Tris di regine nere a Noir Italiano


Partendo da un contributo di Marilù Oliva (Cliccate qui per approfondire), la discussione sul tema “donne e noir” si è accesa e ha visto partecipare parecchi lettori del blogghettino. Ragion per cui ho chiesto a tre autrici noir d’eccezione come Marilù Oliva, Sara Bilotti e Cristiana Astori di raccontarci il loro punto di vista sul tema. Le scrittrici in questione sono tra le più toste e capaci autrici del panorama noir italiano e, cosa da non dimenticare, hanno qualcosa da dire e la testa e le parole per farlo. Lasciatemi poi dire che avere l’opportunità di calare un tris di regine noir di questo calibro sul piatto, beh è una grande soddisfazione.

Noir Italiano: Ciao Marilù, Sara e Cristiana e benvenute nuovamente a Noir Italiano. Come state? Visto che sono il padrone di casa, che vi offro di buono?

Marilù Oliva: Grazie a te per la rinnovata ospitalità e per il tema trattato: è sempre un piacere collaborare con un blog interessante come il tuo e un saluto anche alle colleghe. Per me rum añejo senza ghiaccio, grazie.

Sara Bilotti: Un mojito, grazie! Bello essere in vostra compagnia.

Cristana Astori: Ciao Omar e grazie per l’ospitalità su Noir Italiano. Per me un the arancia e cannella, senza limone.

NI: Cominciamo. Secondo me non dovrebbe esistere nessuna differenza tra un noir scritto da un uomo, da una donna o da un cavallo. Il noir è noir, punto. Eppure vi chiedo, in cosa un romanzo scritto da un autrice femminile può differenziarsi da uno scritto da un collega uomo?

MO: Al di là del noir, applicherei questa risposta ad ogni genere. Premesso che anch’io propenderei per non parlare di differenze di categoria (masch/femm) e anziché la trita distinzione tra “romanzi belli e brutti” preferirei distinguere tra “libri che bruciano e libri che ti lasciano poco o niente”, penso che i casi siano due, se parliamo di libri significativi. Il primo caso è quello di autori dotati di una scrittura così profonda che travalica l’essenza maschile o femminile – e cito ad esempio Agota Kristof -: se il lettore non conoscesse l’autore, non sarebbe in grado di decifrare tra le pagine la voce di un uomo o di una donna. Il secondo caso quello è di scritture in cui si rintraccia il sentore del sesso. Esco dal noir e prendo un esempio dalla narrativa storica. Nei libri di Maria Bellonci vi è una cura per il dettaglio, una naturalezza nell’indagine dei moti dell’animo, un’inclinazione all’analisi complessa dei comportamenti da cui trapela una delicatezza ferma, ma senza dubbio femminile.

SB: Le differenze ci sono, ma non sono quelle che qualcuno vorrebbe far credere. Si tende a definire un noir “al femminile” se in esso l’elemento giallo, ad esempio, è funzionale a una storia d’amore, e non viceversa. Non è così. E’ scontato dire che le donne siano assolutamente capaci di scrivere noir, thriller, horror, e tutti quei generi di cui molti  scrittori maschi credono di possedere il monopolio. Una sottile differenza potrebbe trovarsi nell’introspezione psicologica: quando leggo thriller scritti dalle donne, spesso trovo un’innata capacità di descrivere le emozioni, di scavare nel passato dei protagonisti per tirar fuori le motivazioni più profonde dei loro gesti.

CA: A mio parere le differenze sono più supposte che reali. Spesso si dice che le donne si concentrino maggiormente sugli aspetti psicologici, ma basta leggere Patrick McGrath per notare il contrario. Forse tra uomo, donna o cavallo non c’è differenza, ma se un libro è scritto da un cane balza subito agli occhi.

NI: E’ più difficile per una scrittrice noir ottenere credibilità da parte di editori, lettori e addetti ai lavori?

MO:Come in altri settori culturali/artistici, è un po’ più difficile anche nella scrittura. L’ho sempre sostenuto. Può darsi che per qualcuna non sia così, ma dal momento in diverse abbiamo denunciato il divario, forse varrebbe la pena di domandarsi se questa differenza di trattamento vada approfondita. Una piccola ingiustizia non si rimpicciolisce solo perché non ha toccato tutte.

SB: Sì, non lo nego. Soprattutto se hai un aspetto piacevole. Io per fortuna ho conosciuto scrittori di grande intelligenza e umanità, che mi hanno teso una mano con generosità, aiutandomi a muovere i primi passi nell’ambiente. Ma ho dovuto sopportare da qualcuno atteggiamenti sprezzanti e sessisti, anche pubblicamente.

CA: Credo che pubblicare sia complicato a prescindere, specie in questo periodo di crisi. Riguardo ai miei lettori, la maggior parte sono maschi, quindi non ritengo di essere discriminata.

