Non passare per il sangue


Autore: Eduardo Savarese

Tipologia: Noir “personale”

Luogo: Vico Equense – Creta – Afghanistan

Filo conduttore: La morte di Marcello, soldato in missione in Afghanistan, e i giorni successivi.

Ambientazione: L’universo di storie personali che sono le nostre vite

Protagonista: Luca, commilitone e compagno di Marcello e Agar, nonna di Marcello

Narrazione: In terza persona

Cosa impari dopo averlo letto: Che scrivere bene è un lusso di pochi

Giudizio nero:  Amaro noir (Guida ai giudizi)

Una volta ho letto un romanzo. Il titolo era “inverno a Lisbona” o giù di lì. Parlava di due musicisti e delle loro vite. E per tutto il tempo non ho fatto che domandarmi “che mi frega di quello che hanno combinato?”, non riuscendo però a staccare gli occhi dalle pagine. Perché? Perché il romanzo era scritto in maniera così bella, la vicenda si sbrogliava lentamente e ogni pagina, attraverso i ricordi dei protagonisti, le immagini e i dialoghi, azzerava le idee che mi ero fatto in precedenza, fino alla fine, quando il cerchio si chiudeva. Ho riprovato questa sensazione leggendo il romanzo di Savarese.

Marcello è morto, ucciso dai talebani in Afghanistan. Luca, suo commilitone, è incaricato di portare gli effetti personali del caduto ai familiari, che si riducono alla madre Sofia, donna debole e triste e ad Agar, forte e tenace anziana d’origine greca.

Savarese ha un modo di scrivere intimo, lento, ma non troppo riflessivo. Non annoia. La storia di Marcello e di Luca, amanti nonostante l’esercito, la morale comune, il mondo intero li vedesse come “contronatura”, non è differente dall’amore di Agar per Antonio, medico militare di stanza a Creta, soldato dell’esercito nazifascista invasore. Il romanzo è autunnale, crepuscolare, è una storia semplice, come semplici e allo stesso complicate possono essere le nostre esistenze, fatte di sentimenti, episodi, di tristezze e di ricordi. La storia si dipana lentamente, ogni pagina è un tassello in più che prima mancava e questo non fa che invogliare ad andare avanti, per capire chi fosse davvero Marcello, incognita che rimane per tutto il tempo. Molto belli gli scorci di Creta che Savarese ha inserito nel romanzo. So bene quanto possa essere struggente (e letterario) un tramonto a Elafonissi o il mare visto dalla fortezza veneziana di Rethymno. Bello il finale, che spiega tante cose sull’atteggiamento di Agar.

Un romanzo insolito, una storia normale, comune, come può capitare di vivere o solo di ascoltare di sfuggita. Una lettura che esula dal poliziesco ma che è comunque investigativa, anche se l’oggetto dell’indagine non è un omicidio. Questo non significa che non sia noir, se per noir intendiamo l’affrontare un tema che “faccia male”, come l’omossessualità, e sul quale ci troviamo a dover riflettere.

Un ottimo romanzo per staccare un attimo dal noir crudo e puro, senza perdere di vista l’unico obiettivo di ogni lettore: la buona lettura.

Perchè leggerlo: Perché è una bella storia, ben scritta

Perchè non leggerlo: Non è un noir “canonico”

Cos’ho pensato quando l’ho finito: Kalì andamossi, i Kritì mou

Se l’argomento t’interessa, allora dai un’occhiata a:

Intervista a Eduardo Savarese

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