Incontriamo il futuro del noir italiano


Oggi incontriamo 10 autori esordienti che hanno pubblicato i loro racconti nell’antologia Neroinchiostro, curata da Massimo Jr D’Auria. teneteli d’occhio, perché sentiremo tanto parlare di loro.

NI: Cosa rappresenta per te la scrittura di una storia nera?

È fare un tuffo nel buio, spiare da un angolo nascosto, avere uno squarcio di qualcosa che non è la norma, qualcosa che è proibito e violento, eppure incredibilmente affascinante. In un certo senso è una sensazione quasi catartica. (Tanja Sartori)

Dal mio punto di vista una storia nera è quel tipo di storia che, al di là del genere specifico (che ci sia o meno, un genere specifico) gioca gran parte del proprio potere d’intrattenimento nell’atmosfera e nella sua costruzione, attenta e metodica.
Una storia può essere nera sia per i temi che tratta (omicidi, eventi misteriosi, sovrannaturale… etc. tutto in base a come si decide di affrontare l’argomento, se da un punto di vista fantastico o da uno realistico) sia per il modo, in cui li tratta.
Uno scrittore capace, con alle spalle anni di paziente perfezionamento, potrebbe rendere nera anche una storia di qualunque genere, anche di quelli che teoricamente le si troverebbero in antitesi. (Antonino Lo Iacono)

Scrivere di per sé è una liberazione, la messa in parole di un istinto troppe volte sopito. Scrivere una storia nera è invece dare un nome alle fobie e alle ansie che quotidianamente strozzano il vivere. Il mio nero non vuole essere forzatamente autobiografico, anzi spesso si nutre dell’estraneità, cresce a contatto con l’altro, si avviluppa in spire e diventa tutt’uno con l’oggetto di osservazione e sperimentazione. Attraverso questa metamorfosi e immedesimazione nel malheur sociale, la penna diventa bisturi e la scrittura è un simposio di chirurghi che disquisiscono sulla cura. Nessun messaggio, nessuna pretesa di salvezza in quello scrivo, cerco soltanto di dar voce a quello che nessuno vorrebbe sentire. (Isabella Zangrando)

Affrontare per primo sulla pelle (e nel cuore), un’angoscia indigeribile, soffrirla fino in fondo per poi “passarla” ad altri. ( Riccardo Carli Ballola)

Catarsi. Purificazione letteraria dalle scorie di male che, inevitabilmente, mi porto addosso. Scrivere una storia nera per me significa soprattutto dialogare con la mia metà oscura, ascoltarla, accettarla e disarmarla. Significa prendere atto dell’esistenza di un lato istintivo, pulsante e pericoloso che appartiene a tutti noi e che dobbiamo gioco-forza imparare a gestire. Io ci riesco scrivendone. (Mauro Zanetti)

Le storie che preferisco sono quelle che contengono elementi fantastici di qualche tipo. Per me, la scrittura è una possibilità di inventare e mostrare una realtà quanto più possibile distante dalla nostra. (Marco Migliori)

Non è facile dirlo. Non mi sono mai cimentato in un romanzo noir, principalmente perché non è la mia dimensione ideale; ho scritto diversi racconti e si tratta di storie che sono nate da sole, da spunti colti nel corso di giornate normali, da esperienze, da particolari percepiti in uno stato d’animo cupo che altrimenti sarebbero passati inosservati, dall’osservazione di persone e personaggi, dei loro comportamenti e stereotipie. Il noir è dappertutto e tutti, in un modo o nell’altro, lo viviamo, magari senza rendercene conto o chiamandolo in un altro modo. Non è necessario uccidere o doversi districare in complotti malavitosi, essere alcolisti o depressi cronici: il noir è parte della quotidianità. Ma non sempre è facile riconoscerlo, e, quando ci riesco, mi piace provare a scriverlo e a descriverlo, ambientarlo in un contesto per quanto possibile normale, o almeno verosimile, credibile. Anche se, a volte e come nel racconto pubblicato nell’antologia, mi trovo a scivolare nell’improbabile evolversi di situazioni surreali; ma è la storia stessa che me lo richiede, e io non so dirle di no. In ogni caso, senza voler cercare motivazioni astruse, per me la scrittura di una storia nera è puro divertimento, svago. Ha qualcosa di liberatorio. (Enrico Scigliuzzo)