NI: Eppure in Italia è quasi scontato il ragionamento che se una donna raggiunge posizioni di prestigio o di potere è perchè l’abbia data alle persone giuste…

MO: A qualcuna sarà senza dubbio capitato, ma questo è un luogo comune. Non è che le donne raggiungono posizioni di prestigio concedendosi: piuttosto per le donne è tutto un po’ più difficile. In media, in molte professioni, devono sgobbare il doppio per ottenere gli stessi riconoscimenti che un uomo riceve d’ufficio faticando la metà. Tornando all’ambito della scrittura, in Italia statisticamente sono lette di meno, sono recensite di meno (e con più intransigenza) e sono pagate di meno. Poi per fortuna non mancano le eccezioni. Io ad esempio quanto a recensioni non posso assolutamente  lamentarmi. Ma si torna al discorso che facevamo prima: è giusto restare indifferenti alle iniquità solo perché non le si provano sulla propria pelle? Secondo me bisognerebbe almeno essere obiettivi e non limitarsi alla propria esperienza, ma guardarsi attorno. Ci sono dei siti noir in cui – sfogliando parecchio – non ho visto nemmeno un (1 di numero) libro di un’autrice. O altri in cui davvero se ne trovano molto pochi.

SB: Assolutamente. E’ una frase tipica. Non ho intenzione di negare l’evidenza: ci sono ragazzette disposte a tutto pur di fare le veline. Ma qui siamo in un altro campo di battaglia. Voglio sperare che chi aspira a diventare scrittrice non sia disposta a vendersi. E’ ridicolo.

CA: Non la pensano così solo in Italia, anche se ritengo si tratti di un ragionamento errato, frutto più della superficialità che di una reale conoscenza della situazione editoriale. Tanto più che esistono molte donne di potere anche nell’editoria…

NI: Avete mai subito discriminazioni solo in quanto autrici femminili? E le avances, capitano?

MO: Rispondo sì a entrambe le domande. Ma le avances sono innocue, le discriminazioni no.

SB: Più che discriminazioni, ho subìto un atteggiamento di sufficienza da parte di alcuni, per fortuna pochi, colleghi maschi. E le avances capitano, eccome.

CA: In quanto donna non ho mai subito discriminazioni, ma neanche favoritismi. Finora ho avuto la fortuna di essere considerata per quello che scrivo. In ogni caso le avances possono capitare ovunque, anche in banca o alla posta, non necessariamente perché sei scrittrice.

NI: Le scrittrici che si cimentano con il noir in Italia sono tantissime. Come spiegate questo fatto?

MO: Non sono tantissime, ma sono in aumento e questo è un dato interessante. È concomitante con la diffusione del genere in Italia. Del noir si è abusato, ma non è certo morto come alcuni sostengono

SB: E’ il noir in generale ad aver scatenato un boom di interesse. C’è voglia di verità, ci sono in giro troppi prodotti costruiti a tavolino. E quando si racconta del Lato Oscuro non si può mentire, se lo fai il lettore se ne accorge.

CA: Credo sia una questione di statistica. Il noir, a differenza dello spionaggio o della fantascienza, è uno tra i generi più letti e diffusi, e di conseguenza non è strano che siano molte le donne a cimentarsi.

NI: Si può parlare di una scuola “femminile” del noir italiano?

MO: Non penso a una scuola vera e propria di noir al femminile. Sono presenti però dei riferimenti importanti e cito il primo: Grazia Verasani, una grande scrittrice che ha fatto da spartiacque e una delle pochissime autrici attente alle nuove voci anche femminili

SB: Non mi piace parlare di scuole, ma sicuramente ci sono autrici che hanno “aperto la strada” a noi esordienti, tra cui le mie due bravissime compagne d’intervista. In particolare, Marilù Oliva mi ha dato tanti consigli e mi ha permesso di avere il mio primo pubblico di lettori, pubblicando un mio racconto su Thrillermagazine, ormai un bel po’ di tempo fa. Come vedi, sfatiamo un altro mito: la solidarietà femminile esiste, eccome.

CA: Per ora non mi risulta che ci sia una scuola di noir al femminile, ma non sarebbe male crearne una, visto il crescente numero di autrici. Il mio approccio è quello di scrivere per un pubblico di entrambi i sessi, non solo per quello femminile, visto che il noir, a differenza per esempio del romance, è rivolto a un pubblico misto. Spesso mi è capitato di leggere nei testi di alcune autrici storie di rivalsa e di vendetta nei confronti degli uomini,  tematiche che trovo abusate e  gratuite, perché rischiano di dare un’immagine vittimistica della donna.

NI: Torniamo al contributo di Marilù. Ma alla fine è proprio vero che i premi letterari noir li vincono solo gli uomini?

