Un calice con Francesca Bertuzzi


Noir Italiano: Ciao Francesca e benvenuta  a Noir Italiano.T’invito a un buon calice di vino, scegli tu quale..

Francesca Bertuzzi: Ribolla Gialla, ghiacciato.

NI: Cosa significa per te noir?

FB: Significa andare a scavare negli angoli più bui del nostro istinto e capire, o cercare di capire, i moti del male.

NI: L’angolo più noir di Roma?


FB: Roma sembra una città solare ma in realtà di angoli noir ne nasconde più d’uno… Forse sceglierei  La chiesa di Santa Maria Immacolata, da via Veneto si entra in questa chiesa nel cui cuore pulsa la cripta dei cappuccini, le decorazioni incredibili e apocalittiche sono realizzate interamente dai teschi di 4000 frati. Un’ambientazione che un po’ per bellezza, un po’ per suggestione ti smorza i fiato in gola, facendoti accapponare la pelle e lasciando il retrogusto del mistero.

NI: Perché tra tutti i generi, hai scelto di cimentarti con il noir?

FB: Perché mi piace quello che mi fa provare… Sia come lettrice che come scrittrice. Posso vivere delle avventure che altrimenti non vivrei mai… Posso ragionare su cosa farei, o cosa mi piacerebbe avere il coraggio di fare, all’interno di storie limite. Provo l’adrenalina del rischio pur rimanendo al sicuro. E poi, ad essere onesta, mi diverto tantissimo.

NI: Quanto tempo dedichi alla scrittura?

FB: Se ho un progetto scrivo tutti i giorni dalle due alle tre ore e il resto della giornata la passo a rileggere e fare ricerca…

NI: Quando stai creando e scrivendo ti aiuti prendendo appunti oppure tieni tutto in testa?


FB: L’idea madre della storia la tengo in testa il più possibile prima di mettermi a scrivere in modo che il mio immaginario si formi su quel mondo senza concretizzarlo sulla carta. Ne devo conoscere l’inizio, la fine e i protagonisti, il resto lo incontro lungo la strada con i miei personaggi. Può capitare che mi segni una frase che secondo me è bella o che mi appunti l’idea di un passaggio.

NI: Cosa ne pensi dei corsi di scrittura creativa? Possono essere uno stimolo oppure non servono?


FB: Come tutte le arti la scrittura è prima di tutto artigianato e non esiste artigiano che non abbia avuto un maestro che gli insegnasse il mestiere. Come la musica e la pittura anche la scrittura ha le sue regole e le sue linee guida, anche solo per eluderle, scomporle o ignorarle vanno conosciute e studiate. I corsi di scrittura servono a darti delle armi e dei maestri, ti aprono la possibilità di interfacciarti con scrittori affermati e con altre persone che come te vogliono lavorare con la narrativa e che come te compiono delle ingenuità e ti fanno notare le tue… Io ho frequentato un corso biennale di tecniche della narrazione e sono dell’idea che mi ha aiutato tantissimo a capire il modo migliore per me di raccontare una storia.

NI: Su che tipo di lavoro di documentazione si basano i tuoi romanzi?

FB: Il lavoro di documentazione è su due binari, uno è la ricerca internet per le cose meno complicate o per confermare alcuni dati di cui non sono certa al cento per cento. A volte non basta, mi trovo di fronte a dei personaggi che fanno un lavoro specifico e di cui io non so nulla come per esempio nel Carnefice il grafologo o nella Paura il neurologo, la ricerca internet in questi casi poteva farmi compiere delle ingenuità o farmi correre il rischio di non essere particolarmente interessante sull’argomento. Quindi contatto dei professionisti e gli chiedo la possibilità di fare una consulenza/intervista e questo credo arricchisca di tanto il mio lavoro e mi apra a nuove idee.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

Sono io che ti ringrazio, per quanto riguarda la frase noir…

Fra le ombre che si addizionano nelle notti buie  ricordatevi di avere paura, perché chi non è in allerta è una preda facile…

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