La scrittura di una storia (in generale) è un momento intimo, tutto mio: ci siamo soltanto io e i miei personaggi… anzi, a volte ci sono solo loro e basta. Capiamoci, non è che mi chiuda a riccio nei confronti del mondo; però, quando sento di avere l’input adatto per un certo racconto, butto giù la primissima parte di esso tenendo a mente uno schema narrativo (se il racconto è abbastanza breve, altrimenti lo metto nero su bianco). Dopo aver iniziato a scrivere proseguo con la mia solita vita,  ma ormai qualcosa è scattato e mi ritrovo una parte del cervello in continua lavorazione, intenta a stravolgere l’eventuale schema di cui sopra, a creare nuovi intrecci di trame e piccole situazioni, a bocciare personaggi per accoglierne altri. Praticamente quella piccola parte di me, quando sono nel periodo creativo, è sempre tra le nuvole. E per fortuna, aggiungo. La scrittura di una storia nera è tutto quello che ho scritto sopra, condito però con la passione per il thriller-noir-horror che mi porto dentro sin da piccolo. (Roberto Ciardiello)

Scrivere storie nere mi aiuta a esorcizzare le paure. Nei miei racconti metto sempre un bel po’ di quotidianità e la mescolo a situazioni più o meno paradossali. Mi è sempre piaciuto usare il ribaltamento come chiave di lettura, portare il lettore da una parte e mettere la soluzione dall’altra; il noir coniuga con classe e raffinatezza la paura e l’inganno. (Enrica Aragona)

Un viaggio nei risvolti più oscuri dell’animo umano… e anche un’eccezione, visto che di solito tendo a bazzicare zone più “luminose”. Gli aspetti più dark e sanguinosi di questo genere non suscitano il mio interesse; a stimolarmi è il fatto di entrare nel personaggio – vittima o carnefice che sia – per conoscere le ferite e le motivazioni profonde alla base delle sue azioni.  (Grazia Gironella)

NI:Pensi che l’Italia possa fungere da ambientazione per questo tipo di storie o preferisci un contesto estero?

Non penso esista un’ambientazione ideale, il “nero” può celarsi ovunque, anche nella tua vicina di casa, quella vecchina sempre simpatica e gentile che però di nascosto colleziona coltelli… (T.S.)

Personalmente, nonostante le difficoltà implicite in una scelta del genere, preferisco ambientazioni estere o sufficientemente eterogenee da poter appartenere a qualunque luogo. Nonostante questo però è innegabile che l’Italia abbia un gran potenziale: dai fatti di cronaca, alla politica, al folklore delle campagne e alle leggende urbane e più caratteristiche di certe città non manca il materiale cui ispirarsi per costruire le migliori trame su cui basare ottime storie. Ci sono spunti per permettersi ogni tipo di approccio alla scrittura, l’unica cosa che potrebbe bloccarla è l’atteggiamento della gente, che può causare scoramento e un grado di disillusione così alto da far passare letteralmente ogni desiderio di immaginare e, di conseguenza, mettersi a scrivere. (A. L. I.)

Per me l’Italia è l’ambientazione principale, soprattutto in un periodo così difficile come quello che stiamo vivendo. La storia e la morale di questo paese ci hanno abituati troppo a lungo a nascondere il disagio, la frustrazione, la diversità da quei principi etici cristiani che ci hanno ingabbiato. Da questa repressione ne sono nati veri e propri mostri esistenziali, ma anche persone apparentemente normali che inspiegabilmente sconfinano nella follia, senza spiegazione apparente. Non potrei chiedere uno scenario diverso, l’Italia non ha nulla da invidiare a paesi ammorbanti come l’America. (I.Z.)

L’Italia, certo, cioè casa tua, casa mia, casa “nostra”: la casa del lettore (R. C. B.)

Odio ambientare le mie storie all’estero. Non per esterofobia ma per non cadere in una facile esterofilia che intasa libri e cinema, inoltre non sarei in grado di costruire una storia credibile se la collocassi in un ambiente socio-cultural-politico che mi è poco noto e distante migliaia di chilometri. (M. Z.)

