Cos’abbiamo capito di un mese di noir al femminile


Un editoriale di Omar Gatti & Marco Ischia

Un mese intero di noir al femminile. A stretto contatto con le autrici, con le donne che effettivamente creano e danno vita ai polizieschi dell’ “altra metà del cielo”. E cosa rimane di questa esperienza? Cos’è che noi abbiamo capito?

Io, da curatore del blogghettino, posso dire di essere rimasto (felicemente) sorpreso dalla quantità di visite, di commenti, d’iterazioni attraverso i social network che si sono verificate in questo mese. Come se i lettori, o forse le lettrici, stessero attendendo proprio questo: qualcuno che parlasse di donne che scrivono. Abbiamo cercato di farlo in modo più distaccato e imparziale che abbiamo potuto. Se in qualche punto siamo apparsi troppo cattivi o accondiscendenti, sappiate perdonarci. Non è il nostro mestiere, di solito ci limitiamo a leggere. Le donne in Italia, quelle che scrivono, sono tante e capaci. Chi più, chi meno, esattamente come gli uomini. Mi piace però che alcune di queste abbiano la forza, la determinazione e le parole per far valere la propria voce, per diffondere quello che sentono di dover dire. Altre invece amano piangersi addosso e mandano mail al nostro indirizzo, affermando di venir discriminate solo in quanto donne. Conterà, d’altra parte i pesanti stereotipi della società italiana non possiamo certo combatterli noi, ma credo che in realtà, quello che conta, sia il talento. E se ce l’hai, che tu sia uomo, donna, cavallo, in un modo o nell’altro riuscirai a farti vedere e qualcuno che punti due lire sul tuo lavoro finirai con il trovarlo. Ricordate bene, dunque, care donne che scrivete di noir. Avete una marcia in più, questo sesto senso femminile che hanno tutte le donne (la mia ragazza ne ha un sacco). Però anche per voi la ricetta è la stessa: lavoro, lavoro e ancora lavoro.

Io, invece, come lettore e come collaboratore, posso dire di aver compreso questo. Secondo me le donne possono risultare più credibili in alcune sfumature del noir. Non intendo le “sfumature” di vari colori che hanno invaso le librerie, ma di quegli aspetti che fanno si che le “etichette” vengano disattese rendendo al lettore un nuovo modo di scrivere. Essere diversi vuol dire anche fare qualcosa di conosciuto ma in modo diverso, l’importante è che prima d’infrangere le regole bisogna conoscerle. Cercherò di spiegarmi meglio. Una scrittrice donna può scrivere un noir psicologico tanto quanto un uomo, un medical thriller quanto un uomo, un giallo classico quanto un uomo, volendo l’elenco è molto lungo. Ma può un uomo scrivere un noir con tratti rosa e apparire credibile? Può uno scrittore parlare delle fantasie di una propria protagonista, delle turbe amorose che la invadono apparendo credibile? Immagino ci saranno un sacco di persone pronte a farmi degli esempi validi e concreti, ma volendo estremizzare per cercare a tutti i costi delle differenze fra scrittori e scrittrici, manco fosse una guerra fra i sessi, credo che su questo punto si possano fare delle riflessioni. Quanto un uno scrittore uomo riesce ad apparire credibile quando si spinge nella caratterizzazione dell’inconscio di un personaggio femminile? Forse ho stravolto il tutto e si potrebbe invertire il senso della mia domanda chiedendosi quanto una scrittrice possa caratterizzare un personaggio maschile, ma non so perché questo non mi viene da chiedermelo dando per scontato che possa farlo. In buona sostanza pur credendo nella parità assoluta dei sessi, rimango convinto che le scrittrici possano svelare con la scrittura qualcosa di diverso che gli scrittori non potranno mai svelare e forse proprio per quell’essenza misteriosa che spinge ogni uomo ad amare una donna.

Questo è quello, cari autrici e lettrici, che abbiamo capito del noir al femminile. Ma, essendo uomini, com’è nostra ragion d’essere, non avremo capito un’acca di voi!

Nella foto, la donna più importante di “Noir Italiano”, Elena, la nostra bellissima segretaria!

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