Conosciamo Massimo Rossi


Noir Italiano: Ciao Massimo, benvenuto a Noir Italiano. Due belle bock fresche, che dici?

Massimo Rossi: Per me va bene, ma mettiamoci lì in fondo, a quel tavolo di legno grezzo e nero, in penombra. Si sta più tranquilli.

Noir italiano: Cosa significa per te “noir?”

MR: Io associo il “noir” alla notte. Non necessariamente alla notte cupa e senza luna, ma a quella fase ricorrente della vita di tutti in cui “qualcuno spegne la luce” e la quotidianità, la familiarità con le cose che vediamo e tocchiamo, la tranquillità che ci viene data dalla consuetudine, improvvisamente ci viene a mancare. E’ la luce che dà prospettiva e profondità alle cose. La notte appiattisce e rende tutto confuso e spesso indistinguibile. E in questo magma senza colore è facile confondere e smarrire anche ciò che ci rende pienamente uomini. Affiorano “i nostri lati oscuri” , il “terribile e mostruoso” che c’è dentro di noi, e se prevale allora diventa cronaca. O, se tutto va bene, idea per un romanzo.

NI: Come ti sei avvicinato alla scrittura?

MR: Ho vissuto, fin da bambino, in una casa piena di libri. Leggevano tutti, mio padre, mia madre, le mie sorelle, tutti fuorché mia nonna analfabeta. Lei voleva imparare e noi nipoti, piano piano, frequentando le elementari, le abbiamo insegnato a scrivere, almeno le cose più importanti. Vedere i suoi occhi riempirsi di stupore quando per la prima volta, a settantanni, riuscì a comporre il suo nome, con una grafia tremolante e infantile, fu un evento. Capire quanto potente  fosse la scrittura fu  facile, in quella famiglia. Il passo successivo fu immaginare la felicità di uno scrittore nel vedere il suo libro preso in mano da qualcun altro, letto, esposto. Divenne un sogno, perché poi la passione per la matematica e l’ingegneria, mi portò su altre strade, impegnative e che per anni mi assorbirono completamente. Ogni cosa a suo tempo. E adesso, nel pieno della maturità, il tempo è arrivato.

NI: Quando scrivi parti da una scaletta predefinita oppure ti lasci guidare dalla scrittura?

MR: Ogni autore ha il suo metodo. Il mio, probabilmente, è correlato alla personalità analitica che mi ritrovo. Pianifico tutto, prima di cominciare a scrivere. C’è uno sforzo importante, all’inizio, perché debbo immaginare la storia nella sua interezza, come se vedessi un film. Pianifico anche il numero delle pagine dei singoli capitoli, per dare a priori i tempi del ritmo, per bilanciare la durata delle scene. Fatto questo, poi lo sforzo diventa molto minore perché si tratta di descrivere solo ciò che “vedo” nella singola scena, che si completa in tempi relativamente brevi. Certo, durante la stesura affiorano idee nuove, personaggi e fatti, che si innestano nel tronco.  Ma l’impianto complessivo resta quello.

NI: Il tuo romanzo affronta temi davvero difficili e scottanti. Sei convinto dunque che il noir sia uno strumento di denuncia?

MR: Il noir è a mio parere un gradino sopra il poliziesco puro proprio perché affronta temi sociali. Se fatto bene, dovrebbe far riflettere anche dopo aver letto l’ultima pagina. Un bel thriller invece è quello che ti tiene avvinghiato fino all’ultima pagina, in una sorta di gioco enigmistico tra te e l’autore. Fino all’ultima pagina, dove necessariamente e immancabilmente, il gioco finisce.

NI: Quanto tempo dedichi alla scrittura in media?

MR: cerco di scrivere con continuità, tutte le sere, da una a due ore. In sottofondo relaxing music, celtica, new-age. Loreena mcKennitt mi ha accompagnato durante tutta la stesura dell’ Ombra del bosco scarno. Consiglio di leggerlo ascoltandola.

NI:Il consiglio che daresti a un autore che volesse avvicinarsi al noir?

MR: Non credo sia una buona idea predeterminare il genere in cui ci si vuole cimentare. L’importante è avere una buona storia, lasciarla germogliare, non avere fretta. Sentirla tua, e farti ossessionare da lei. Arriverà il giorno in cui sentirai la necessità di “espellerla” da te e di consegnarla agli altri. Ti confesso che io non sapevo “cosa” avevo scritto. E’ stata la mia agente a rivelarmelo.

NI: Qual è il tuo rapporto con i lettori? Sei un autore “social” (frequenti Facebook, twitter ecc..) o preferisci mantenere un distacco?

MR: Il contatto di un autore col suo pubblico è importante. Internet consente di stabilire un rapporto coi lettori, ascoltare le loro opinioni, e perfino confrontarsi con loro. La rete offre mezzi che possono aiutare molto ma devono essere utilizzati, come un qualsiasi strumento, per il verso giusto. In conclusione, cerco di dedicare sempre ogni giorno, in maniera selettiva, una parte del mio tempo libero ai social network e ai forum.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir…

MR: Grazie a voi.  “Silenzio. Un silenzio terrificante. Il tempo, scandito dal suo ansimare, scorreva gocciolando come una stalattite sulla sua schiena”(tratto dall’Ombra del bosco scarno).

Se l’argomento t’interessa, allora dai un’occhiata a:

Recensione de L’ombra del bosco scarno

Intervista a Scrittura&Scritture

Vademecum per scrittori esordienti, con Chantal Corrado

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...