Credo che quanto più l’ambientazione contenga elementi normali tanto più risaltino quelli che non lo sono. Quindi, una storia ambientata in Italia evidenzierà meglio gli aspetti più fantastici del racconto. (M. M)

L’Italia come qualsiasi altro Paese. Non è una questione di latitudine, ma di persone. E le persone, ovunque ci si trovi, nel profondo del proprio essere albergano ancora la bestia primordiale, l’entità che ci accomuna a prescindere dalla razza, ideologia o religione. L’uomo istintuale, l’essere socialmente instabile gravato dal peso di una psiche a volte troppo rapida rispetto all’intelligenza di cui è dotato: è questo ciò che accomuna gli uomini, sotto qualsiasi cielo. In ogni caso, le cronache italiane ci rimandano da sempre a storie marcatamente noir o addirittura splatter, a partire dalla vicenda di Leonarda Cianciulli, la famigerata saponificatrice di Correggio, fino al tristemente noto “zio Michele” dei giorni nostri. Senza contare le migliaia di storie meno note che potrebbero costituire l’impalcatura per romanzi dalla trama inarrivabile. Quindi, se la realtà ci offre così tanto materiale, quanto se ne potrebbe ottenere dalla fantasia? (E. S.)

Sicuramente può. I paesaggi italiani ben si prestano ai racconti neri: fabbriche abbandonate nei quali forse di giorno dorme uno psicopatico che di notte se ne va in giro col suo coltello ormai incrostato di rosso-marrone; cascine silenziose con accanto i maiali che stanno triturando chissà cosa con i denti; una donna che a tarda sera manca l’appuntamento con l’ultima corsa del bus e dietro l’angolo dei portici di una Roma silenziosa e puzzolente di urina e birra stantia percepisce…Ma sto divagando.Il fatto è che la maggior parte della gente è ormai totalmente influenzata da altri paesi, come l’America ad esempio. Lo sono a tal punto che storcono il naso se leggono di Mario che mangia un piatto di fettuccine con un ragù che ragù non è, o di Aldo, metalmeccanico in mobilità della provincia di Milano, talmente geloso della propria moglie da pensare che ogni volta che lei esca lo tradisca col primo uomo facoltoso che incontra (e non a caso su una cartuccia da cinghiale ha da tempo inciso due iniziali).Ma sto divagando. Di nuovo. Anch’io un paio di racconti li ho ambientati fuori dall’Italia, in Irlanda per la precisione, ma il mio è stato più una sorta di tributo a un paese che amo piuttosto che un capriccio. Oltre all’America ci siamo anche noi e il resto d’Europa. Ricordo il primo romanzo con ambientazione svedese che ho letto. Ho pensato qualcosa del tipo: “Uh, finalmente qualcuno che non mangia hamburger e non lavora nel distretto di polizia di L.A”. (R. C.)

Ho sempre ambientato le mie storie in Italia, ho usato metropoli e province, paesi e campagne, perché di Salgari ce n’è uno solo. E di racconti di John e Mary che incontrano il fantasma di Jenny sulla Route 66 credo ce ne siano già abbastanza.  (E. A.)

Come lettrice tendo a preferire ambientazioni straniere per qualunque genere di storia; non perché l’Italia mi sembri una cornice poco interessante in sé, quanto perché mi piace avvicinarmi ad altre culture, lo trovo un valore aggiunto. Come scrittrice mi barcameno tra i due estremi con sorti alterne. Negli ultimi anni però mi sono resa conto che tutto dipende dalla mano dello scrittore: se è valido, qualunque ambientazione ha fascino, anche la più banale e quotidiana. (G.G.)

NI: Quale pensi sia un elemento imprescindibile per una storia nera?

Oscurità e violenza, che non vuol dire ambientare una storia di notte o raccontare scene splatter quanto piuttosto mettere in risalto le ombre che si celano nell’animo umano, i lati più oscuri e nascosti, il barlume di follia che pulsa nel profondo di ognuno. (T.S.)

Domanda difficile, un elemento imprescindibile? Un’atmosfera di cupa attesa, di consapevolezza che le cose,  molto probabilmente, andranno male e che non è detto che il nostro Eroe riuscirà ad arrivare alla fine della storia.
E se ci riesce non è detto che lo faccia tutto d’un pezzo. (A. L. I.)

