Conosciamo Susanna Daniele


Noir Italiano: Ciao Susanna  e benvenuta a Noir Italiano. Posso offrirti un caffè?

Susanna Daniele: Grazie dell’invito. Dove lo prendiamo il caffè? L’ambientazione conta molto…

NI: Cosa significa per te noir?

SD: Il noir rappresenta e descrive la realtà in mutamento.  Nel caso di autori molto bravi, vengono anticipate alcune tematiche della trasformazione in atto. Per citare una frase di Carlotto, il noir deve “fornire al lettore gli strumenti per comprendere la realtà”, non semplicemente fornire “un cadavere al lettore”, tanto per citare il vecchio Chandler. Poi ci sono i noir che descrivano il lato oscuro dell’animo umano, narrati dal punto di vista dell’assassino o della vittima. Sono molto interessanti, ma anche difficili da scrivere. Il rischio è  cadere negli stereotipi del troppo bianco o troppo nero,  senza giocare sui toni intermedi.

NI: Perché, tra tanti generi, hai deciso di cimentarti con il noir?

SD: Non sento nessuna predilezione per la letteratura rosa o fantasy, neanche come lettrice. Quando ho cominciato a scrivere, in anni  piuttosto recenti,  la scelta del noir è stata naturale. Si scrive ciò che si ama leggere. Sono partita dal giallo classico, quello con la soluzione consolatoria e il ripristino della Legge e dell’ Ordine costituiti  per approdare a una forma di noir in cui non c’è una soluzione, ma soltanto delle ipotesi che sono molto plausibili in relazione a tipo di crimine  e all’epoca in cui si sono  svolti  i fatti. E’ quello che ho cercato di fare nel racconto “Centrovasca” nell’antologia Toscana in giallo.

NI: Ci sono molte scrittrici che si cimentano con il noir. Credi che il noir “al femminile” possa offrire diversi punti di vista rispetto ai romanzi di autori maschili?

SD: Sono da sempre contraria alla differenziazione della scrittura in base al sesso di chi  scrive. Di solito, la locuzione “letteratura al femminile”  richiama alla mente stereotipi di scrittura caratterizzata da eccessi di sentimentalismo, molto ricca di dettagli e  dallo stile un po’ troppo “ricco”.  Naturalmente non sempre è vero, ma gli stereotipi sono duri a morire.  Approfitto dello spazio che mi offri per lanciare un’idea: proporre un’antologia in cui gli scrittori siano in pari numero uomini e donne, ma la cui identità sia nascosta dietro un “nom de plume”. Il lettori potrebbero giocare a indovinare il sesso degli autori dei racconti. Sono sicura che ci sarebbero delle sorprese.

NI: Come nascono i tuoi romanzi?

SD: Confesso di non essere riuscita ancora a portare a termine il romanzo che ho iniziato molto tempo fa.  Ho scritto molti racconti gialli e noir, due testi teatrali che non hanno niente a che vedere con il genere giallo e una serie di interviste impossibili a personaggi storici toscani; queste ultime in cerca di editore.

NI: Hai un luogo preferito per scrivere? Quanto tempo dedichi alla scrittura?

SD: Nessun luogo preferito. Scrivo nei ritagli dei ritagli di tempo. Spesso in inverno trascorro al PC le domeniche pomeriggio. Poi c’è il tempo speso in biblioteca per acquisire  la documentazione utile; ma quello  è un piacere.

NI: Scerbanenco sosteneva che un autore noir deve ambientare le storie nella città in cui vive, perché la conosce. Condividi questa filosofia?

SD:  In linea generale sì. Alcuni scrittori scrivono romanzi che hanno una caratterizzazione ambientale precisa, legata a un certo luogo e a una certa epoca: la Napoli di Veraldi, la Bologna di Macchiavelli, la Milano di Scerbanenco, la Torino di Fruttero e Lucentini. A mio avviso, in questi casi, non si tratta di noir ma di gialli.  Se si pensa invece alle storie noir raccontate nei film/romanzi “Il postino suona sempre due volte” , “La fiamma del peccato”, “Il viale del tramonto”, trattano temi universali, quindi possono essere ambientate ovunque.
Nell’accezione del noir “sociale” che ho esposto all’inizio, condizione necessaria per scrivere è di  aver acquisito un’ ottima conoscenza dei fenomeni criminali e delle caratteristiche di un determinato luogo. Peraltro, non è necessario che sia la città in cui si vive…

NI : Quando scrivi lo fai seguendo una scaletta precisa oppure ti lasci guidare dalla scrittura?

SD: Di solito sì, mi chiarisco le idee prima e cerco di fare una sorta di scaletta. In corso d’opera viene variata più volte, anche pesantemente, ma fa parte del fascino della scrittura non sapere dove si andrà a parare.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

SD: Grazie a te.  “La vita non è che un’ombra che cammina; un povero commediante che si pavoneggia e si agita sulla scena del mondo, per la sua ora, e poi non se ne parla più; una favola raccontata da un idiota, piena di rumore e furore, che non significa nulla”. W. Shakespeare

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