Un calice con Eduardo Savarese


Magistrato e scrittore, il campano Eduardo Savarese è l’autore di “Non passare per il sangue”, un bel romanzo che esula dai temi noir ma che racconta un aspetto ancora scottante per la nostra società: l’omosessualità. Incontriamolo per conoscere la sua opinione su noir e scrittura.

Noir Italiano: Ciao Eduardo, benvenuto a Noir Italiano. Per me un calice di birra weiss. Tu?

Eduardo Savarese: Per me, un buon calice di vino rosso.

Noir italiano: Cosa significa per te “noir?”

ES: Per me significa tutto ciò che mi evoca il colore ‘nero’: l’ombra fitta, corposa, di ciò che non si vede, ma dentro cui può esserci di tutto.

NI: Come ti documenti prima di scrivere un romanzo?

ES: Dipende dal soggetto. In “Non passare per il sangue”, dove si parla di guerra a Creta negli anni ’40 e dell’attuale Guerra in Afghanistan, è stato importante raccogliere materiali storici, cronache di giornali, saggi. La migliore documentazione è ‘fissare’ a lungo ciò di cui ci accingiamo a scrivere.

NI: Quando scrivi parti da una scaletta predefinita oppure ti lasci guidare dalla scrittura?

ES: All’inizio, è la visione, l’immagine, e quindi colore, suono, odore a guidarmi. Qualcosa di corporeo che viene da una zona … ‘noir’, forse? Mentre la storia prende corpo, ho bisogno di pensare di più, di costruire, come le stanze di una grande casa, devo immaginare come si articolano.

NI: Il tuo romanzo affronta il tema dell’omosessualità. E’ ancora una realtà scomoda oppure in Italia ci si sta avviando a un cambiamento culturale?

ES: Il cambiamento culturale c’è. A tutti i livelli, credo. Certo, forse è più lento che altrove. Ma l’omosessualità rimane una realtà, più che scomoda, complessa. Lo è per sua natura. Direi, però, non più di altre complessità dell’identità e delle relazioni umane.

NI: Cosa fai quando sei a caccia d’idee?

ES: Mi serve molto ascoltare musica e vedere mostre o spazi architettonici ampi: una cattedrale, un castello, una zona industriale…

NI:Il rapporto con i lettori è cambiato molto, grazie ai blog o ai social network. Credi che il confronto con il pubblico sia importante per un autore?

ES: E’ fondamentale. Da due punti di vista, almeno. In primo luogo, serve a capire cosa passa per la testa del pubblico dei lettori, cosa provano, cosa esprimono, come si emozionano, come parlano. E poi, è bello poter pensare di avviare un dialogo. Non credo, però, che questo debba sostituirsi al ‘mistero’ che ciascun libro, in fondo, deve rimanere.

NI: Quanto tempo dedichi alla scrittura?

ES: Beh…parecchio tempo. In un modo o nell’altro, le mie giornate passano immerse nelle parole. Questo vale per il mio lavoro di magistrato, per le lezioni che preparo, i materiali di saggistica e narrativa…per i messaggi su twitter e facebook!

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir…

ES: Grazie a te. “Lasciò che le gambe si piegassero e gli occhi si chiudessero, mentre la cioccolata le si scioglieva in bocca. Tutto si riduce ad una liquefazione, pensò. Dal divano immacolato, il corpo di lui steso sul tavolo di cristallo col coltello indiano piantato nel cuore gli parve sfuggente e innocuo come il sapore dolce dentro il suo palato”. Potrebbe essere un incipit…

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