Il commissario delle nebbie (Parte 1)


Parma, nell’ultimo periodo, ha vissuto un momento di ribalta mediatica. Non più una grassa e dotta città emiliana, bensì un comune in crisi e con un debito allucinante che le ha fatto meritare il soprannome di “Grecia d’Italia”. La prima città che ha visto vincere il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo. In questo, forse, rappresenta il futuro.

Tra le vie di questa città si muove il commissario Soneri, personaggio di fantasia creato dall’autore Valerio Varesi. Sulla cinquantina, meditabondo e combattuto, Soneri è l’investigatore del noir italiano che più si avvicina allo stile (inarrivabile) del Maigret di Simenon.

“Stavo seguendo una vicenda di cronaca per il giornale nel quale lavoravo alla fine degli anni ’80” mi ha raccontato Valerio Varesi “quando mi capitò di occuparmi del “caso Carretta”, la famiglia di Parma che scomparve a bordo di un camper. Un mistero cominciato il 4 agosto ’89 e conclusosi solo dopo nove anni e mezzo. A un certo punto, io che avevo scritto cose lontanissime dal giallo, mi venne in mente di raccontare la storia a modo mio. Mi chiesi che strumento usare narrativamente parlando e fu allora che mi convinsi che il “giallo” era un ottimo registro narrativo non solo per svelare un mistero, ma anche per addentrarsi dentro i problemi di una società. Quest’ultima valenza è quella che più mi ha interessato, ma a quel punto ci voleva un personaggio. E’ stato allora che è nato Soneri, uomo pensoso, malinconico e un po’ solitario, apparentemente distaccato, ma “coi bernoccoli metafisici” come disse Gadda del suo don Ciccio Ingravallo.”

Perché ho definito Soneri il più “maigrettiano” dei personaggi noir in Italia? Perché ama attendere, bere barbera, bonarda, fortana o gutturnio e mangiare anolini in brodo (il cibo è una componente importante dei romanzi di Varesi, ndr), mentre indaga a suo modo. Odia i mezzi tecnologici come il computer, il suo stile è quello della strada. Infatti Soneri bazzica poco l’ambiente della Questura, preferendo passeggiare tra le vie del centro storico, interrogando e ponendo domande, e lo fa da solo. Tratta i subalterci (tra cui gli ispettori Juvara e Musumeci) con un misto di durezza e di indolenza che tanto lo fanno assomigliare al collega del Quai des Orfevres. Anche la vita del commissario sembra quella di un noir. Studente di sinistra all’epoca delle contestazioni universitarie, vedovo di Ada, la moglie morta di parto insieme al neonato, ha una relazione difficile con Angela, bell’avvocato parmense. Soneri, soprattutto, è un forestiero. Viene dalle montagne dell’Appennino emiliano. E ciò, alle volte, pesa. Perché Param è una città di provincia, dove tutti sanno tutto.

I romanzi di Varesi lenti, meditabondi, invernali. Varesi è molto bravo nel ricreare le atmosfere di nebbie, freddo, temperature rigide e nevicate dell’Emilia.

“Non è un gran bel mondo quello che vede un commissario…” prosegue Varesi “e dal punto di vista di Soneri, uno che ha creduto nel miglioramento dell’uomo e del suo essere sociale, l’oggi è la rappresentazione del fallimento di una generazione, la sua, che non è riuscita a cambiare in meglio la realtà. In un certo senso, il mio commissario si fa testimone di questo. Francamente non capisco molti gialli giocati sul ridanciano con protagonisti guasconi come personaggi da fumetto. A pensarci bene, un commissario che crede al suo ruolo, può essere allegro in una società dove governano i ladri, i pregiudicati, i faccendieri e le puttane?”

Molto spesso l’indagine criminale in sè passa in secondo piano e la descrizione di un aspetto sociologico della città diventa predominante. Parma, nei romanzi che vedono protagonista Soneri, è una città di nebbia, densa e sporca, dove il presente è un grande punto interrogativo. Perché Varesi ha sentito il bisogno di mostrare la Parma che nessuno conosce?

“Perché credo che il noir o la sua ibridazione col giallo, abbia esattamente questa funzione: sostiuire o sostituirsi al romanzo sociale, d’impegno. Non ha senso continuare a intessere trame più o meno complesse e originali col solo scopo enigmistico di giocare a nascondino col lettore o di tenere celato fino alla fine l’assassino. Non ho niente contro il giallo enigmistico, dico solo che ha fatto il suo tempo. Se questo genere narrativo intende avere un futuro, occorre che si carichi di altre valenze che sono lo svelamento dei meccanismi interni a una comunità dai quali rampolla il male, l’assassinio, la corruzione. Al “chi è stato” sostituisco il “perché è accaduto”. Solo se il “genere” saprà nobilitarsi in questo modo e dotarsi di una lingua letteraria, potrà candidarsi a vero romanzo sociale. In definitiva, io uso il giallo più che praticarlo. Ma non era così anche per Sciascia, Scerbanenco, Gadda e i migliori esempi stranieri a partire da Chandler, Ellroy o Hammett? Non è la descrizione di tutto ciò che di marcio c’è dietro l’apparente luccicore del welfare svedese o nordico ad affascinare i lettori di casa nostra? Del resto pensa un po’ cos’è diventata Parma: da città all’avanguardia nel sociale com’era negli anni ‘70 a una sorta di covo del malaffare dov’è avvenuto il più grande scandalo finanziario d’Europa e dove allignano amministratori che s’intascano le tangenti sulle merende e i pasti dei bambini. Come fa Soneri a non essere nostalgico e malinconico?”

La particolarità dei romanzi del commissario Soneri è che ogni omicidio è comunque ricollegabile a un momento particolare della vita del commissario e della città stessa.

Perché, come afferma spesso il commissario, “Parma è una città che ha dimenticato il suo passato”.

Se l’argomento t’interessa, allora dai un’occhiata a:

Intervista a Valerio Varesi

Oro, incenso e polvere

Le ombre di Montelupo

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