Nicola Verde @ Noir Italiano


Oggi viene a trovarci l’autore Nicola Verde, che ha pubblicato “La sconosciuta del Lago”. Conosciamolo meglio.

Noir Italiano: Ciao Nicola, benvenuto a Noir Italiano. Io prendo un crodino, oggi niente alcol. Tu?

Nicola Verde: Grazie, bentrovati. Per me, invece, un “bianchino”, mi pare l’ora giusta per un aperitivo leggermente alcolico e appena appena frizzantino: a stomaco ancora vuoto dà il giusto pizzico di ebrezza.

Noir italiano: Cosa significa per te “noir?”

NV: Il recesso più profondo del nostro animo: niente è più oscuro e misterioso di esso.

NI:Come ti documenti prima di scrivere un romanzo?

NV:A parte la mia libreria, ho la fortuna di vivere a Roma: la Biblioteca Nazionale e la rete delle biblioteche comunali sono fonti vastissime e preziose cui attingere. L’Archivio Storico quando mi sono occupato di Mastro Titta (il boia papalino) e di Roma della metà dell’Ottocento. Ah, dimenticavo: internet, naturalmente, quando non devo approfondire troppo.

NI: Quando scrivi parti da una scaletta predefinita oppure ti lasci guidare dalla scrittura?

NV: Entrambe le cose. Nel senso che partito da un nocciolo d’idea, faccio una breve sinossi, a volte (ma non sempre) addirittura una rozza scaletta. Puntualmente perdo tutto, così che sono costretto a ricominciare. E non una volta sola. (Uso ancora foglietti di carta). Probabilmente è un fatto inconscio (psicologia spiccia): perdere quegli appunti mi obbliga a rivedere l’idea e a riscriverla, ogni volta modificando o aggiungendo qualcosa. Poi, lungo il percorso, mi lascio guidare dalla scrittura, a volte addirittura dai personaggi, perché davvero può capitare che essi ti prendano per mano e ti conducano dove vogliono, anche a scapito della storia già delineata. A proposito dell’uso dei foglietti, chiarisco che appartengo a quella schiera, non so quanto folta, di autori che ancora usano penna e bloc-notes e che poi, piano piano, riportano sul computer. Questo mi consente di fare un primo intervento di riscrittura nel momento stesso in cui faccio l’operazione. Successivamente intervengo sia su video che su carta. Un numero infinito di volte, fino a quando non sono “costretto” ad abbandonare il testo. D’altronde è soltanto con la riscrittura che si arriva a comprendere esattamente ciò che si vuole dire.

NI: La tua musica per scrivere?

NV: Niente, nessuna musica, amo il silenzio, mi serve per concentrarmi. Ma, a differenza di molti che non vogliono essere influenzati da altre letture, ho sempre sottomano un libro di Simenon, nei momenti di stanca lo leggiucchio, mi aiuta a ritrovare il mio passo.

NI: Parliamo di noir in sè stesso. Credi che si tratti solo di letteratura d’evasione o sia un modo che gli autori hanno per mostrare verità ritenute scomode?

NV: Di solito si dice che attraverso il noir si possa dare una chiave di lettura della realtà e della Storia. Vero. Ma è anche vero, secondo me, che l’autore non deve sentirsi obbligato a farlo (oltretutto, essendo una lettura personale, sarebbe sempre parziale). Sarebbe una costrizione autolimitante. Penso a Simenon: pur vivendo in quel periodo storico che sappiamo, non ha mai fatto riferimenti a esso, eppure resta, senza dubbio, uno dei più grandi autori del Novecento (tout court). I delitti di cui si è occupato sono quelli che ci portiamo dentro. E questa, credo, sia la verità più scomoda di tutte.

NI: Il tuo delitto perfetto…

NV: Ne ho fatto cenno nella risposta precedente (e probabilmente te lo avranno già detto, ma credo sia una verità universale): quello che commettiamo ogni giorno nei confronti dei mostri che sono dentro di noi. Quando non ci riusciamo, ecco che commettiamo quelli reali. Ma “perfetto” potrebbe anche intendersi privo di ogni impurità, be’ in questo caso quello d’impeto, che è cieco, mosso soltanto dall’istinto animalesco.

NI: Quanto tempo dedichi alla scrittura?

NV: Da quando sono in pensione, quasi l’intera giornata e per buona parte della settimana, ma, dispersivo e disordinato come sono, soltanto dopo molto tempo perso a bighellonare, a leggiucchiare e a prendere appunti, riesco a entrare nel ritmo giusto per produrre alcune pagine. Cerco di convivere con le mie storie, i mie personaggi, per tutto il tempo della stesura. Pure sul comodino ho il mio fedele bloc-notes. E’ un modo di operare dispendioso e faticosissimo, non lo consiglio.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir…

NV: Una che, secondo me, distingue, in maniera sintetica, il giallo dal noir: Il giallo sutura, il noir suppura. Una specie di motto: il mio motto.
Ringrazio te per lo spazio che mi hai dedicato. E ringrazio coloro che vorranno dedicare un po’ del loro tempo alla lettura di questa mia intervista (e a quella dei miei romanzi, naturalmente!)

Se l’argomento t’interessa, allora dai un’occhiata a:

La sconosciuta del lago di Nicola Verde

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