Sergio Calamandrei a Noir Italiano


Ho scoperto Calamandrei leggendo un suo racconto all’interno della raccolta “Toscana in giallo”. Allora l’ho invitato per farvelo conoscere meglio!

Noir Italiano: Ciao Sergio, benvenuto a Noir Italiano. Posso offrirti un caffè?

Sergio Calamandrei: Certo. Fino alle 15 il caffè lo prendo volentieri, poi passo ai chinotti. Ma è ancora mattina.

Noir italiano: Cosa significa per te “noir?”

SC: Ho trovato originale la definizione di noir riportata nel saggio “Detective thriller e noir. Teoria e tecnica della narrazione di Luigi Forlai e Augusto Bruni” edito da Dino Audino Editore nel 2003. È un libro davvero interessante ma di non facile reperibilità, per cui ne ho riassunto il contenuto nell’articolo “La struttura profonda del giallo e del noir” pubblicato nel numero 4/2011 della rivista IF – Insolito e Fantastico http://insolitoefantastico.blogspot.com/  diretta da Carlo Bordoni (il testo completo dell’articolo è disponibile in http://www.calamandrei.it/la_struttura_del_giallo.htm ).

Secondo Forlai e Bruni, il Noir, con le sue storie cupe nelle quali viene fornito un giudizio negativo e sconsolato sulla corruzione e il degrado della nostra società, non è un genere che abbia una sua specifica struttura narrativa. Le storie noir possono infatti essere raccontate nella forma del Detective Moderno (Il falcone maltese), del Detective Inverso, dove sin dall’inizio il lettore conosce l’identità del colpevole, (La fiamma del peccato) e del Thriller (Body Heat, Body of evidence, Presunto innocente, La vedova nera). L’unico tratto che accomuna le narrazioni sotto l’etichetta del Noir è, in realtà, il fatto che l’Antagonista è la donna (o, per essere più precisi, il sesso). Bruni e Forlai rievocano al riguardo il “mito della Grande Madre Divoratrice” risalente al momento in cui la vecchia società matriarcale venne sostituita dalla più giovane società patriarcale. “In sintesi, è possibile che il nuovo ordine patriarcale abbia trasposto in forma mitica la paura o il senso di colpa dell’aver soppresso l’ordine preesistente. Le narrazioni nate da questa paura altro non sarebbero che proiezioni, o meglio, esteriorizzazioni di questa stessa paura. La figura centrale è quella di una creatura femminile dai caratteri talvolta materni o seducenti in virtù di magiche trasformazioni, ma in realtà vecchia e mostruosa, assetata di sangue e pronta a divorare e succhiare vivo il primo malcapitato di genere maschile che capiti a tiro.”

Mi pare una descrizione del noir abbastanza noir.

NI: Cosa rende la Toscana una regione da noir?

SC: Certamente l’immagine della Toscana è stata segnata profondamente dalla prolungata vicenda del Mostro di Firenze. Le tranquille campagne toscane da allora hanno cominciato ad assumere un’aria inquietante.

NI: Quando scrivi parti da una scaletta predefinita oppure ti lasci guidare dalla scrittura?

SC: Quando lavoro su un romanzo io “vedo” in modo nitido alcune scene, sparse in vari punti della storia. Nel momento in cui le vedo scorrere nella mente, come se fossi al cinema, mi precipito a scriverle, prima che il tono dominante e la sensazione che deve caratterizzare quella specifica scena svaniscano nel ricordo e si perdano per sempre. Dopo un po’ mi ritrovo ad aver scritto in modo decisamente ispirato una quindicina di scene e a quel punto sorge il problema di scrivere tutte le parti necessarie a legare insieme quanto già realizzato. Allora mi faccio una scaletta per essere certo di non perdermi alcun passaggio logico intermedio. Per studiare l’ordine degli eventi realizzo anche dei fogli excel in cui per ogni scena viene individuata la data, e, a consuntivo, la lunghezza e l’intensità, espressa secondo il mio personale giudizio con voti da 1 a 5. Ciò mi permette di vedere cosa accade spostando l’ordine delle scene e se ce ne sono troppe consecutive da 3 (quelle da 1 e 2 le elimino o le riscrivo completamente).

NI: Quanto tempo dedichi alla scrittura?

SC: Purtroppo faccio un lavoro che forse è anche più stagionale di quello dei bagnini: sono commercialista. Da marzo a luglio il tempo per stare dietro alla letteratura e al web è davvero poco. Negli altri mesi cerco di ritagliarmi alcune ore nei finesettimana o la sera. In Agosto cerco di dare dei bei colpi decisivi alle mie opere.

NI: Parliamo di noir in sè stesso. Credi che si tratti solo di letteratura d’evasione o sia un modo che gli autori hanno per mostrare verità ritenute scomode?

SC: I gialli e i noir possono essere scritti con un livello di profondità davvero variabile. I migliori hanno una capacità di descrivere la realtà e i suoi problemi che non ha nulla da invidiare alla letteratura non di genere. Quindi il noir può essere usato per mostrare verità scomode. E’ anche opportuno che sia usato per questo, anche se talvolta trovo poco convincente la “politica dell’accenno” che caratterizza alcune narrazioni. Certe realtà, anche pesantemente negative, vengono date per scontate senza alcun approfondimento, rimanendo degli stereotipi.

NI: Il noir è invenzione ma anche documentazione e verosimiglianza. Come affronti la cosa?

SC: Cerco di documentarmi per non scrivere cose errate, ma soprattutto per dare più sapore alla narrazione con dei dettagli. Per il mio ultimo romanzo ho letto saggi sui libri antichi e incontrato un collezionista, ho parlato con dei medici per avere indicazioni precise su quello che viene genericamente chiamato stato di coma e sulle sue effettive conseguenze, ho contattato dei nobili per informarmi sulla trasmissione dei titoli nobiliari, ho consultato il web in tutte le salse per togliermi mille dubbi. Purtroppo le moltissime ore o giornate dedicate a documentarsi su certi argomenti poi magari si traducono in solo una o due frasi del romanzo perché le esigenze di scorrevolezza del testo, alla fine, passano inesorabili sopra a tutto.

NI: Una volta gli scrittori erano considerati intellettuali inarrivabili. Ora, grazie a blog, forum e social network, le distanze tra lettori e scrittori si sono ridotte. Pensi che un autore debba “sondare” che aria tira tra i lettori e ascoltare consigli e critiche?

SC: I contatti con i lettori sono la parte più gratificante dello scrivere. Anche le critiche mi sono sempre state utilissime. Mi è capitato di rispondere a qualche commento critico spiegando le ragioni per le quali avevo operato in un certo modo e il rapporto tra me e il lettore ne è sempre uscito migliorato, anche se non sono riuscito a convincere tutti del fatto che non sbaglio mai…

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir…

Sc: I miei romanzi hanno per protagonista l’investigatore Domenico Arturi. Lui ha appeso dietro la scrivania il motto della sua agenzia che, se per noir si intende la narrazione in cui il protagonista si mescola con il fango della sua ricerca, è il motto più noir che esista:

“Lo scopriremo solo vivendo.”

Se l’argomento t’interessa allora dai un’occhiata a:

Toscana in giallo

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2 risposte a “Sergio Calamandrei a Noir Italiano

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