Cosimo Argentina@Noi Italiano


Il tarantino Cosimo Argentina, come vedrete dalle risposte, è un autore sintetico e con le idee molto chiare. L’abbiamo contattato perché sarà protagonista della rasegna bolognese (patrocinata anche da Noir Italiano) sul noir pugliese. Ascoltiamo la sua opinione sulla scrittura e sul noir, che meritano davvero!

Noir Italiano: Ciao Cosimo e benvenuto. Visto il luogo, direi che un calice di Negroamaro è quel che ci vuole…

Cosimo Argentina: Sono di Taranto perciò preferisco il Primitivo, ma anche il Negramaro ci sta.

NI: Cosa significa per te noir?

CA: un colore che connota letteratura non necessariamente poliziesca. Amo Ellroy, ma soprattutto per il noir che c’è nei suoi personaggi. Non per le investigazioni. Nero è l’animo umano, se lo si osserva in profondità perciò da Dostoevskij e Edgar Allan Poe in poi molti libri hanno virato verso questa tonalità.

NI: Cosa rende la Puglia una regione noir? 

CA: il troppo sole, il bel mare, la gente disponibile e l’allegria. Uno sfondo perfetto per non generare il contrasto maligno e popolato di ombre.

NI: Il noir, per essere credibile, dev’essere supportato da un’attenta documentazione. Come affronti la cosa?

CA: non sono uno scrittore di noir in senso stretto. Molti scrittori di noir non lo sono. Mi appoggio alla mia scrittura. Alla rabbia e quel lato oscuro che amo tirare fuori quando mi metto a scrivere. Deaver organizza la sua scrittura con un percorso meticoloso e il mio amico Raul Montanari prefigura la trama e poi si mette a scrivere. Io preferisco mostrare le ferite.

NI: Quando scrivi un romanzo lo fai in pochi giorni, come in una trance creativa, oppure è un processo lento e logico?  

CA: un anno è un tempo buono per scrivere un libro. Tre, quattro mesi per la prima stesura e poi due, tre, massimo quattro riscritture con in mezzo una pausa di riflessione. Non scrivo mai più di tre pagine al giorno anche se a volte potrei andare oltre. A volte mi fermo a una. Rileggo tutto di volta in volta e può accadere di lasciare una frase a metà per avere un punto di partenza in movimento il giorno dopo. Scrivo quasi tutti i giorni, diciamo circa 350 giorni l’anno. Se salto un giorno mi ci vuole un casino di tempo per tornare nella storia.

NI: Qual è il tuo rapporto con i lettori? Credi nel confronto con chi legge ciò che scrivi?

CA: no. E’ una moda del momento. Gli scrittori sono diventati star, divulgatori delle proprie opere, showman e ottimi conferenzieri. Questo non ha nulla a che vedere con la scrittura. Il lettore da me deve avere il massimo della serietà e dell’ipotetico talento a sua disposizione. Tutto è nelle pagine che scrivo chiuso nella mia stanza. Ho conosciuto molti scrittori più bravi a intrattenere che a scrivere. Ho conosciuto scrittori che parlano del rapporto col pubblico come di un momento di confronto. Io in passato sono stato attaccato per alcuni libri e non sono stato in grado di difendermi. Difendere una mia opera vuol dire indebolirla. Sono d’accordo con Céline quando dice che il lettore è uno che va in crociera e si gode le feste, le piscine, il buon cibo, il vino e il panorama, mentre lo scrittore è il meccanico in sala macchine. È saggio che i due non si incontrino troppo spesso.

NI: Quali sono le motivazioni che portano un autore a partecipare a rassegne come quella organizzata da Graziana Lucarelli?

CA: anche se la scrittura è prevalente su tutto non sono uno scrittore da torre d’avorio. Vivo il mio tempo. Vivo la gente e in una rassegna è possibile conoscere gente interessante e chi come te ama i libri. Oggi è sempre più difficile trovare gente che legge. In questo caso poi ho dato un’occhiata a quello che è stato fatto e mi è sembrata una iniziativa insolita. E poi credo che devo muovere un po’ il culo altrimenti, per come vanno le cose oggi, l’oblio è assicurato.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

CA: mia madre è a Taranto, forse sta morendo.  Se potessi vi ucciderei tutti.

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