Alla fine di un giorno noioso


Autore: Massimo Carlotto

Tipologia: Noir metropolitano

Luogo: Padova

Filo conduttore: La vendetta di Giorgio Pellegrini

Ambientazione: L’infiltrazione della criminalità organizzata nel tessuto veneto

Protagonista: Giorgio Pellegrini

Narrazione: In prima persona

Cosa impari dopo averlo letto: Che siamo un paese malato

Giudizio nero:  Ciò che tutti dovremmo leggere(Guida ai giudizi)

Giorgio Pellegrini è tornato. Non è più l’ex terrorista venduto e assassino, bensì è un uomo pulito, che gestisce un’osteria di classe in centro Padova e che permette all’amico e socio Sante Brianese, avvocato e onorevole, di gestire i propri traffici all’interno dell’osteria. Peccato che Brianese voglia fregarlo, prima rubandogli due milioni di euro con la scusa di un investimento fallito, poi lasciandolo in mano alla ‘ndrangheta, che vuole utilizzare il locale per riciclare il denaro lombardo. Peccato che non abbiano fatto i conti con Pellegrini.

Un noir violento, cattivo, senza scrupoli. Non certo per cuori deboli e romantici. I personaggi di questo romanzo sono persone schifose, pronte a qualunque cosa per perseguire i propri obiettivi. Brianese, uomo pulito del centrodestra padovano, che stringe accordi con mafiosi, industriali corrotti, che rifila e incassa mazzette per ottenete favori. I Palamara, mafiosi calabresi, intrappolati nel rigido pensiero criminale tanto da non avere armi con cui ribattere allo “scherzo” rifilato loro da Pellegrini. Tortorelli, ragioniere milanese strozzato dai debiti che finisce a fare il cassiere per i Palamara. Nicoletta, che gestisce un giro di escort d’alto borgo e non ci pensa su neanche un minuto a venderle poi a dei maltesi che amano stuprare e taglieggiare.

Carlotto racconta approfonditamente la collusione della malavita con la politica, sia a livello locale che nazionale, la filosofia del “corrotto, corruttibile, venduto”, l’infiltrazione mafiosa che ha ormai contagiato il tessuto sano della società. Un romanzo talmente duro che a volte fa anche paura per quello che racconta. Più di una volta ho pensato, davvero, “questo non è il mio paese”. Spero.

 

Perchè leggerlo:  Perché è vivace, veloce e godibile come tutti i romanzi di Carlotto

Perchè non leggerlo:  E’ talmente forte e mette a nudo tante verità che a volte fa quasi paura

Cos’ho pensato quando l’ho finito: Questo non è il mio paese

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