L’affittacamere


Tipologia: Noir

Luogo: Parma

Filo conduttore: Indagine sulla morte di un’albergatrice

Ambientazione: Il passato di una persona qualunque

Protagonista: Soneri, commissario di polizia

Narrazione: Terza persona

Cosa impari dopo averlo letto: Che la verità è una crepa in un muro

Giudizio nero: Amaro Noir

Parma, mancano pochi giorni a Natale. Il commissario Soneri riceve la visita di una vecchietta, che si dice preoccupata perché la vicina di casa non si fa più sentire. Soneri si reca presso l’abitazione della vicina, sfonda la porta e ne ritrova il cadavere. Ma la donna non è una vecchia qualunque, lei è Ghitta, l’affittacamere, la donna che per decenni ha dato alloggio a migliaia di studenti fuori sede. Tra questi anche Soneri e Ada, la moglie morta di parto.

L’indagine che il commissario Soneri si appresta a svolgere lo porterà a scoprire un inconfessabile segreto sulla moglie e sulla causa che l’ha portata a morire mentre dava alla luce il figlio. Inoltre mostrerà il vero volto di Ghitta, non una donna felice di accogliere in casa sua i giovani studenti, bensì una meschina afflitta da un passato tremendo e da una voglia di riscatto che ne hanno provocato la morte.

Varesi scrive romanzi lenti, dove le scene di azione si contano sulle dita di una mano, dove l’ambientazione, l’introspezione, la nebbia stessa, sono i veri protagonisti della vicenda. Attenzione però, non che i romanzi siano noiosi, affatto! Sono ben scritti, colpiscono il lettore per la profondità delle riflessioni e per l’atmosfera fredda, nebbiosa, triste e ormai sconsolata di una Parma che ha venduto sè stessa e non ha più stimoli né fiducia.

Un romanzo che si legge volentieri, molto malinconico, ben scritto, con personaggi complicati, intricati e davvero difficili da comprendere. Scoprire l’omicida di Ghitta non è il vero fine del romanzo. Lo è scoprire chi fosse, questa Ghitta. Ed è una cosa davvero difficile.

Perchè leggerlo: E’ lento, molto noir, con un gran colpo di scena alla fine

Perchè non leggerlo: Troppo malinconico.

Cos’ho pensato quando l’ho finito: Niente è come sembra o come immaginiamo che sia

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