Il blues di Massimo Carlotto (Parte 1)


Approfondimento di Noir Italiano, scritto in collaborazione con Massimo Carlotto

Se Scerbanenco è ritenuto il padre del noir italiano e Macchiavelli colui che ha saputo dare al genere consistenza letteraria, allora Carlotto può essere considerato l’autore che ha regalato al poliziesco del nostro paese un respiro più ampio. Infatti nei romanzi dell’autore padovano è possibile trovare spunti di riflessione e fotografie della “realtà” criminale della società italiana, che pongono il noir su un livello più elevato, quello di strumento di denuncia sociale. Questo modo d’intendere e di vivere il poliziesco lo ha portato ad avvicinarsi alla scuola di grandi del noir internazionale come Manchette ed Helena e a diventare l’esponente di spicco del noir mediterraneo in Italia.

Ma cominciamo con ordine.

Massimo Carlotto, nato a Padova nel 1956, si fa conoscere al mondo della letteratura nel 1995 con il romanzo affresco “Il fuggiasco”, cronaca del suo periodo da latitante (Carlotto è stato al centro di un lungo e controverso caso giudiziario). Ho compreso che la scrittura sarebbe stata la “strada” giusta da percorrere, quando me lo ha detto in maniera esplicita Grazia Cherchi, scrittrice, critica, editor di chiara fama. Essendo noti il suo rigore e inflessibilità ho capito subito che stava parlando sul serio e mi sono dedicato in modo esclusivo alla scrittura. Inoltre il successo de Il fuggiasco è stata la spinta definitiva e ha convinto l’editore a credere in progetti futuri, totalmente diversi.

Lo stesso anno esce “La verità dell’Alligatore”, che può essere l’equivalente della “Venere Privata” di Scerbanenco, ovvero un romanzo che stravolge il modo di percepire il noir in Italia. Un hard-boiled nero e avvincente, che ha molti agganci con la realtà. L’Alligatore è il soprannome di Marco Buratti, detective privato veneto. Buratti ha un passato di cantante di blues e ha scontato sette anni di carcere per aver dato asilo a un terrorista, pena scontata nonostante fosse totalmente estraneo ai fatti. L’aver vissuto quest’ingiustizia lo ha reso ossessionato dal senso e dal desiderio di giustizia, che cerca di raggiungere a ogni costo. Egli infatti, grazie agli anni di carcere che l’hanno visto nel ruolo di “mediatore”, viene contattato da avvocati, giudici, privati cittadini che hanno problemi e non possono fare affidamento sulla legge per risolverli.

Con il mio personaggio condivido la passione per il blues e il calvados e l’essere stati ospiti dello Stato. Nulla di più. L’Alligatore, un omaggio evidente al filone hard-boiled (a mio avviso non si tratta di noir ma di un r.p. con finale non consolatorio), è nato nel periodo in cui gli avvocati difensori, grazie al nuovo codice, hanno potuto, finalmente, ingaggiare professionisti per indagare a favore dei propri assistiti. E io ne ho approfittato inventando un investigatore senza licenza, un modo per uscire dalla logica dei personaggi tradizionali e legati alle istituzioni. A me serviva un uomo ossessionato dalla verità che non avesse scrupoli ad attraversare il confine della legalità pur di arrivare a scoprire e a svelare la realtà che circonda gli avvenimenti narrati.

Se l’argomento t’interessa allora dai un’occhiata a:

Il noir mediterraneo secondo Massimo Carlotto

La verità dell’Alligatore

Il mistero di Mangiabarche

Nessuna cortesia all’uscita

Intervista a Massimo Carlotto

L’Italia e il volto noir della verità

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