MO: Non solo gli uomini, ma in preponderanza. Basta confrontare i dati. Io l’ho fatto qui

SB: Basta dare un’occhiata ai nomi dei finalisti, non solo dei vincitori. Noi non ci arriviamo proprio, nelle cinquine, molto spesso non ci candidano per nulla. Poi ci sono le eccezioni che confermano la regola, come nel caso di Marilù Oliva e di Elisabetta Bucciarelli.

CA. Per quanto mi riguarda non ci metterei una mano sul fuoco. Personalmente ho fatto parte di diverse giurie di premi letterari e cinematografici e ho notato che le opere venivano giudicate soltanto per la loro qualità, senza discriminazioni di sorta sugli autori.

NI: Quando si parla di discriminazione o di preferenze verso scrittori maschili, non si rischia solo di alimentare un femminismo troppo spinto?

MO:Questa è la prima accusa mossa. Ed è una scusa per non affrontare il problema. Non ha senso parlare di femminismo, a meno che non si voglia buttare fumo sul problema: il femminismo ha concluso la sua parabola storica, oggi non esiste più.

SB: Il femminismo spinto porta a estremizzare una situazione di disuguaglianza che però effettivamente esiste. L’atteggiamento generale è quello per cui una donna, per misteriose ragioni (genetiche? Di struttura del cervello?), non è in grado di scrivere una storia che comprenda elementi d’azione e trame di genere noir. Naturalmente non è così. Col tempo se ne faranno una ragione.

CA: Certo, in effetti il rischio è molto alto.

NI: Nei commenti che ho letto su facebook al contributo di Marilù, c’era chi diceva che, in fondo, si tratta solo di lamentele di autrici che non sanno far valere il proprio lavoro…

MO: Certo: “Sempre a lamentarvi, voi donne!” è la seconda accusa. Qualcuno poi aggancia con la solita domanda fuorviante: “Ma ci devono essere le quote rosa anche qui?” No, le quote rosa non c’entrano niente, non buttiamo fumo negli occhi.

Una volta, a una conferenza, una giallista – donna, sottolineo – ha dichiarato: “Cent’anni fa non avevamo nemmeno il diritto di voto, ora di cosa ci lamentiamo?”. È come se in classe venisse da me un allievo per denunciare di essere stato oggetto di bullismo e io gli rispondessi: “Ma quante storie che fai, pensa che, se tu fossi vissuto cent’anni fa, non saresti nemmeno andato a scuola”. Assurdo. Una risposta del genere serve solo a depistare dal problema. Quando si sostiene una tesi, questa acquista credibilità se si procede con metodo scientifico, ovvero basandosi su dati e argomentazioni testate (non semplici opinioni). I dati Istat dimostrano che la prevalenza di autori maschi è netta nelle opere di varia per adulti (74%) e nelle opere per ragazzi (70%): il gap è innegabile. Ora sarebbe opportuno andare a fondo. Valutiamo, tra le ipotesi, anche che le donne siano meno brave o non sappiano far valere il proprio lavoro. Io non lo credo, ma proviamo a sondare. Bisognerebbe intervistare almeno una cinquantina di addetti ai lavori (editor, direttori, agenti, etc) e riparlarne dati alla mano.

SB: Tra i commenti ci sono innumerevoli chicche da cabaret.

CA: Sinceramente mi sembra che il continuare a insistere troppo sulla differenza di genere e sul noir al femminile possa portare al rischio di un’autoghettizzazione causando un effetto controproducente.

Ni: Il futuro del noir “al femminile” in Italia?

MO: Lo vedo molto interessante.

SB: Sempre più luminoso, perdonatemi il gioco di parole. Ci sono scrittrici nerissime veramente brave, in Italia, che porteranno una ventata d’aria fresca nel genere, contaminandolo, arricchendolo. Non vedo l’ora che questa rivoluzione mi porti nuovi libri da leggere. Ultimamente, tranne rarissimi casi, mi sembra di leggere sempre lo stesso libro.

CA: Mi auguro che il noir in generale continui ad avere un futuro, visto che è stato utilizzato e sfruttato come genere contenitore per raccontare un po’ di tutto. Come autrice mi piacerebbe continuare sul filone della contaminazione tra noir e horror.

NI: Nessuna frase noir in conclusione. Bensì un augurio. Cosa augurate alle scrittrici noir del nostro paese?

MO: Di avere più spazio, di ritagliarsi la stanza per sé e soprattutto di non aver paura.

SB: Fate sentire la vostra voce, non abbiate timore di esprimervi con le viscere, e lasciate perdere l’emulazione: il mercato editoriale ha bisogno di voci nuove, originali, talentuose.

CA: Il mio augurio alle scrittrici è di essere valutate e apprezzate per la qualità della loro scrittura, senza discriminazioni o privilegi.

Se l’argomento t’interessa, allora dai un’occhiata:

Intervista a Marilù Oliva

Intervista a Sara Bilotti

Intervista a Cristiana Astori

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