Carlotto sono dunque basati su una documentazione approfondita e meticolosa, che spesso dura molto di più del tempo di scrittura della storia stessa. Per fare un esempio, il romanzo “Perdas de Fogu” (scritto con il collettivo Mama Sabot e che verte sul poligono militare di Salto di Quirra, in Sardegna), ha richiesto due anni di ricerche e un volume di articoli e di documenti che è arrivato a sfiorare le millecinquecento pagine. Una quantità incredibile di materiale, se si considera che il romanzo supera appena le centosessanta.

Sono sempre alla ricerca di temi che abbiano un senso generale. In particolare mi interessa narrare l’intreccio tra criminalità e classe dirigente e questo mi ha trasformato in un osservatore attento della realtà che usa i metodi del giornalismo investigativo per raccogliere il materiale utile al romanzo. Una trama nasce sempre da una riflessione precisa basata su dati raccolti sul campo (interviste, sopralluoghi etc.) e dalla sua trasformazione in intreccio romanzesco.

Nel 2000, smessi i panni dell’Alligatore, Carlotto da vita a un personaggio unico nel suo genere: Giorgio Pellegrini. Un pezzo di merda fatto e sputato.  Un personaggio repellente che ispira al lettore un senso di disprezzo profondo. Pellegrini, bergamasco, è un ex attivista di sinistra, finito a fare il guerrigliero e che vive ai bordi del grande crimine. E’ un uomo senza scrupoli, pronto anche a vendere sua madre per qualche euro in più. Uccidere, tradire e stuprare non sono certo dei problemi. Se l’Alligatore era un personaggio buono, con i suoi difetti ma che comunque rappresentava la sete di giustizia, Pellegrini è il lato oscuro dell’uomo. E qui sta la capacità di Carlotto nel rinnovarsi. Raccontare il “male”, il crimine dall’interno, non come semplice delitto da sbrogliare, bensì come effettivo fil-rouge della vicenda. E l’infilitrazione criminale che si sta propagando a macchia d’olio nel tessuto della società italiana, per una sorta di alleanza con politica e imprenditoria e per la miopia dell’opinione pubblica, abituata a intendere il mafioso come l’uomo con la coppola e la lupara.

Giorgio Pellegrini è nato dalla necessità di entrare in conflitto con i lettori sulla qualità criminale dei personaggi proposti nei romanzi. Troppo spesso romantici e caratterizzati da un’umanità degna di altre esperienze esistenziali. Così ho voluto raccontare la diversità antropologica che ci divide da quel tipo di criminali ed è nato Giorgio Pellegrini, frutto di un’attento studio sugli aspetti psicologici di alcuni personaggi reali.

Se l’argomento t’interessa allora dai un’occhiata a:

Il Blues di Massimo Carlotto (Parte 1)

Il noir mediterraneo secondo Massimo Carlotto

La verità dell’Alligatore

Il mistero di Mangiabarche

Nessuna cortesia all’uscita

Intervista a Massimo Carlotto

L’Italia e il volto noir della verità

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