Noir Italiano intervista Marco Vichi


Marco VichiMarco Vichi è sicuramente tra i più importanti autori italiani. Creatore del personaggio del commissario Bordelli della questura di Firenze. Dei suoi romanzi ho sempre apprezzato i dialoghi. Brevi, efficaci, ben fatti. Per noi è un piacere che abbia risposto alle nostre domande. Buona lettura!

Noir italiano: Ciao Marco, per me è un onore intervistarti. Io prendo un calice di Chianti, che è sempre ben accetto. Tu?

Marco Vichi: Un buon Lagrein, ma solo se ceniamo… mai fuori pasto.

NI: Cominciamo: cosa significa per te noir?

MV: Significa “nero” in francese… A parte gli scherzi, abbasso le etichette. Una volta non esistevano delle definizioni così puntigliose. Ci sono classici della letteratura che oggi verrebbero etichettati in modo che ci sembrerebbe quantomeno improprio. I romanzi sono romanzi. Delitto e castigo è un noir? Un poliziesco? È un capolavoro, a me basta questo.

NI: Nei tuoi libri ho trovato i dialoghi più efficaci e verosimili mai letti. C’è uno studio alle spalle oppure è un “talento naturale”?

MV: Ti ringrazio. Devo dire che da lettore sono sempre stato un appassionato di dialoghi, hanno la capacità di dire molto in poche righe, sanno rivelare l’anima dei personaggi senza troppe spiegazioni.

NI: Il miglior luogo dove ambientare un noir?

MV: Vista la mia insofferenza per le etichette, preferirei la domanda: “il miglior luogo dove ambientare un romanzo?” Risposta: ovunque. Il romanzo è una “dimensione dell’anima” (rubo l’espressione a Sant’Agostino, che la usò per definire il tempo), dunque può svolgersi in ogni tempo e in ogni luogo, basta che riesca a trascinare il lettore in un mondo di emozioni, che in certo senso sono degli specchi in cui riflettersi per conoscersi meglio.

NI: Quando sei a “caccia d’idee” come ti comporti?

MV: Aspetto che le storie vengano a me.

NI: Quando cominci a scrivere una nuova opera, parti da una scaletta ben precisa oppure dici “vorrei raccontare una storia del genere” e ti lasci condurre dalla scrittura?

MV: Nessun progetto a tavolino. Mi lascio affascinare da una prima immagine e poi la seguo, con la sensazione di scrivere sotto dettatura, in una sorta di trance. Non invento le storie, le scopro. Dissotterro qualcosa che esiste già, è questo che mi sembra di fare.

NI: La tua musica per scrivere?

MV: Adesso il silenzio, ma da ragazzo ho scritto spesso con la musica: Schubert e Bach, soprattutto.

NI: Ambientare un romanzo nel passato richiede una grande documentazione, per poter rendere verosimile la vicenda (ho letto noir ambientati negli anni 30 nei quali c’era la tv, per esempio). Tu come affronti la cosa?

MV: Cerco di documentarmi, anche se qualche inesattezza è sempre in agguato (a volte, lettori appassionati di auto mi indicano degli errori nella descrizione di qualche accessorio, e regolarmente li faccio correggere nelle edizioni successive). Ma la cosa più importante è che l’atmosfera sia quella giusta.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

MV: Dopo quello che ho detto, per una domanda del genere potrei mandarti a quel paese… ma non lo farò, visto che mi hai offerto un Lagrein.

Se l’argomento t’interessa, allora dai un’occhiata a:

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