Credo che il disagio sia la componente chiave. Non il disagio del/dei protagonisti della storia attraverso strumenti strettamente letterari (intreccio, colpo di scena, finale a sorpresa), ma del lettore, che deve provare in sottile senso di nausea, un distacco sempre crescente da quella tranquillità che precede o accompagna inizialmente la lettura. Alla fine del racconto il lettore deve scoprirsi diverso da prima, deve porsi delle domande. A ben poco servirebbe una sequenza di immagini violente, se chi legge non si sentisse coinvolto o si identificasse nel protagonista. L’unico risultato sarebbe l’abbandono della lettura, o la sensazione di avere in mano un prodotto letterario scadente. Quindi serve creare un piccolo universo di cui sentirsi parte, in cui identificarsi, per poi essere precipitato nell’inferno più doloroso. Quel disagio che ne scaturisce è per me il vero Nero. (I.Z.)

Credo la sensazione d’impotenza, perciò dell’impossibilità di un esito che non sia violento e ineluttabile. Dove l’attesa di un evento diverso, meno soffocante e più gestibile, sia strutturalmente “disattesa”. Più in generale, la trasmissione di una fatalità da vivere. (R. C. B.)

Il coraggio e la sincerità dello scrittore di lasciar spazio alle proprie emozioni, senza remore morali o paura di essere giudicato. Svuotare il sacco delle proprie pulsioni, mettere in tavola ogni orribile pensiero, ogni incubo e ogni nefandezza che la propria mente decide di partorire, senza auto imporsi un limite. Tanto è solo letteratura, non fa male a nessuno, anzi, come ho già detto prima, semmai purifica. (M. Z.)

In generale, penso che debba qualche elemento di originalità, non necessariamente a livello di idea principale della storia, anche negli elementi secondari o nella scrittura. (M. M.)

Non sono uno “specialista del noir”, e neppure di altri generi d’altronde, ma, parlando di personaggi,  credo  che un elemento imprescindibile sia la rappresentazione del loro rapporto con se stessi e con le persone, inteso nell’accezione più intima. La psicologia dovrebbe essere ben definita, fornire al lettore delle motivazioni che possano giustificarne l’agire e il reagire. Il lettore dovrebbe poter entrare nelle dinamiche delle menti coinvolte, fino al punto di riuscire a prevederne le mosse e immaginarne i comportamenti. Sta poi allo scrittore, ed è questa forse la cosa più difficile, smentirlo e mostrare che esiste l’inatteso, l’alternativa; altrimenti mancherebbe il divertimento! Ma la cosa più importante per un noir, secondo me, è e resta il sentimento. Non importa se positivo o negativo, l’importante è che sia forte, pregnante e che coinvolga il lettore. Quanto sopra, inutile dirlo, fermo restando che la trama deve essere ben congegnata e poggiare su eventi che sappiano fornire alla vicenda la necessaria “carica ansiogena”. Questo, almeno, è ciò che penso. (E. S.)

La quotidianità, senza dubbio. Entrare nella vita di tutti i giorni del lettore, destabilizzarla, minare le sue sicurezze, togliergli i punti di riferimento sui quali sa di poter contare. Quando questo accade ci si sente spiazzati,confusi. Immaginiamo per un istante di uscire di casa come tutte le mattine, pronti per un’altra noiosa giornata di lavoro. Ci avviciniamo alla nostra macchina e notiamo una pozza sotto di essa. Magari non è niente, la sera prima è piovuto ed è tutto ok; però quella pozza è oleosa, e chinandoci ci accorgiamo che il manico di un cacciavite sbuca dal serbatoio bucato del carburante. Vandalismo o minaccia? E quel Marco che abbiamo messo in ridicolo in piazza davanti a mezzo paese, l’altra sera, non fa proprio l’elettricista? Continuo a divagare, quindi mi fermo qui. (R. C.)

L’indagine. Ma a differenza del giallo dove l’indagine è tracciabile perché mirata a scoprire i colpevoli, nel noir l’investigazione deve essere fatta dall’interno. Solo riuscendo a guardare a fondo le paure, analizzandole e mettendole al proprio servizio uno scrittore di nera può riuscire a trasmettere la giusta tensione ai lettori. (E. A.)

Se posso nominarne due: un protagonista interessante e la profondità nell’analizzare l’anima dei personaggi per rendere accessibili al lettore le loro idee ed emozioni.  (G.G.)

