Noir Italiano presenta Graziana Lucarelli


La bolognese Graziana Lucarelli è la curatrice di una bella rassegna che si tiene in quel di Bologna. Si tratta di una sorta d’incontro tra autori e lettori, che va al di là della semplice presentazione di un libro. Graziana vuole entrare, come avrà modo di raccontare nell’ntervista, nel libro, coinvolgendo chi dovrà poi leggerlo. Quest’anno la rassegna sarà dedicata alla Puglia, con ospiti come Giuseppe Merico, Cosimo Argentina e Osvaldo Capraro. Noir Italiano ha patrocinato l’evento e per questo abbiamo invitato Graziana a parlarcene.

Noir Italiano: Ciao Graziana e benvenuta.Cosa posso offrirti di buono. Facciamo un caffé?

Graziana Lucarelli: Magari una tisana allo zenzero, grazie.

NI: Cosa significa per te noir?

GL: Noir è una storia dai contorni non definiti, una storia che sai dove inizia ma non sai dove finisce. Noir è una storia cattiva, ma non pretestuosamente cattiva. Cattiva nella misura in cui è cattiva la vita. Una storia vera. Ecco, il noir è una storia vera. Senza menzogne, senza filtri. Dolorosa perchè vera.

NI: Com’è nata l’idea della rassegna noir ?

GL: Tre anni fa Salvatore Camassa ha aperto a Bologna il Vinificio Brundisium. Questo spazio si occupa di enogastronomia pugliese ed è rivenditore dei vini della Cantina Due Palme di Brindisi. Il progetto era nuovo, tutto da pensare, e così Salvatore mi ha lanciato una sfida: troviamo un interesse comune. Così è nata “Sotto la suola dello stivale”, una rassegna di storie noir ambientate in Puglia che si accompagna a una degustazione di vini rossi di grande qualità. Il sangue del noir richiama il vino rosso pugliese, la letteratura si accompagna al vino, la cultura gioca allo stesso gioco dell’impresa.

NI: Com’è la risposta di pubblico a eventi del genere?

GL: L’anno scorso siamo partiti così, a piccoli passi, e la reazione è stata entusiastica. Sia da parte del pubblico che della stampa. Per me era importante anche uscire dalla dinamica della “presentazione del libro” per entrare a piene mani “dentro il libro”. Infatti “Sotto la suola dello stivale” i libri non li presenta, bensì li legge. Anzi, sono gli autori in prima persona a confrontarsi con la lettura del proprio testo. E il pubblico ascolta, attento. Questo è per me un enorme risultato.

NI: Perché, secondo te, il noir e il poliziesco hanno tanto successo tra i lettori italiani?

GL: In Italia il vero fa paura, il vero non si può dire. Si premiano i ladruncoli, i furbetti, chi trova il modo più pulito per fregare gli altri. Le coscienze però non sono ancora del tutto annientate, sono solo in attesa e si rianimano nel momento in cui hanno la possibilità di confrontarsi con un mondo reale, eppure terribile, senza sconti. <Ma sono romanzi, è fiction> mi si potrà forse obiettare. E’ vero, è fiction, ma una fiction che sa di realtà molto più della realtà.

NI: La città italiana più noir?

GL: La città vecchia, i vicoli stretti stretti, i lampioni che lasciano grandi spazio di buio, gli angoli che possono nascondere chiunque. La mia idea di noir si chiama Bari, senza dubbio.

NI: I social network, i blog, la rete in generale, hanno diminuito le “distanze” tra autori e pubblico. Reputi positivo il dialogo tra chi scrive e chi poi leggerà?

GL: E’ sicuramente positivo, credo che gli autori (così come gli artisti più in generale) abbiano grande bisogno di confronto, altrimenti rischiano di fare un’arte del tutto autoreferenziale, che parla a se stessi invece che ai suoi potenziali fruitori. E’ vero anche che serve grande forza e  allo stesso tempo grande umiltà per confrontarsi così direttamente sul proprio lavoro con perfetti sconosciuti.

NI: Il noir è solo un genere d’intrattenimento o può essere utilizzato come strumento di denuncia sociale (anche se ormai, in Italia, non ci stupiamo più di nulla)?

GL: Non ci stupiamo più di nulla, però una storia siamo ancora disposti a farcela raccontare e una storia, soprattutto se ben raccontata, magari tocca corde più profonde rispetto a un titolo in prima pagina. Basti pensare ai vari format di successo con cui Lucarelli è passato dal racconto di fiction alla narrazione di episodi di cronaca realmente accaduti. Tanto più la nostra sensibilità, l’attenzione è mediamente scarsa, tanto più la letteratura di genere, il noir, il poliziesco saranno un’arma forte per informare, far sapere, far riflettere.

Ni: Dicci come, quando (e perché) potremo venire a sentire gli autori che hai riunito nella tua rassegna.

GL: “Sotto la suola dello stivale” ospita quest’anno tre pugliesi doc. Il 4 dicembre Cosimo Argentina, tarantino trapiantato in Brianza, legge il suo “Maschio adulto solitario”, storia di un percorso di autodistruzione in una Taranto violentissima. L’11 dicembre Giuseppe Merico, brindisino di nascita ma bolognese di adozione, legge “Il guardiano dei morti”, romanzo appena uscito per Perdisa Pop. Merico ci richiama ad un Salento gretto e morboso, in cui i morti si confondono coi vivi. Chiudiamo infine il martedi successivo, 18 dicembre, con un pugliese di Puglia, Osvaldo Capraro che ci farà entrare in una viva storia di criminalità organizzata col suo “Né padri nè figli”. Rimando a dry-art.com per i dettagli e approfitto per ringraziare Noir Italiano.
Perchè venire? Perchè per molti emiliani la Puglia non è che molto altro che mare, pizzica e taralli. “Sotto la suola dello stivale” invita ad abbandonare questi stereotipi perchè sulla Puglia c’è altro da sapere, molto molto altro.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

GL: “In questo gioco tocca essere duri” (Dorothy Porter)

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