Noir e ambiente, un connubio possibile?


Verdenero è la fortunata collana curata dalla casa editrice Edizioni ambiente. L’obiettivo è semplice e importante: raccontare il mondo delle ecomafie, dei disastri ambientali “statali”, delle connivenze tra politica e industria e la realtà di un mondo sempre più ammorbato. L’iniziativa ha visto la partecipazione di Legambiente e di parecchi scrittori noir quotati. Incontriamo Marco Moro, il direttore della collana.

Noir italiano: Ciao Marco e benvenuto. Ti va un caffè?

Marco Moro: Corretto, grazie.

NI. Cosa significa per te noir?

MM: Per me come professionista dell’editoria la parola noir identifica un linguaggio, un linguaggio che può risultare tra i più efficaci per descrivere determinati aspetti della realtà. Da lettore invece noir corrisponde alla passione per alcuni autori, contemporanei e non.

NI: Com’è nata la collana “verdenero”?

MM: E’ nata proprio dalla considerazione di cui sopra. I fenomeni documentati ogni anno da Legambiente nel Rapporto Ecomafia rivelano delle trame decisamente “noir”, se la si vuole vedere sotto un profilo narrativo. Il problema è che uno strumento straordinario come il Rapporto di Legambiente non è certo il prodotto editoriale più adatto per comunicare questi temi al grande pubblico. 500 pagine fittissime di dati, nomi, e resoconti dei grandi business nazionali e internazionali della criminalità organizzata, con il cemento, i rifiuti, il traffico di antichità, di animali, ecc. Con Legambiente cercavamo un’idea per far conoscere questi fenomeni, questa mafia invisibile ma realmente “della porta accanto”, al grande pubblico. A quel punto l’ecomafia ci è apparsa come un grande bacino di storie cui  il noir come genere letterario non aveva ancora attinto, pur con l’importante eccezione di Massimo Carlotto in Nordest, una lettura che ha avuto un ruolo importante nel far accendere la lampadina del noir di ecomafia nelle nostre teste.
A quel punto il link era scattato: avevamo una grande riserva di storie che aspettavano solo di essere raccontate da professionisti della narrazione noir, il tutto con il supporto scientifico e documentario di Legambiente e del suo Osservatorio  Ambiente e Legalità.

NI: Il nostro è un paese poco interessato alle tematiche ambientali?

MM: No, il nostro è solo un paese poco e male informato.

NI: Si parla tanto di ecomafie. Eppure l’inquinamento ambientale può essere messo in atto solo grazie alla cecità (o, nel peggiore dei casi, alla connivenza) della società e delle istituzioni. Che ne pensi?

MM: E’ assolutamente così, le ecomafie prosperano dove trovano terreno fertile. Difficile ad esempio immaginare che lo smaltimento illegale di rifiuti possa avvenire in assenza di una domanda da parte di chi i rifiuti li produce. Così come fattori essenziali per lo sviluppo dei business ecomafiosi sono dei sistemi di controllo del territorio deboli, le connivenze nella politica, una scarsa attenzione sociale, la mancanza di un’educazione al rispetto del bene comune. Molti sono i fattori di cui ha bisogno l’ecomafia per svilupparsi. Non si tratta di pochi clan di “cattivi”, ma di un sistema troppo facilmente permeabile.

NI: E’ un autore a proporvi il manoscritto oppure siete voi a scegliere le tematiche?

MM:  In una prima fase siamo stati soprattutto noi in collaborazione con Legambiente, a proporre dei temi che ci potevano sembrare appetibili per i diversi autori, ma quasi subito ci sono stati anche scrittori che hanno aderito all’iniziativa con in testa già un’idea molto chiara della storia che volevano raccontare.

NI: Come avviene e quanto dura la selezione dei manoscritti per la pubblicazione?

MM: Non c’è uno standard nella durata, il tutto dipende da molti fattori: il profilo dell’autore, l’interesse della storia e la qualità della scrittura, la rilevanza dei fatti o dei fenomeni cui si fa riferimento e la possibilità quindi di suscitare attenzione, dibattito, persino mobilitazione. La valutazione del solo manoscritto è solo un tassello del puzzle che va immaginato e valutato. In termini molto generali, ogni volume della collana Verdenero deve comunque assolvere a un doppio compito, tutt’altro che facile: avere la qualità del noir d’autore ed essere anche un efficace strumento di denuncia. Magari per sollevare il coperchio posto su storie dimenticate, volutamente occultate all’opinione pubblica o totalmente distorte dai media, come avviene in “Boschi e bossoli”, l’ultimo Noir Verdenero uscito nella primavera di quest’anno. O come fa l’inchiesta di Carlo Porcedda “Lo sa il vento”, dedicata ai “mali oscuri”, della Sardegna. Anzi, dimenticavo di dire che nel corso degli anni la collana Verdenero si è articolata oltre che sui noir, che costituiscono tuttora il corpus principale, anche su inchieste e su altri approcci narrativi.

NI: Come può un autore inviare un manoscritto alla vostra attenzione?

MM: Quasi tutti i Verdenero pubblicati sono nati più da un confronto attorno a un’idea che dall’invio di un manoscritto già completo. La particolarità di questa iniziativa editoriale che in fondo creava un “sottogenere” del tutto nuovo, non poteva fondarsi su procedure standard. Gli autori sono stati cercati, selezionati, contattati e con loro si è lavorato sullo spunto, la storia, la vicenda reale, il fenomeno su cui poi si sarebbe sviluppata la fiction. E a volte le storie erano talmente forti che di “fiction aggiunta” ce n’è stata veramente poca. Poi, una volta lanciata la collana abbiamo effettivamente iniziato a ricevere anche moltissime proposte, che a volte si sono rivelate degli ottimi libri.
Quindi, tornando al “come”: meglio inviare prima una sinossi, una scheda di presentazione, sia dell’opera sia, ovviamente, di auto-presentazione dell’autore. Questo per un primo filtro sulla pertinenza dell’idea che viene proposta. In un secondo tempo si può inviare un campione di scrittura o, qualora si tratti di opere già scritte, il manoscritto in formato cartaceo.

NI: Com’è il riscontro di pubblico riguardo alle vostre pubblicazioni?

MM: Molto positivo. Diciamo che la collana è riuscita ad essere ciò che si proponeva: un moltiplicatore di attenzione verso fenomeni dall’impatto devastante e  incredibilmente poco noti al grande pubblico. La collana ha dato riscontri positivi sia sul target “lettori di noir”, gli appassionati che magari seguono un autore in particolare, sia verso un pubblico più “trasversale” che ha acquistato anche sulla base dell’interesse suscitato dal tema e dalla caratterizzazione di denuncia sociale e politica della collana.

PER SAPERNE DI PIU’:

 Ufficio Stampa
Edizioni Ambiente srl
 via Natale Battaglia, 10
20127 Milano
tel. 02/45487277
“Così come fattori essenziali per lo sviluppo dei business ecomafiosi sono dei sistemi di controllo del territorio deboli, le connivenze nella politica, una scarsa attenzione sociale, la mancanza di un’educazione al rispetto del bene comune”.
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