NOTE BIOGRAFICHE

Tanja Sartori, classe 1980, è diplomata in Ragioneria ma ha poi seguito studi umanistici. Ama i buoni libri e la scrittura, soprattutto di genere fantastico e horror. Ha esordito con la saga fantasy “Il Fiore Eterno” edita da 0111 Edizioni, che sarà presto ripubblicata in ebook da Edizioni di Karta. Ha pubblicato alcuni racconti su antologie e riviste, tra cui: “La stanza di Miku” e “Hikikomori” sulla rivista digitale Altrisogni numero 2 e 3; “L’ora del tè” nell’antologia 365 Racconti horror per un anno e “L’ultima notte” in 365 Racconti sulla fine del mondo, edite da Delos; “Black Out” nell’antologia “Nel Buio” di dbooks.it e “Mi Amor” sul primo numero della rivista digitale Knife. Collabora con autori emergenti e portali letterari come freelance.

Antonino Lo Iacono nasce a Palermo, un dì dell’88, si da piccolo sviluppa una vena macabra che lo porterà a sognare di diventare da grande uno scienziato pazzo per creare il suo esercito di Creature di Frankenstein e devastare il mondo realizzato però di non avere le potenzialità scientifiche necessarie, si dedica alla narrativa. Nel momento in cui scrive i suoi racconti pubblicati sono quattro, Polvere alla Polvere (Delos, 2012) Padre (Zolfo & Mercurio, 2009) In Dissolvenza (Nero Press, 2012) e Disgregamento (Sogno Edizioni, 2012). Inoltre sta lavorando a un romanzo che probabilmente non vedrà mai la luce, il che, riguardando l’Horror, potrebbe non essere affatto un male. Nel web è conosciuto come Nephrem On’Yn’Rah (altro suo hobby sono i nickname complicati) e amministra il Writer’s Dream, possiede anche un blog personale ancora Work In Progress.”

Isabella Zangrando. Nasce a Venezia 29 anni fa e ora risiede a Treviso da alcuni anni. Laureata nel 2004 in Lingue Orientali, intraprende la carriera lavorativa nel prolifico ramo del calzaturiero montebellunese come buyer. Al di fuori della sfera professionale, la passione per la scrittura e per la lettura non la abbandona sin dalla prima adolescenza. Nelle sue opere, trae ispirazione soprattutto dagli stati d’animo, dalla lenta osservazione della realtà e delle vite altrui, soffermandomi spesso sul contrasto che si scatena tra i desideri individuali/collettivi e le aspettative che quasi mai si realizzano. In questo si può riconoscere una forte matrice di provenienza orientale, e certamente novecentesca. La scrittura è un momento intimo e febbrile in cui la percezione razionale si assottiglia e prevale la componente emotiva. Ultimamente si è rivolta alla realtà del romanzo noir, con una particolare preferenza per il filone americano, ma con un occhio sempre rivolto alla realtà italiana.

Carlo Ballola. Nato a Comacchio nel 1953, ha scritto un libro di racconti e poesie dialettali, pubblicato e partecipato a reading di poesia. Finalista a “Esperienze in giallo” 2011 (Fossano) con “Sapore di sale”, a “Streghe e Vampiri & Co.”, Giovane Holden Edizioni 2011, con il romanzo “Vite Morte” e al concorso Corpi Freddi 2012 con il racconto “Cenere alla cenere” (pubblicazione in ebook-Serial per conto della Chichili Agency Italia, in Germania, Svizzera e Austria). Suoi racconti sono su riviste, quotidiani e in antologie quali: “La Paura fa 90”, “256K” (2011) e“69 orizzontale” (2012) a cura di BraviAutori; “365 racconti erotici per un anno” (2010), “365 racconti horror per un anno” (2011) e “365 racconti sulla fine del mondo” (2012) Delos Books, collana Atlantide, curata da Franco Forte. Nerinchiostro per la Sogno Edizioni 2012). Per Mondadori “Polvere”, in appendice al Classico del Giallo Mondadori (giugno 2012).

Enrica Aragona nasce a Roma sotto il segno del Leone. Nel 2007 inizia un lungo percorso nel mondo dell’editoria che la porterà, quattro anni più tardi, a fondare l’agenzia Mondoscrittura (www.mondoscrittura.it). Adora scrivere short stories, specialmente quelle più nere, e compare in numerose antologie: Italian Noir, SerialChillers, 365 racconti horror per un anno, Premio NeroLab e molte altre. A breve uscirà con un romanzo erotico/noir dal titolo Sono quello che vuoi, pubblicato da Edizioni La Gru, collana Corto Circuito. Dopo tanta gavetta, oggi si sente finalmente pronta per entrare dalla porta principale di una major editoriale. A costo di doverla sfondare a capocciate.

