La casa del comandante


Tipologia: Noir

Luogo: Parma – Bassa emiliana

Filo conduttore: Indagine sulla morte di un ex partigiano

Ambientazione: La criminalità che ruota attorno al fiume Po

Protagonista: Soneri, commissario di polizia

Narrazione: Terza persona

Cosa impari dopo averlo letto: Che non c’è niente di certo, a questo mondo

Giudizio nero: Amaro Noir

Un cadavere viene rinvenuto nel fango di una banchina sul Po. Irriconoscibile. Ucciso con un colpo alla testa. Forse un’esecuzione. Nella sua casa in mezzo ai pioppi viene ritrovato Libero Manotti, ex partigiano ed eroe della resistenza. Due casi apparentemente slegati ma invece ravvicinati da un comune denominatore: il microcosmo che ruota intorno al Po.

Il romanzo è come tutti quelli di Varesi: meditabondo, lento, denso di nebbia. L’autore è davvero bravo nel ricreare i problemi che affliggono il grande fiume. Le cave abusive di sabbia che ne distruggono il letto, la pesca del vietatissimo pesce siluro, il mondo di extracomunitari ed emiliani che, per un motivo o per l’altro, vivono ai bordi dello scorrere lento del più grande fiume italiano. E un traffico d’armi che rende tutto ancora più noir.

Rispetto agli altri romanzi che ho letto (questo fu il primo della serie, per me) i personaggi secondari mi sono sembrati troppo tristi. Se sia davvero così non lo so ma ho avuto l’impressione di un’umanità sconcertata, sconfitta e decisamente depressa. Lumèn, un vecchio paralitico che esce solo di notte, così la realtà gli sembra meno schifosa. Carega, professore in pensione con la saggezza (triste) di un filosofo greco. Nocio, marinaio che ha passato la vita su un fiume che non sa riconoscere. Tutti davvero perduti.

Il romanzo rimane comunque un bell’esempio di come Varesi sappia applicare alla lettera i pilastri letterari che hanno reso eterno il commissario Maigret: ottime ambientazioni, vicende lente che si sbrogliano lentamente, un commissario meditabondo e tanto, ma davvero tanto, buon cibo e buon vino.

Perchè leggerlo: Davvero noir, anche troppo

Perchè non leggerlo: I personaggi sono davvero tristi

Cos’ho pensato quando l’ho finito: Cosa rimane?

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