Sud e Noir


Exif JPEGPubblichiamo qui di seguito un contributo dell’autore Tommaso Carbone, sul rapporto tra sud e noir.

SUD E NOIR

Prima di entrare nel merito dell’argomento vorrei spezzare una lancia in favore del noir, genere considerato a torto minore, una specie di B-movie della letteratura, capace però di conquistare una fetta sempre più sempre consistente di lettori, tanto da indurre molti editori a puntare su questo genere. Naturalmente come autore di noir sarò accusato dai detrattori di conflitto di interesse. La mia però non sarà una perorazione pro domo sua, ma un’analisi per quanto possibile obiettiva, magari anche molto soggettiva che non ha la pretesa di fare proseliti o convertire gli scettici.

Ognuno ha le proprie idee.

Non si tratta solo e semplicemente, come sostengono i detrattori, di letteratura d’intrattenimento – libri da leggere in treno o sotto l’ombrellone nella calura pomeridiana per ammazzare il tempo.

Il noir, a mio avviso, è stato capace meglio e forse e più di altri generi di mettere a nudo i vizi e le virtù di una società che muta e si evolve rapidamente sul piano economico, sociale, politico e culturale.

Cambiamenti che hanno inciso profondamente sul comune sentire e agire, spostando il baricentro della morale e dell’etica, rivelando gli aspetti più cinici, morbosi e immorali.

Il noir, dunque, come termometro della società, dei suoi miti, delle sue incongruenze, dei suoi scacchi e delle sue sconfitte, con le città, i borghi e le campagne che fanno da sfondo a orrendi delitti o clamorosi e malefici colpi di genio.

I protagonisti del noir sono uomini e donne di tutti gli stati sociali che, a costo di compiere le più orribili nefandezze, cercano scorciatoie per raggiungere i loro fini: arricchirsi illecitamente, eliminare un rivale in amore o in affari, raggiungere a tutti i costi il successo, ecc.

Senza contare poi dei casi più o meno clinici: dalle psicopatologie alla devianza, dai sociopatici ai serial killer.

Qual è il legame tra Sud e noir?

Il Sud da sempre è  terra di fenomeni criminali, tanto da ingenerare negli stranieri e negli stessi italiani l’equazione Sud uguale mafia, sia essa camorra, ‘ndrangheta, sacra corona unita, mafia siciliana, con le loro numerose e pervasive ramificazioni sul territorio.

Il rapporto tra Sud e noir è antico.

Risale al 1852, quando il napoletano Francesco Mastriani pubblicò, moltissimi anni prima di Emilio De Marchi – considerato con il suo Il cappello del prete (1887) l’antesignano del genere – , con dispense a puntate Il mio Cadavere, e l’anno dopo in volume dell’editore Rossi di Genova – recentemente è stato riscritto da Divier Nelli e pubblicato nella collana Gialli Rusconi diretta dallo stesso Nelli, sgrossato di quella patina di antichità e tradotto con un linguaggio moderno per renderlo più fruibile ai lettori di oggi.

Ai giorni nostri Leonardo Sciascia, con il suo magnifico Il giorno della civetta, è stato certamente un precursore e un maestro.

Dopo di lui gli autori che  hanno ambientato i loro romanzi al sud non si contano più.

Se è vero che in passato il Sud ha rappresentato sicuramente un’area geografica che per caratteristiche antropologiche, culturali e sociali poteva essere additata a terra di delitti, l’omologazione dei comportamenti e degli stili di vita ha fatto sì che non si discosti molto da altre regioni d’Italia per numero di delitti, fatta eccezione per quelli mafiosi.

La latitudine sembra, al di la delle caratteristiche contingenti, non rappresentare una vero e proprio spartiacque, a causa dell’omologazione che ha investito la nostra penisola.

Le caratteristiche che accomunano un po’ tutti gli autori noir del Sud, a cominciare dal più famoso, Camilleri, sono la lingua, molto spesso infarcita di dialetto, gli usi e i costumi, soprattutto quelli folkloristici e enogastronomiche delle regioni in cui sono ambientate le storie, dove più che la realtà criminale interessa la commedia di costume.

C’è il napoletano Giuseppe Ferrandino, anche lui su questa scia e tra le scrittrici Elena Ferrante capace di cogliere la tragicità e la violenza dell’antica tradizione mediterranea.

L’elemento nuovo  che spesso è presente nei noir ambientati al Sud è la reazione della gente comune e delle forze del’ordine che sfatando il fatalismo meridionale si ribellano a uno stato di cose insostenibile, rompendo il muro di omertà, rischiando in prima persona.

Un desiderio di ribellione al giogo mafioso, di giustizia e legalità sorprendente.

Madri coraggiose e ostinate, investigatori abili e tenaci che, come nel mio romanzo Niente è come sembra, Rusconi libri, cercano la verità lottando contro tutto e tutti, scardinando le verità ufficiali fatte di menzogne, omertà e collusioni.

Fa da contraltare in molti autori la cupa rassegnazione, il pessimismo che non fa intravvedere al fondo del tunnel un po’ di luce.

Tommaso Carbone

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