Tutto sul cinema noir italiano, con Marco Maculotti


Marco Maculotti è il curatore del blog BMovieZone, il meglio che ci sia nel web sul cinema all’italiana. Chi più di lui può raccontarci il cinema noir italiano? Buona lettura!

Noir Italiano: Ciao Marco e benvenuto. Cosa ci beviamo? Per me un bicchiere di punt e mes.

Marco Maculotti: Un J&B, come nella migliore tradizione del giallo all’italiana.

NI: Cosa significa per te noir?

MM: A mio parere, “noir” è più una sensazione che un genere cinematografico. E’ vero, ci sono elementi comuni che accomunano una determinata cerchia di pellicole, realizzate soprattutto tra gli anni Quaranta e Cinquanta, e che vengono appunto denominate “noir”. Ma al di là dei gangster e dei detective, della criminalità e delle indagini poliziesche, il vero elemento caratterizzante del “noir” secondo me è l’atmosfera: un’atmosfera ben definita e ben riconoscibile, ottenuta con forti contrasti di bianco e nero nella fotografia, alimentata da location oscure, luridi bar dio metropoli americana e altri ambienti insani in cui si aggira un’umanità deviata, ambigua, rigettata dalla società. Un’umanità tuttavia più reale di quella che si vede in molti film per così dire mainstream. La genialità del “noir” però va oltre: i migliori interpreti del genere infatti non si sono limitati a mettere in scena il “bene” e il “male” e a tracciare una linea di confine, ma spesso al contrario nessun personaggio è malvagio o buono al cento per cento. Lo spettatore si trova quindi di fronte a personaggi a tutto tondo, con i loro vizi e il loro fascino perverso, che potrebbero risultare anche simpatici. Per questo non di rado lo spettatore simpatizza con quello che sulla carta è “il cattivo”, proprio perchè in questo genere come forse in nessun altro non esiste solo la dicotomia “bianco”/”nero”.

NI: Cos’ stato il genere poliziottesco per il cinema italiano?

MM: Indubbiamente influenzato dal cinema “noir” di metà Novecento, negli anni Settanta il poliziesco in Italia ha assunto rapidamente canoni ben definiti, come in nessun altro paese europeo. Non si può certo dimenticare che il nostro Paese si trovava in una fase storica molto delicata, quella da tutti definita “anni di piombo”. In questo clima di pericolo costante e precarietà un genere come il poliziesco non poteva non venire contaminato: nasce così il poliziottesco, in cui spesso le indagini della polizia e le vicende criminali che fungono da trama al film vengono sviluppate in chiave enfatica, demagogica o comica; assistiamo ad un’azione sfrenata e ad una violenza spesso efferata e gratuita; i commissari di turno assurgono al ruolo di “vendicatori-giustizieri” della città, riprendendo in qualche modo un cliché del filone western. I protagonisti sono spesso antieroi, scorretti e talvolta estremamente violenti e giustizialisti, ma anche dotati di un’enorme forza di volontà e moralmente impeccabili: anche in questo indubbiamente si può riconoscere l’influenza del cinema “noir” sul poliziottesco all’italiana. NI: Si parla sempre di cinema all’italiana come cinema di serie B. E’ cos“? MM: Il periodo compreso tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta è stato sicuramente uno dei più fertili per il cinema italiano. Senza scomodare i classici come Fellini, Pasolini, Antonioni (nelle cui pellicole pure si possono rintracciare “germi” del cinema di genere), non è sbagliato dire che in quegli anni la scuola italiana acquistò grande credibilità e visibilità nel resto del mondo, anche se spesso purtroppo postuma (si veda il caso della riscoperta di molti registi “B” italiani – il caso più lampante è quello di Fernando Di Leo – in seguito alle dichiarazioni d’amore di registi ultrafamosi come Tarantino). In quegli anni qualunque genere cosiddetto “di serie b” – perchè considerato dalla critica non troppo impegnato in quanto a tematiche e realizzazione tecnica – conobbe una vera e propria età dell’oro: l’horror con Argento, il giallo con Lenzi, il thriller con Fulci, il poliziottesco con Di Leo… e tutti questi generi con Bava! Senza dimenticare la nascita di mini-filoni peculiari della scuola italiana, quali il cannibal-movie di Deodato e l’erotico-esotico di D’Amato. La cosa più eccitante è che in realtà ho semplificato molto, dal momento che in quegli anni qualunque regista di quelli nominati in realtà ha sperimentato ognuno di questi generi, o quasi: c’era un tale humus creativo che ognuno si sentiva spronato a sperimentare qualsiasi genere, anche i più disparati!

NI: Quali sono le caratteristiche peculiari di quelle pellicole?

MM: Dare una definizione di “b-movie” è di estrema difficoltà. Il discorso è lunghissimo e probabilmente non si giungerà mai ad una definizione condivisa da tutti. In ogni caso rimando alla pagina di introduzione (http://bmoviezone.wordpress.com/about/) di B-Movie Zone, in cui cerco di spiegare al meglio cosa intendo io per “cinema di serie B”.

NI: Com’ nato B-Movie Zone?

MM: Un giorno mi resi conto di avere un’insana passione per i film cosidetti “di serie B”, soprattutto italiani. Li consideravo per certi versi superiori ai “classici”, così mi decisi a crearmi uno spazio in cui potessi parlare di queste pellicole spesso bisfrattate se non addirittura sconosciute, per diffondere il Verbo. Molti registi e opere del cinema B italiano meritano maggiore visibilità, questo è quello che anche la critica più integralista sta ammettendo negli ultimi anni.

NI: Cosa vorresti trasmettere con il tuo blog?

MM: B-Movie Zone vorrebbe essere una sorta di “cahiers du cinema” del genere giallo, thriller, horror, poliziottesco, erotico – per lo più quello che interessa il cinema italiano. Mi piacerebbe che i lettori di B-Movie Zone riescano a comprendere l’anima delle pellicole che recensisco, a coglierne l’atmosfera che richiama un tempo ormai andato, un’età dell’oro del cinema B nostrano il cui ritorno è ormai impossibile. Spesso questa “anima” va oltre la validità effettiva della pellicola: ci sono film di dubbio valore tecnico ma che possono vantare un’atmosfera di grande fascino, non facilmente riscontrabile in altre pellicole ben più blasonate.

NI: Indicaci le cinque pellicole più importanti per il cinema noir italiano e perché…

MM: Ne dirò cinque che secondo me hanno portato il cinema noir italiano a un livello superiore, a volte sfruttando le intuizioni dei grandi registi d’oltreoceano, spesso anticipandole: La donna del lago (Luigi Bazzoni/Franco Rossellini, 1965), Una sull’altra (Lucio Fulci, 1969), La Mala ordina (Fernando di Leo, 1972), Cani arrabbiati (Mario Bava, 1974), Milano odia: la polizia non può sparare (Umberto Lenzi, 1974).

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase da poliziottesco.

MM: Mi tocca attingere inevitabilmente da Milano odia: la polizia non può sparare, un cult del poliziottesco che secondo me ha uno script di altissimo livello, reso ancora più epico dal fatto che spesso le battute sono pronunciate (oltre che scritte) da quel genio istrionico che è stato Tomas Milian. C’è una scena indimenticabile per tutti gli amanti del genere in cui la fidanzata ignara di tutto gli chiede “Oh, Giulio, non avrai mica fatto stronzate?” e lui risponde vago “No… ho solo ucciso tre uomini, due donne e una bambina”. In battute come questa c’è tutta l’anima – politically uncorrect e nello stesso tempo così maledettamente affascinante – del poliziottesco all’italiana.

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