Noir Italiano incontra Fabio Beccacini


Il torinese Fabio Beccacini è l’ospite di oggi. Buona lettura!

Noir Italiano: Ciao Fabio  e benvenuta a Noir Italiano. Io prendo una birra, di quelle artigianali che fate in Liguria..

Fabio Beccacini: io un bicchiere di Vermentino, giasau1.

NI: Cosa significa per te noir?

FB: il colore che vedo quando chiudo gli occhi. La fine di una strada, di una giornata, della vita. Il noir è per me il romanzo della fine, ogni fine, il racconto struggente  che ci sorprende prima del sonno, la rivelazione che in ogni cosa che facciamo, dalla più banale alla più grande, c’è già insito il seme della conclusione. Delle cose, e dei nostri desideri. Questo è il noir, la molecola con cui qualcuno più cinico di noi ha disegnato il mondo. Qualcosa che rende ineluttabile e spietatamente bello il mondo che abbiamo. Una femme fatale che entra nella nostra vita e ci trascina e rovina.

NI: Imperia è una città noir? 

FB: Non ho mai pubblicato nè scritto niente ambientato ad Imperia se non un nuovo lavoro in via di preparazione ambientato nell’entroterra, quindi, a rigor di logica, dovrei dire di no. La verità è che ogni posto è buono per ammazzare qualcuno, per tradire un amico, per scappare con i soldi in tasca: il noir è dappertutto e lo è sempre stato, lo possiamo vedere sui giornali, non è certo soltanto un genere letterario, ma la cronaca nera di una parte della nostra vita.

NI:Perché tra tutti i generi, hai scelto di cimentarti con il noir?

FB: Perchè è il più aderente alla realtà, alle città in cui viviamo. Quello che permette l’ingrandimento più sofisticato e preciso nel tentativo di comprendere le persone che ci vivono a fianco e le storie che attraversiamo pericolosamente percorrendo le nostre strade.

NI: Come nascono i tuoi romanzi?

FB: da quello che vedo, dalle suggestioni di un momento, dalle scelte che si fanno nella vita e dalla cronaca dura e pura dei giornali. E’ un processo tutto mirato al levare, non c’è bisogno di inventare molto per scrivere noir, basta osservare e scegliere le cose adatte ad essere raccontate e spogliarle di tanti inutili orpelli che facciamo finta di non vedere mentre  tentiamo di inventarci la nostra felicità.

NI: Cosa vorresti trasmettere con i tuoi romanzi? 

FB:Sono molto umile in questo. Mi accontento, mi accontenterei, di intrattenere,  rubare qualche ora ai lettori, divertirli, fargli passare il tempo. Se poi riesco a farli riflettere, a emozionarli, a farli pensare a quello che sta loro intorno allora ho fatto qualcosa di più importante. Ma quando scrivo ho i piedi per terra, non ho nessuna pretesa di esaustività. Sono un narratore e racconto delle storie, punto. Sono brutte storie con tanta ironia, romanzi in cui non vince nessuno e tanti perdono, c’è il rumore di fondo delle nostre città, l’avidità, l’amore, il sesso, i soldi e la miseria. Ci sono donne per cui la gente si venderebbe la madre e gente capace di slanci eccezionalmente morali. Storie anche bellissime quindi. Insomma cerco di dipingere con tutti i colori che ci sono a disposizione in natura, e la loro somma si sa non può che essere un nero profondo.

NI: Scerbanenco sosteneva che un autore noir deve ambientare le storie nella città in cui vive, perché la conosce. Condividi questa filosofia? 

FB: quoto al Cento per cento. Ho vissuto a Genova cinque anni e da lì il mio primo giallo ‘Via del Campo’, poi mi sono traferito a Torino per lavoro come nella trilogia torinese  il mio commissario Giorgio Paludi. Si racconta quel che si conosce direttamente, e come nel silenzio degli innocenti, si desidera quello che si vede tutti i giorni fuori dalla propria finestra.

NI: La tua musica per scrivere?

FB: al 90% è il silenzio. Meglio, sono i rumori che sento entrare nella mia casa dalla strada. Ma scrivo anche in viaggio, in treno, in ogni posto. Ascolto la gente, ascolto tutto quello che c’è, musica e fastidio di fondo. Diciamo che suono per lavoro e apprezzo molto scrivere in solitudine, anche se poi nella mia testa la colonna sonora c’è e da lì può scivolare facilmente nelle mie storie.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

FB: “…adesso lo sapeva, nella vita serviva solo una cosa: tutto.”  è nel mio ultimo libro ‘Ultimi Fuochi per Paludi’ potrebbe non sembrare una frase ‘nera’, ma temo lo sia profondamente!

1Ghiacciato

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