Roberto Ciardiello nasce a Roma nel 1980, dove tuttora lavora come operaio presso l’aeroporto L. Da Vinci. Ha pubblicato un racconto per l’antologia “365 racconti sulla fine del mondo” edito da Delos Books e un altro nella raccolta “Il ritorno dei corti viventi” di Edizioni XII.

Grazia Gironella. Nata a Bologna il 9 maggio 1963, interprete e traduttrice, si è trasferita da qualche anno con la famiglia in provincia di Pordenone, dove può dedicarsi a tempo pieno alla famiglia e ai suoi tanti (e mutevoli) interessi, primo fra tutti la scrittura, che ha scoperto dopo una vita di voraci letture. Nel tempo libero viaggia, pratica escursionismo e arti marziali. Finalista alla 41ª edizione del Premio Teramo, ha pubblicato con Tabula Fati “Tarja dei lupi” e con Eremon “Per scrivere bisogna sporcarsi le mani”. È autrice di svariati racconti premiati a concorsi letterari nazionali e inseriti in antologie, oltre che di due romanzi attualmente in valutazione presso case editrici.

Marco Migliori è uno pseudonimo con cui l’autore ha pubblicato racconti in diverse raccolte (fra cui “365 racconti horror per un anno”-Delos Books, “Alchimie di viaggio”-Edizioni Montag, “I mondi del fantasy”-LimanaUmanita, “Il cerchio capovolto”-I sognatori) e con cui ha vinto e ottenuto piazzamenti di merito in alcuni concorsi letterari. Il suo sito web è http://sgerwk.altervista.org

Mauro Zanetti. Nasco a Trento 35anni fa e come molti bambini, cresco. Scelgo follemente di iscrivermi al Liceo Scientifico dove intuisco che i numeri non saranno il mio futuro e mi butto sulle lettere, raggiungendo al fine una dignitosa laurea. Scrivo più che posso e nel frattempo mi mantengo insegnando storia e italiano. Due miei racconti sono stati selezionati dall’associazione I Sogni di Carmilla e sono entrati a far parte di due antologie: ITALIAN NOIR e I BONSAI DI CARMILLA.

Mi chiamo Enrico Scigliuzzo. Sono sposato con Luisella e ho una figlia di quasi sedici anni, Valeria. Adoro entrambe. Oltre al mio lavoro e alla mia famiglia, amo profondamente tutto ciò che abbia a che vedere con l’arte. In particolare la letteratura e la musica. La scrittura, mia compagna da sempre, pur senza particolari velleità artistiche; un’amica che spesso mi sa consolare e nella quale posso ritrovare il mio essere e il mio equilibrio. Mi piace seguire pensieri non ancora miei mentre prendono forma sulla carta, mi dà soddisfazione. La musica: è la mia isola deserta, il posto dove nascondermi senza il timore di essere ritrovato, se non voglio. In particolare amo il jazz. L’astrazione e la melodia che vi si intrecciano, talvolta celandosi l’una dietro all’altra, mi sanno ancora stupire. E non è poca cosa. Da molti anni suono la batteria, più che discretamente; ma non sono mai riuscito a farne il mio lavoro, come un tempo avrei voluto, perché il talento vero è un’altra cosa. Suono anche la tromba, però male e solo per il mio piacere. Un piacere che gli altri non sembrano condividere. Il mio lavoro, quello vero. Sono medico veterinario, una professione spesso molto lontana da quello che è il cosiddetto “immaginario collettivo”, ma bella e gratificante se esercitata con l’umiltà che richiede. Mi piace il sole, la pioggia, mi piace il calore che sento sotto le dita quando tocco un animale, mi piacciono le strade di campagna e chi le vive. Mi piace il mio lavoro. Questo, a grandi linee, sono io: un uomo fortunato.

Se l’argomento t’interessa, allora dai un’occhiata a:

L’Italia è un paese per vecchi?

Intervista a Massimo Jr D’Auria

Massimo Jr D’Auria presenta: Neroinchiostro

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...